L'elefante nella cristalleria della NATO

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L'elefante nella cristalleria della NATO

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di Clara Statello per l'AntiDiplomatico

 

Mark Rutte sbugiarda Daddy. Come un elefante in una cristalleria, il capo della NATO ha colpito ancora. Intervistato a Fox News elogia il contributo degli alleati alla guerra di Donald Trump contro l’Iran.

“Paese dopo Paese, alleato dopo alleato dopo alleato, hanno concesso le loro basi per l’Operazione Epic Fury. Ciò vuol dire migliaia, tra 4mila e 5mila missioni, così gli aerei sono decollati dalle basi europee per sostenere Epic Fury. E per questo l’Europa è la piattaforma per la proiezione del potere militare degli Stati Uniti”.

Elogia il coinvolgimento della NATO, prendendo come esempio l’Italia di Giorgia Meloni.

“500 aerei americani sono decollati dalle basi italiane per supportare Epic Fury. È qualcosa di enorme”.

Enorme come la gravità delle sue parole, una bomba per il governo. L’intento di Rutte, è stato detto successivamente, era quello di ricomporre la spaccatura in seno all’alleanza atlantica, in vista del vertice di Ankara. Ma con il suo intervento, in meno di un minuto, ha sbugiardato Trump, la Meloni e i leader occidentali, smascherandoli come parte cobelligerante che ha supportato l’offensiva statunitense, proprio nel momento in cui vorrebbero entrare nel processo negoziale con l’Iran. Sbugiarda la stessa NATO, mostrandola per quella che è in realtà: non un’alleanza difensiva ma una piattaforma per la proiezione globale del potere militare americano. 

Sbugiarda Donald Trump che aveva motivato il suo attacco al presidente del Consiglio italiano con la mancata concessione delle basi, sbugiarda il sovranismo di facciata di Meloni e Crosetto che adesso si nascondono dietro la foglia di fico delle “attività di natura tecnica e logistica”.

Calza a pennello un proverbio russo: con alleati così, non abbiamo bisogno di nemici.

 

Nessuno stop agli USA dall’Italia

Nulla di nuovo sotto il sole, in realtà. I voli dall’Italia verso il Golfo sono stati tracciati da siti come Itamilradar o Flightradar.

Effettivamente, a fine marzo, il governo negò l’utilizzo della base di Sigonella ai cacciabombardieri statunitensi diretti nel Golfo persico. Fu lo stesso Crosetto, però, a minimizzare l’accaduto.

 L’Italia "fornisce attualmente sostegno – aveva garantito - garantendo accesso, basi e diritti di sorvolo alle forze statunitensi". Non c’era stato, inoltre, nessuno stop alle concessioni “perché le basi sono attive, in uso e nulla è cambiato”, esattamente in linea con i governi precedenti e i trattati (segreti) che obbligano l’Italia alla servitù militare. Questa peraltro continua ad essere la linea di difesa del governo agli attacchi della Casa Bianca. Come vedremo, si tratta di una verità parziale.  

Ma se l’Italia ha messo a disposizione il suo spazio aereo, le sue basi e i suoi porti per la guerra di Trump, perché Trump ha accusato il governo Meloni di non aver prestato supporto agli Stati Uniti nella guerra contro l’Iran? Cosa c’è davvero dietro il risentimento di Washington contro Roma?

Prima di affrontare questo punto, analizziamo il livello di coinvolgimento italiano in Epic Fury.

Il coinvolgimento dell’Italia

Rutte ha parlato di 500 missioni partite da territorio italiano. È qualcosa di enorme, più di 12 aerei al giorno per 40 giorni di guerra. La natura e il livello di cobelligeranza dell’Italia emerge dalla ricostruzione tracciati di volo registrati e analizzati da Itamilradar.

“Sebbene l'Italia sembri aver imposto limitazioni ad attività specifiche direttamente collegate alle operazioni offensive contro l'Iran, vi sono poche prove che suggeriscano che alle forze statunitensi sia stato negato ogni tipo di supporto logistico”, si legge oggi sul sito.

La NAS di Sigonella è servita come base di appoggio per le missioni di intelligence condotte dai droni MQ-4C Triton e dagli aerei da pattugliamento marittimo Poseidon P-8A, usati anche per la caccia ai sommergibili, della US Navy.

In particolare i Triton sono stati largamente impiegati nelle missioni su Kharg, probabilmente per raccogliere dati utili alla valutazione di una possibile operazione da terra. Addirittura proprio in quell’area un UAV andò perduto il 7 aprile, al ritorno da una missione. Il Pentagono non ha mai ammesso l’abbattimento.

Anche la base di Aviano ha avuto una rilevanza strategica, specie nella fase preparatoria dell’attacco. Da qui, il 17 febbraio sono decollati 18 caccia F16 Lockheed Martin, a doppia capacità convenzionale e nucleare, diretti nel Golfo. Durante l’operazione, dallo stesso aeroporto militare sono partiti aerei radar di ultima generazione, come gli  E-2D Hawkeye della Marina statunitense.

