La CIA premia il principe saudita "per la lotta al terrorismo"

"Non c’è alcun dubbio sul fatto che il principe saudita (e ministro dell’Interno) Mohammed bin Naief (lo stesso che nel marzo 2016 ebbe da Francois Hollande la Legion d’Onore, con relative polemiche) sia un sostenitore del terrorismo stragista dell’Isis"

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di Fulvio Scaglione*

 

Due giorni fa, il neo-nominato direttore della Cia, Mike Pompeo, già diplomato all’accademia militare di West Point, industriale dell’aerospazio e rappresentante repubblicano per lo Stato del Kansas, è volato fino in Arabia Saudita per consegnare a Mohammed bin Naief, principe ereditario del regno saudita e ministro degli Interni, una medaglia quale riconoscimento per il lavoro svolto contro il terrorismo e per la pace e la stabilità internazionale.
 

È più che probabile che il riconoscimento al principe sia stato deciso dalla precedente amministrazione, quella Obama-Kerry, e che l’amministrazione entrante, quella Trump-Tillerson (il nuovo segretario di Stato), non abbia potuto e/o voluto annullarlo. 


Comunque sia, è un bruttissimo segno. Perché il principe Mohammed bin Naief non solo non è impegnato contro il terrorismo e per la pace ma, al contrario, è uno dei principali promotori del terrorismo e della guerra, come ben sanno non solo tutti i politici ma anche tutti coloro che si occupano di questi temi con un minimo di serietà.


Trump, Tillerson e Pompeo sono nuovi nei rispettivi incarichi ma il principe no. E in ogni caso, questi sono andati al potere promettendo di seguire nella lotta contro l’Isis una linea ben diversa da quella dei loro predecessori. Il duo Obama-Clinton aveva perfetta coscienza dei traffici dell’Arabia Saudita con il terrorismo, tanto che la Clinton il 30 dicembre 2009 già scriveva (in una delle mail poi rivelate da WikiLeaks nel 2010) che “l’Arabia Saudita resta una base decisiva di supporto finanziario per Al Qaeda, i talebani, Lashkar-e-Taiba e altri gruppi terroristici… è una sfida senza fine convincere le autorità saudite ad affrontare il finanziamento ai terroristi che nasce nel loro Paese” (documento che WikiLeaks ha catalogato con il numero 131801).


Con la tipica ambiguità dell’era Obama, pochi mesi dopo la redazione di quel documento, la Casa Bianca autorizzò la vendita all’Arabia Saudita di una fornitura di armi di ogni genere per un valore di 62 miliardi di dollari. Ma anche durante la campagna elettorale per la presidenza, nel 2016, la Clinton e suoi continuarono a discutere del ruolo dell’Arabia Saudita nel sostegno al terrorismo. Tanto che nel rispondere a una delle mail di John Podesta (capo della sua campagna), la Clinton scriveva: “…Dobbiamo tornare ai nostri piani per fornire equipaggiamenti all’Esercito libero siriano e ad altri gruppi di ribelli moderati…e mentre questa operazione militare procede dobbiamo usare i nostri strumenti diplomatici e quelli tradizionali di intelligence per premere sui Governi di Arabia Saudita e Qatar che continuano a fornire aiuti finanziari e logistici clandestini all’Isis e ad altri gruppi radicali sunniti” (si veda l’originale in questo sito).
 

Non c’è quindi alcun dubbio sul fatto che il principe saudita (e ministro dell’Interno) Mohammed bin Naief (lo stesso che nel marzo 2016 ebbe da Francois Hollande la Legion d’Onore, con relative polemiche) sia un sostenitore del terrorismo stragista dell’Isis. Trump lo sa e infatti per tutta la campagna elettorale ha criticato (giustamente) i legami, anche finanziari, tra la Clinton e gli ambienti che ruotano intorno alla casa reale saudita.


Quindi, delle due l’una. O Trump ha ereditato questa porcheria della medaglia al principe da Barack Obama e non ha potuto fare marcia indietro. Oppure è un’iniziativa sua, una porcheria sua. La sua politica non è diversa da quella di Obama e per il Medio Oriente si preparano tempi cupi come quelli del recente passato.


*Pubblichiamo su gentile concessione dell'Autore

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