Il capo del Mossad confessa di essere dietro le rivolte in Iran

Il capo Mossad, Yossi Cohen, ha praticamente ammesso, ieri, la partecipazione del regime di Tel Aviv alle proteste in alcune città iraniane che si sono tenute le scorse settimane sulla situazione economica.

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Parlando in una sessione di lavori del Ministero dell'Economia del regime israeliano, il direttore del Mossad ha espresso il suo sostegno per gli atti di violenza che si sono verificati durante le manifestazioni di protesta in Iran. "Israele ha occhi, orecchie e anche di più" in Iran, ha affermato Cohen, aggiungendo che Israele "vorrebbe vedere una rivoluzione" nel paese persiano. Tali dichiarazioni sono state riportate dal quotidiano israeliano 'Hareetz'.
 
Pur indicando che i problemi economici "hanno portato le persone in piazza", ha ammesso che non è stato ottenuto il risultato preferito del regime israeliano, ovvero "vedere una rivoluzione" nel paese persiano. "Devono abbassare le aspettative", ha spiegato.
 
Allo stesso modo, ha precisato che il Mossad cerca una "superiorità totale" nello "spionaggio" in tutto il mondo. "Non possiamo essere secondi in termini di personale, difesa dagli attacchi informatici e spionaggio", ha aggiunto.
 
Alcune città iraniane hanno assistito a manifestazioni pacifiche contro l'inflazione e la disoccupazione, ma i nemici di Teheran, guidati dagli Stati Uniti dal regime di Israele, hanno colto l'occasione per attaccare la Rivoluzione islamica attraverso i loro scagnozzi, infiltrati nelle manifestazioni, compiendo atti di vandalismo. La loro trama è stata neutralizzata dopo che migliaia e migliaia di iraniani sono scesi in piazza per esprimere il loro sostegno alla rivoluzione islamica rifiutando le ingerenze straniere.
 
Il leader della Rivoluzione Islamica, l'Ayatollah Seyed Ali Khamenei ha promesso ieri che i danni causati dagli Stati Uniti e dai suoi complici durante i disordini nel paese persiano non rimarranno senza risposta. Il presidente iraniano, Hassan Rouhani, a sua volta, ha elogiato la risposta corretta di tutto il popolo iraniano che ha rifiutato l'ingerenza straniera negli affari interni del paese, neutralizzando un altro complotto nemico e smantellando i suoi piani anti-iraniani.
 

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