Bonus, bugie e lobbying: come le banche europee aggirano le regole

L'intervista a Thierry Philipponnat di Finance Watch, un raro contrappeso alla potente lobby bancaria

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I governi dei venti paesi più ricchi avevano promesso: sarà riformato il settore finanziario, le banche saranno poste sotto controllo. Cinque anni dopo le dichiarazioni del G20, a che punto siamo? L'Unione europea ha votato dieci direttive, sotto la guida di Michel Barnier. La rivista francese Basta! ha intervistato Thierry Philipponnat, segretario generale della ONG Finance Watch, un raro contrappeso alla potente lobby bancaria, per fare il punto su temi quali bonus dei banchieri, organizzazione dei salvataggi, supervisione e controllo.


 
La riforma dell'unione bancaria europea, ha spiegato Philipponnat, mira ad evitare che ulteriori fallimenti bancari siano a carico dei contribuenti come nella crisi del 2008 che è costata ai paesi europei 450 miliardi di euro. E a rompere il legame incestuoso e completamente assurdo tra banche e Stati:l e banche finanziano gli Stati, ma contano su di loro quando hanno un problema. Dopo un anno e mezzo di negoziati, ci siamo mossi nella direzione giusta. L’Unione bancaria offre un controllo unico sulle 130 più grandi banche da parte della Banca centrale europea (BCE). E rivede il sistema di "risoluzione", vale a dire, l'intervento pubblico quando una banca è in difficoltà, prima che vada in bancarotta. Ora, le perdite finanziarie saranno assorbite dagli azionisti e dai creditori, e non dai contribuenti.
 
Uno dei modi per rompere il legame tra banche e Stati, prosegue, è quello di non lasciare il sistema di risoluzione nelle mani dei politici, così come suggerito da Sheila Bair, che ha guidato l'autorità di risoluzione nel settore bancario negli Stati Uniti durante la crisi. I politici sono esposti a tutte le pressioni, e quasi sempre desiderano salvare le "loro" banche nazionali, anche se ciò comporta dei costi per i contribuenti. L'obiettivo è spezzare il legame tra banche e Stati. Se dici alle banche che sono gli Stati che hanno l'ultima parola sul loro salvataggio o non salvataggio, rafforzi questo legame. Se il meccanismo di risoluzione viene reso più tecnico e posto in mano a persone che non rientrano nelle considerazioni nazionali, rompiamo questo legame.
 
Sul tema del tetto alla parte variabile della retribuzione per i top manager delle banche, che si applicherà ai bonus versati nel 2015, Philipponnat spiega che sebbene la questione sia importante, non si è ancora andati al cuore del problema, ossia non che i banchieri guadagnano un sacco di soldi, ma che questo guadagno proviene da una situazione di "azzardo morale". I banchieri guadagnano soldi a causa di un sistema asimmetrico, in cui vengono socializzati le perdite ma privatizzati i profitti. Questo è il problema fondamentale. E le banche stanno già inventando meccanismi per aggirare le nuove regole sui bonus. L’immaginazione degli avvocati specializzati su questi temi non ha limiti!, commenta Philipponnat.


 
Altro argomento sul quale Philipponnat è intervenuto è la riforma del settore bancario. Nel mese di gennaio 2014, il commissario europeo Michel Barnier ha presentato un progetto di riforma del settore bancario che mira a limitare le dimensioni delle banche. L'obiettivo è quello di creare una separazione tra banche che svolgono attività di deposito  e banche che svolgono attività finanziarie e di investimento  Philipponnat riconosce alla proposta di Michel Barnier il merito di aver rilevato il problema con le banche "miste" (che esercitano contemporaneamente credito a breve termine e attività finanziarie e di investimento ), troppo grandi e interdipendenti. Il commissario propone di autorizzare la Banca centrale europea a decidere caso per caso se le banche europee sono troppo grandi, troppo complesse o troppo interconnesse, e quindi costituire una minaccia per l'economia. Il supervisore dovrebbe quindi avere il potere di intervenire per "separare" le attività delle banche miste. Ma molti sono ancora i problemi tecnici da discutere, e questa proposta è fragile e ha incontrato l’opposizione dell'ex ministro delle Finanze francese, Pierre Moscovici, che l’ha giudicata troppo radicale, di Christian Noyer, Governatore della Banca di Francia, che ha definito la proposta "irresponsabile e contraria agli interessi dell'economia europea"  e della potente lobby bancaria. 
 
Nel commentare l’enorme potere che esercita la lobby bancaria, Philipponnat, che ancora una volta sottolinea l’anormale vicinanza tra politici e settore bancario in quasi tutti i Paesi europei, dice: “Le persone che hanno il potere oggi in Europa non rappresentano l'interesse europeo, ma gli interessi nazionali. Il fenomeno dei politici ostaggio delle lobby bancarie è aggravato dalla scarsa governance europea”. 

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