Cina, nuove regole per la transizione verde: i governi locali saranno valutati

Entro il 2030 riduzione dell'intensità delle emissioni oltre il 65% e consumo di fonti pulite al 25%, con il picco di carbone e petrolio

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Cina, nuove regole per la transizione verde: i governi locali saranno valutati

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La Cina avanza a grandi passi verso l'energia verde. Con un provvedimento pubblicato congiuntamente dagli uffici generali del Partito e del Consiglio di Stato, Pechino ha introdotto un sistema di valutazione più rigoroso per le amministrazioni locali in materia di emissioni e consumi energetici. L’obiettivo dichiarato è accelerare quel passaggio verso uno sviluppo economico e sociale a basse emissioni che il gigante asiatico si è impegnato a realizzare entro la metà del secolo.

Al centro della riforma c’è la volontà di rendere operativo un meccanismo di doppio controllo, che guarda sia alla quantità totale di anidride carbonica emessa sia all’intensità delle emissioni, cioè quanta CO? viene prodotta per unità di PIL. Non si tratta solo di raccomandazioni: ogni amministrazione provinciale sarà chiamata a rispondere dei risultati raggiunti, con un meccanismo che premia chi rispetta i parametri e sanziona chi resta indietro.

Le tempistiche sono chiare. Durante il quindicesimo piano quinquennale, quello che copre il periodo 2026-2030, la Commissione nazionale per lo sviluppo e la riforma (NDRC) coordinerà un piano d’azione per il raggiungimento del picco delle emissioni. Pechino si è data traguardi ambiziosi: ridurre l’intensità delle emissioni di oltre il 65% rispetto ai livelli del 2005, portare la quota di consumi da fonti non fossili al 25% e far sì che entro il 2030 sia il carbone che il petrolio tocchino il loro massimo per poi iniziare a calare.

Non finisce qui. Il documento parla anche di un controllo serrato sulla capacità e sulla produzione delle centrali a carbone, mentre la nuova energia pulita dovrà gradualmente coprire l’aumento della domanda di elettricità. Insomma, l’idea è che ogni nuovo kilowattora consumato venga compensato da fonti rinnovabili, evitando di aggravare la bolletta climatica del Paese.

Come funziona la valutazione? Il sistema, spiega il quotidiano Global Times, prevede due tipi di indicatori. Quelli di controllo, più vincolanti, misurano emissioni totali di CO?, riduzione dell’intensità, consumi di carbone e petrolio, e quota di fonti non fossili. Poi ci sono indicatori di supporto, che guardano a settori come l’efficienza energetica, l’industria, l’edilizia, i trasporti, gli uffici pubblici e gli scambi di quote di emissioni. Sono questi ultimi a restituire il quadro completo delle politiche locali in favore degli obiettivi climatici.

Sulla base di questi parametri, i governi provinciali riceveranno un giudizio: "eccellente" se centrano tutti gli obiettivi, "qualificato" se stanno nella media, "non qualificato" se sforano anche solo uno degli indicatori di controllo o tre di quelli di supporto. E guai a prendere alla leggera un giudizio negativo: i risultati delle valutazioni influenzeranno infatti la carriera dei dirigenti locali, dalle nomine ai controlli periodici. Le amministrazioni in difetto dovranno presentare piani di correzione con scadenze precise.

A partire dal sedicesimo piano quinquennale, quello del 2031-2035, la NDRC guiderà la stesura di piani nazionali per il controllo delle emissioni già dal primo anno di ogni ciclo, con le regioni chiamate ad adeguarsi passo dopo passo verso l’obiettivo finale: la neutralità carbonica entro il 2060.

La mossa di Pechino arriva a pochi anni dalla scadenza del primo dei due grandi traguardi climatici, quello del picco delle emissioni entro il 2030. E mostra una volontà precisa: non lasciare ai governi locali troppi margini di interpretazione. 

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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