Cecilia Sala, Abedini e le formiche internazionali

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Cecilia Sala, Abedini e le formiche internazionali

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di Paolo Desogus*

Il caso Sala ha mostrato una volta di più la grande debolezza del governo italiano e dei suoi apparati. Di fatto abbiamo straperso. La nostra diplomazia non ha trovato strade alternative e ha dovuto cedere al ricatto iraniano. Nei conflitti diplomatici succede e occorre realismo. Resta però difficile da mandar giù il fatto che il governo si sia dovuto umiliare con il viaggio lampo di Giorgia Meloni in Florida per chiedere all'imperatore Trump il via libera al rilascio dell'ingegnere iraniano.

Giorgia Meloni canta vittoria. Ha molte ragioni per farlo. Ma il suo è il successo del suddito, cioè di colui che ottiene qualche risultato simbolico riaffermando la propria condizione di subalternità. Anzi, potremmo dire che Giorgia Meloni ha vinto perché si è sottomessa. Riconoscendo a Trump il potere di decidere se tenere in arresto o liberare Abedini, il nostro governo ha rinunciato alle proprie prerogative, ha rinunciato alla facoltà di scegliere autonomamente, sulla base di un potere che tecnicamente era nelle mani del ministro della Giustizia.

Tutto questo naturalmente è occultato dalla retorica. Giorgia Meloni è riuscita a far passare un messaggio umanitario, ovvero l'idea che l'Italia sa mettere la difesa dei propri cittadini davanti agli interessi geopolitici. Poco importa che nel frattempo stia dando manforte a Israele nell'azione di sterminio dei palestinesi. Il messaggio che è passato è un altro.
Nell'opera di personalizzazione della propria figura, con l'arrivo dell'anno nuovo, Giorgia Meloni sta lavorando riumanizzare la propria figura. Ha fatto sorridere molti il siparietto della conferenza stampa con il giornalista svitato che chiede conto del suo comportamento con le formiche. Eppure in quella piccola scena, ripetuta a dismisura su social e televisioni, Giorgia Meloni ha recitato benissimo la parte della donna che sa avere compassione della fragilità, della debolezza.

La verità è che, nel nuovo contesto internazionale, siamo noi le formiche. Abbiamo scelto di esserlo. E ora dobbiamo pregare che nessuno ci schiacci.
 


*Post Facebook del 13 gennaio 2025

Paolo Desogus

Paolo Desogus

Professore associato di letteratura italiana contemporanea alla Sorbonne Université, autore di Laboratorio Pasolini. Teoria del segno e del cinema per Quodlibet.

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