Cosa ci insegna la storia dei due registi ebrei di Naza

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Cosa ci insegna la storia dei due registi ebrei di Naza

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di Paolo Desogus*

A me non sorprende affatto il comportamento del governo israeliano contro i registi di Naza (film che spero di vedere al più presto). Non mi sorprende che il bersaglio siano due cittadini israeliani, due ebrei. Ovviamente mi indigna, ma non mi sorprende perché lo Stato israeliano è precipitato in una condizione di barbarie giunta ormai oltre la soglia dell'autoritarismo.

È vero c'è la libertà di stampa ed esiste un fronte di opposizione. Ne è prova lo stesso film Naza. Ma questa libertà, questi margini di espressione hanno agibilità politica nella misura in cui non mettono realmente in discussione il disegno genocidario. Quando superano la linea rossa, scatta la censura, l'anatema, l’ostracismo.

Quello che dovrebbe preoccupare chi si spella le mani per Israele è che questa deriva prima o poi porterà alla guerra civile, porterà alla guerra fra ebrei. Ce ne sono già le avvisaglie. Israele è uno stato profondamente diviso, senza una costituzione, frammentato un gruppi separati fra loro (ortodossi, laici, arabi), gruppi a loro volta divisi all'interno.

E poi c'è da dire che è veramente difficile che un paese che ha espresso una simile violenza, che ha maturato una così profonda cultura dell'odio, della morte e della disumanizzazione, una volta dato compimento alla soluzione finale, possa divenire pacifico e lasciarsi tutto alle spalle.

L'idea di "suicidio di Israele" ripetuto da diversi intellettuali, anche isrealiani, ha a che fare con l'impossibilità di tornare indietro. Riguarda un processo fuori controllo, che va avanti per inerzia. E badate è qualcosa che ci riguarda. Anche noi siamo nel medesimo piano inclinato. Sono profondamente convinto che Israele, Ben Gvir, Smotrich, Netanyahu hanno certamente un radicamento locale, una specificità legata alla torsione messianica del sionismo. Ma sono anche l'espressione di una regressione verso l'irrazionale che investe tutto quell'aggregato di stati complici che chiamiamo Occidente.

La mano sporca di sangue palestinese ce l'abbiamo anche noi. E la voglia matta di fare la guerra ha contagiato tutta l'Europa, oramai al bivio, incapace di affrontare le proprie contraddizioni economiche, sociali, culturali. Incapace di leggere il proprio fallimento. Di riconoscere l'inconsistenza della propria idea di modernità e di progresso.

 

*Post Facebook del 15 settembre 2026

Paolo Desogus

Paolo Desogus

Professore associato di letteratura italiana contemporanea alla Sorbonne Université, autore di Laboratorio Pasolini. Teoria del segno e del cinema per Quodlibet.

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