Infine Itamilradar ha rilevato la mobilitazione del porto di Augusta, dove il molo NATO “ha continuato a supportare le attività navali alleate nel Mediterraneo. Sebbene le navi che utilizzano la struttura potrebbero non essere state direttamente coinvolte in attacchi contro l'Iran, alcune hanno contribuito a operazioni di sicurezza regionale più ampie, comprese quelle legate alla difesa di Israele dagli attacchi missilistici e con droni iraniani”. 

Oltre a prestare il territorio, l’Italia ha concesso anche il suo spazio aereo per il passaggio di caccia, aerei militari, ponti aerei per gli Stratotanker da rifornimento in volo (indispensabili per gli attacchi)

In generale, dall’analisi di Itamilradar risulta come l’Italia abbia svolto un ruolo logistico di supporto alle truppe americane, “entro i limiti definiti dagli accordi bilaterali esistenti e dalle decisioni politiche di Roma in merito al coinvolgimento diretto nella crisi”.

Hanno dunque ragione Meloni e Crosetto? Non esattamente.

Il ruolo decisivo dei TRITON negli attacchi USA

Così come altri paesi europei della NATO, l’Italia è stata retrovia logistica degli Stati Uniti nella guerra contro l’Iran e il suo territorio è servito per la proiezione della potenza militare statunitense nel mediterraneo, mar Rosso e Golfo Persico.

Tuttavia non è del tutto corretto dire che l’Italia non abbia avuto alcun ruolo negli attacchi cinetici contro obiettivi iraniani. I droni TRITON, infatti svolgono funzioni di intelligence fondamentali in fase preparatoria degli attacchi cinetici, per la definizione degli obiettivi e per la verifica delle operazioni.

Il UAV supporta gli attacchi cinetici attraverso quattro funzioni chiave:

  • Tracciamento di precisione per il puntamento (Weapons-Quality Tracks), ovvero geolocalizza i bersagli, fornisce le coordinate e le informazioni per gli attacchi di precisione a lunga gittata, consentendo a navi e jet di restare al di fuori del raggi della difesa nemica.
  • Coordinamento tattico e designazione dei bersagli (Strike Coordination): l’identificazione visiva e il puntamento laser consentono di mantenere il bersaglio. Quest’ultimo inoltre fornisce l'esatta telemetria visiva alle piattaforme d'attacco.
  • Valutazione dei danni da combattimento (Battle Damage Assessment - BDA): dopo l’attacco cinetico cattura immagini ad alta risoluzione dell’area e verifica se l’obiettivo è stato distrutto o è necessaria una successiva ondata.
  • Soppressione delle difese aeree nemiche (SEAD/DEAD): le capacità SIGINT consentono di captare i segnali dei radar nemici. Ciò lo rende uno strumento efficace anche nella guerra elettronica.

I TRITON decollati da Sigonella non hanno dato un supporto logistico alle truppe statunitensi, ma sono stati dei veri e propri moltiplicatori di forze e “registi” degli attacchi nella guerra contro l’Iran.

Il conflitto Trump-Meloni e l’uscita di Rutte

Tornando alla domanda iniziale, se il livello di coinvolgimento dell’Italia è stato al di sopra di quello di retrovia logistica, perché Donald Trump ha attaccato Giorgia Meloni? La questione non è la concessione delle basi, ma– come sempre - le spese militari. Non è una questione che riguarda solo l’Italia ma anche gli altri membri della NATO.

Non si tratta solo del raggiungimento effettivo della quota del 5% definita nel vertice del 2025 grazie alla “daddy diplomacy” di Rutte. Sul piatto ci sono le decisioni di spesa militare. Trump pretende che gli europei comprino le armi per l’Ucraina dall’America, per rilanciare il comparto bellico-industriale americano. Cosa, peraltro, stabilita nell’incontro informale in Scozia con Ursula von der Leyen, lo scorso agosto.

Lo strumento definito per questo è il PURL (Prioritized Ukraine Requirements List), un’iniziativa lanciata a luglio 2025 da Trump e Rutte, per consentire ai Paesi europei di comprare le armi statunitensi da inviare all’Ucraina per combattere contro la Russia. Il meccanismo è semplice: gli ucraini muoiono, gli europei pagano, gli americani incassano.

Secondo le previsioni il fondo deve raggiungere quota 15 miliardi di dollari, ma dopo un anno si è fermato soltanto a 6. Non tutti i Paesi hanno aderito. E l’Italia è fra questi. Il no definitivo di Crosetto è arrivato il 17 giugno. Due giorni dopo Trump ha dichiarato ad un giornalista di La7 di non essere obbligato a parlare con Meloni e di essersi fatto una foto con lei per pena.

Ieri le dichiarazioni di Rutte sulle 500 missioni partite dall’Italia contro l’Iran. Altre pressioni. Il messaggio è chiaro: l’Italia deve mantenere i suoi impegni di spesa.

Clara Statello

Clara Statello

Clara Statello, laureata in Economia Politica, ha lavorato come corrispondente e autrice per Sputnik Italia, occupandosi principalmente di Sicilia, Mezzogiorno, Mediterraneo, lavoro, mafia, antimafia e militarizzazione del territorio. Appassionata di politica internazionale, collabora con L'Antidiplomatico, Pressenza e Marx21, con l'obiettivo di mostrare quella pluralità di voci, visioni e fatti che non trovano spazio nella stampa mainstream e nella "libera informazione".

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