La ricerca del BMJ e il Pfizergate: una semplice domanda rivolta all'EMA

La ricerca del BMJ e il Pfizergate: una semplice domanda rivolta all'EMA

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di Antonino Massara - La Riscossa

(Vignetta di Ignazio Di Pasquale)

 

L’articolo pubblicato sulla rivista scientifica BMJ (British Medical Journal) il 2 novembre 2021 curato dal giornalista investigativo P.D THACKER, dal titolo Covid 19: researcher blows the whistle on data integrity issues in pfizer’s vaccine trial mette in evidenza come, durante la corsa al vaccino, la Pfizer ha affidato una quota della sperimentazione (1.000 pazienti su 40.000) ad una società di gestione privata ad essa associata con sede in Texas (VENTAVIA).

Per i ricercatori che stavano testando i vaccini della Pfizer, in diversi laboratori in Texas durante l’autunno, la velocità della sperimentazione potrebbe aver compromesso l’integrità dei dati e la sicurezza dei pazienti. Un direttore regionale impiegato presso l’organizzazione di ricerca Ventavia, ha dichiarato al BMJ che la società ha falsificato i dati, ha rivelato l’identità dei pazienti, ha utilizzato dei vaccinatori che non erano stati adeguatamente addestrati ed è stata lenta nel verificare gli eventi avversi che venivano segnalati nella cruciale fase 3 della sperimentazione.

Dunque, oltre a falsificare i dati, cosa di per sé già gravissima, ha rivelato l’identità dei pazienti (“unblinded patients”), cosa che ha inquinato gli studi di “doppio cieco”. Durante uno studio in “doppio cieco” nessuno deve sapere chi ha ricevuto il placebo e chi il vaccino, né il somministratore, né chi riceve la somministrazione. È la conditio sine qua non per poter stabilire percentuali veritiere. Quindi nel momento in cui hanno reso accessibili i dati, automaticamente, gli stessi sono manipolabili e quindi gestibili secondo lo scopo che se ne vuole fare.

Anche l’essere stati lenti nel segnalare gli eventi avversi, non è leggera come accusa: quando un paziente sottoposto a sperimentazione segnala una reazione avversa grave, questa deve essere subito inserita nelle relative schede di segnalazione perché i dati siano veritieri, altrimenti perdono il suo significato scientifico. Queste segnalazioni non sono state fatte in utili per le statistiche mediche.

Ma a nostro avviso la cosa più grave viene ora. In un’intervista al Fatto Quotidiano del 18 novembre l’autrice della denuncia, Brook Jackson, ha dichiarato:

«Pfizer aveva interesse che Ventavia arruolasse, nel minor tempo possibile, il maggior numero di partecipanti alla sperimentazione. Ventavia era determinata a rimanere uno dei partner preferiti da Pfizer. E, aggiungo, la società percepiva parte dei suoi compensi sulla base del numero dei pazienti arruolati: tanti più erano gli iscritti al trial, quanto più Ventavia guadagnava. Diciamo che la quantità e la velocità mal si coniugano con le sperimentazioni cliniche…»

Ora, se la difesa della Pfizer può attestarsi sulla fragile linea del “sono solo mille su 40mila”, la situazione che emerge da questa affermazione getta un discredito totale su tutta la procedura di sperimentazione. Infatti: 1) il verificatore non è indipendente dal committente, infatti il suo profitto è legato alla risposta che esso darà: chi si azzarderà a comunicare risultati “sgradevoli” al committente? 2) il verificatore è interessato non alla qualità del dato ma alla sua quantità, essendo pagato non per la singola prestazione, ma “a cottimo”; 3) la società committente, la Pfizer, crea un “velo” tra sé e la procedura di sperimentazione, potendo scaricare così eventuali irregolarità sulla società che prende la commissione, Ventavia in questo caso, tentando di proteggere tutto il resto della procedura.

Ciò ricorda sinistramente le procedure di subappalto che realizzano le ditte vincitrici di commesse pubbliche. Si scarica sulla società subappaltata ogni responsabilità civile e penale, restandone “puliti”. È sotto gli occhi di tutti quanto questi comportamenti abbiano portato a disastri enormi in merito a uso di materiali scadenti, non rispetto delle leggi sulla sicurezza sul lavoro, ecc.

Com’è possibile che un tale comportamento criminogeno, ossia che spinge e copre comportamenti illegali, possa essere stato accettato non solo dalla Pfizer, ma soprattutto dalle autorità preposte al controllo pubblico? Non si trattava di costruire un ponte su cui potevano morire qualche decina di persone, ma della salute dell’intera popolazione mondiale!

Una domanda sorge spontanea: visto che l’EMA non ha autorizzato l’utilizzo del vaccino Sputnik 5, non perché non fosse efficacie – anzi! il vaccino russo ha dato quasi gli stessi dati di efficacia e sicurezza del Pfizer ed ha fornito certezze scientifiche molto maggiori di Astrazeneca e Johnson e Johnson (dati forniti dall’ISTITUTO SPALLANZANI, ed oggi anche anche attestati dai dati provenienti dall’indagine basta sui cittadini sanmarinesi [1]) –  ma per problemi legali attribuiti a possibili irregolarità dei siti produttivi. Adesso, di fronte ad una palese irregolarità, perché non revoca la licenza a Pfizer?

Due pesi e due misure. Ora, se l’EMA accusa i ricercatori russi di irregolarità presunte, perché glissa su una irregolarità certa di Pfizer? L’atteggiamento giusto della comunità scientifica di fronte ad un fatto del genere sarebbe quello di indagare su tutti e 39.000 casi e non dare come certezza assoluta il fatto che siano stati condotti nel modo corretto. Ricordiamo che il direttore regionale di Ventavia che ha segnalato questo evento al BMJ è stato licenziato in tronco.

Secondo il Reputation Institute of Massachusetts, ente che pubblica rapporti sulla reputazione delle aziende, nel 2018 la Pfizer risultava avere la peggiore reputazione del mondo. Nel 2009 l’azienda ha accettato di pagare una multa per marketing fraudolento e uso “off label” di alcuni suoi importanti farmaci. Il dipartimento di giustizia statunitense avrebbe accertato che Pfizer ha pagato tangenti a medici per prescrivere farmaci corrompendo gli operatori sanitari nelle loro decisioni mediche e portando un aggravio di milioni di dollari per il sistema sanitario americano. Pochi mesi dopo la società fu costretta a pagare 2,3 miliardi di dollari di risarcimenti.

Grazie al vaccino ad mRNA oggi Pfizer starebbe guadagnando oltre 1000 dollari al secondo.

[1] https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-sputnik_molto_pi_efficace_dei_vaccini_mrna_pubblicato_lo_studio_su_18600_sanmarinesi/38822_44080/

 

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