Il 2015, l'anno della deflazione globale?

W. Cole di Reuters commenta i sondaggi Markit Purchasing Managers sulle produzioni manifatturiere in Asia

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Il rischio di deflazione su scala globale sembra sempre maggiore per il 2015. Lo scrive Wayne Cole su Reuters commentando i sondaggi Markit Purchasing Managers sulle produzioni manifatturiere in Asia, in particolare quelle in Cina che mostrano un calo che si va a sommare alla domanda carente a gennaioper il crollo dei prezzi energetici. Mentre l'attività è leggermente in crescita in Giappone, India e Corea del Sud, anche questi tre paesi condividono con Pechino una condizione di bassa inflazione e politiche monetarie espansive.
 
“La caduta nei prezzi globali di petrolio ed inflazione si sono rilevati ancora maggiori di quello che ci si attendeva”, ha dichiarato David Hensley, un'economista a JPMorgan e le Banche centrali di tutto il mondo, dall' Europa al Canada fino all'India, hanno risposto con politiche economiche espansive e con pressioni al ribasso delle loro valute.
 
Un impulso in tal senso, scrive Cole, era chiaramente necessario in Cina, dove l'indice Markit Purchasing Managers 'HSBC (PMI) è arrivato a 49,7 per il mese di gennaio, sotto il livello simbolico di 50,0 e minore delle previsioni di 50,2 degli analisti. Si tratta di un calo dal 50,1 di dicembre per la Cina per la prima volta in quasi 2 anni.
 
In teoria, i prezzi energetici in calo sarebbero buoni per la Cina, il principale consumatore di energia al mondo, ma molti economisti ritengono che il fenomeno sia negativo per le aziende cinesi per l'impatto complessivo sulla domanda aggregata, infatti in calo. Il tutto, prosegue Cole, implica che la strategia della politica economica cinese sarà ancora una politica monetaria espansiva e un ulteriore indebolimento per lo yuan. 
 
Secondo gli economisti di ANZ in una nota ai loro clienti si legge: “Pensiamo che la Banca popolare di Cina taglierà le riserve di 50 punti base e taglierà il tasso di deposito nel primo trimestre di 25 punti base”. 
 
Le notizie sono leggermente migliori in Giappone, dove la Banca centrale sta perseguendo un'aggressiva politica di Quantitative Easing, vale a dire di acquisto massivo dei bond sovrani per rilanciare la crescita dopo decenni di deflazione. Il dato finale Markit/JMMA PMI è stato di 52.2 a gennaio dal 52.0 di dicembre, con otto mesi consecutivi di crescita.
 
Anche l'attività manifatturiera dell'India è continuata a crescere a gennaio. Ma recentemente la Banca indiana ha sorpreso tutti tagliando i tassi di un quarto di punto fino al 7,75%: “Crescita stagnante e inflazione bassa rafforza la nostra visione che la RBI continuerà con i tagli e ci attendiamo che abbasserà di altri 75 punti base i tassi nel primo trimestre del 2015”, ha dichiarato il capo economista indiano della HSBC, Pranjul Bhandari.
 
Ancora in fase di definizione le inchieste manifatturiere di Regno Unito, zona euro e Stati Uniti, oltre alle stime dell'inflazione americana da parte della Federal Reserve che potranno dare un quadro complessivo dell'economia globale ad inizio 2015. Tutti questi dati e le previsioni fanno comunque concludere Wayne Cole che ci sono grandi rischi di uno scenario di deflazione mondiale nel 2015, oltre che di guerra valutaria in corso per le strategie beggar thy neighbours scelte dalle Banche centrali di tutto il mondo

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