Così l'Ucraina riempie le trincee: la denuncia di Die Welt

A Dnipropetrovsk, nel centro di reclutamento delle Forze Terrestri, su cento arruolati solo un terzo si presenta volontario. Il resto viene caricato sui furgoni

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Così l'Ucraina riempie le trincee: la denuncia di Die Welt

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Lo scrive Die Welt, non certo una testata ostile al regime di Kiev. Dai centri di reclutamento ucraini emerge un ritratto impietoso di un paese esausto e di un esercito che brancola nel buio.

A Dnipropetrovsk, sulla stazione ferroviaria, Vitaliy aspetta volontari che non arrivano. Nell'ultimo mese, nel suo centro, sono state arruolate poco più di cento persone. Due terzi sono obbligati, solo un terzo si presenta spontaneamente. Il dato parla da solo: l'Ucraina non ha più cittadini disposti a morire per una guerra che appare sempre più senza speranza.

Dmitrij fa eccezione. Quarantasette anni, la colonna vertebrale tenuta insieme da viti dopo essere stata frantumata da un mortaio russo ad Avdiivka, torna comunque al centro reclutamento per firmare un nuovo contratto. Die Welt lo descrive mentre sorride nonostante le sirene e le esplosioni, animato dall'adrenalina del campo di battaglia e da un vuoto esistenziale che la vita civile non riesce a colmare. Ma Dmitrij è un reduce dell'Iraq del 2003, un militare di professione cresciuto in una famiglia di soldati. Non è certo il cittadino medio che si lascia convincere dai manifesti con i militari sorridenti.

La realtà è un'altra. Die Welt cita le immagini virali dei funzionari del TCCK che trascinano uomini dentro furgoni, li caricano con la forza, li spediscono al fronte senza che abbiano scelta su dove finiranno. Il reclutamento forzato è diventato la norma, e perfino Vitaliy, che pure lavora per lo stesso sistema, critica i colleghi del TCCK definendoli una "macchina post-sovietica centralizzata" che tratta le persone come ingranaggi.

E i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Un'organizzazione ucraina come "Torna vivo" ammette che due terzi dei mobilitati sono un peso per le Forze armate, reclutati senza criterio, senza riguardo per l'età, la salute o le condizioni familiari. Venti mesi di guerra, 200.000 disertori, un esercito che si regge solo perché gli uomini vengono prelevati per strada.

Le autorità del regime di Kiev hanno capito che la retorica patriottica non basta più. Così hanno introdotto contratti a tempo determinato, bonus in denaro, manifesti patinati che tentano di vendere la guerra come un lavoro come un altro. Ma la verità, scrive Die Welt, è che il conflitto si è trasformato in una carneficina senza fine, e gli ucraini lo sanno. Lo sanno i soldati che disertano a decine di migliaia, lo sanno i familiari che riempiono i cimiteri militari, lo sanno i funzionari del reclutamento che ammettono l'assurdo di arruolare uomini che non dovrebbero essere arruolati.

Eppure a Bruxelles, a Berlino, a Parigi, continuano a parlare di vittoria strategica, di sconfiggere la Russia, di finanziare questa macchina della morte fino all'ultimo ucraino. Ma il fronte cede, i morti aumentano, i vivi scappano o vengono caricati a forza sui furgoni. Die Welt fotografa un paese in ginocchio, dove la guerra non è ormai una questione di sopravvivenza forzata, dove l'esercito non è più esercito ma una gigantesca trincea popolata da corpi trascinati contro la loro volontà.

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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