Andrea Zhok - Anche oggi Israele ci ha regalato la nostra strage quotidiana...

6162
Andrea Zhok - Anche oggi Israele ci ha regalato la nostra strage quotidiana...

I nostri articoli saranno gratuiti per sempre. Il tuo contributo fa la differenza: preserva la libera informazione. L'ANTIDIPLOMATICO SEI ANCHE TU!

OPPURE

 

di Andrea Zhok*

 

Anche oggi Israele ci ha regalato la nostra strage quotidiana. Un attacco aereo ha preso di mira l'Al-Baqa Café sulla spiaggia di Gaza, facendo almeno 21 morti. Si tratta di uno dei pochi luoghi in cui è (era) possibile avere un accesso internet nei prolungati blackout delle comunicazioni in Gaza, e perciò è (era) spesso sede di giornalisti e fotoreporter (almeno tre morti in questo attacco).

Insieme alle lacrime, le parole sono finite da tempo.

È come vivere in un dipartimento dell’inferno emerso per accidente alla superficie terrena, come abitare l’incubo di un pazzo sadico.

È come se la rivolta e il massacro del Ghetto di Varsavia andasse in onda sempre di nuovo, ma moltiplicato per dieci nei numeri, nella durata, nell’efferatezza; ed è come se il tutto venisse trasmesso in mondovisione, e tutt’attorno la buona società del giardino occidentale applaudisse ad ogni nuovo schizzo di sangue, e si guardasse allo specchio soddisfatta.

Questo è il Male. 

E in tutto questo orrore c’è un orrore indiretto, nascosto, a scoppio ritardato. 


Quest’oscenità morale e umana, infatti, non è solo qualcosa che colpisce le vittime presenti, non è qualcosa che si esprime solo nei confronti di un popolo martoriato e lontano, e che perciò merita la nostra compassione. 

Chi pensa così non capisce la portata di quello che sta accadendo. 
Ciò che sta avvenendo è la prova provata della metamorfosi dell’anima occidentale in un automa assassino, in un Golem che recita la giustizia e il diritto, ma conosce solo la forza e l'inganno.

Stiamo accettando, legittimando, giustificando un mondo in cui chi non ha la forza per difendersi può essere smembrato e schiacciato senza un battito di ciglia. 

Nei ceti dirigenti occidentali il nichilismo è divenuto seconda natura e contano solo la forza e la menzogna.

Che non sia un accidente legato alla Palestina lo si vede rammentando la dinamica del recente attacco israelo-americano all’Iran. Lì, i negoziatori sono stati tratti in inganno fino all’ultimo, mentre l’attacco – oggi lo sappiamo ufficialmente – era preparato da mesi; due capi di stato hanno mentito in mondovisione ripetutamente come parte (anche questo ammesso pubblicamente) di una tattica per far “abbassare la guardia” alla futura vittima; quando l’attacco è partito, esso ha ucciso vertici politici e militari di uno stato rappresentato all’ONU, ha ammazzato scienziati nelle loro case con le loro famiglie, i loro vicini, in due casi con l’intero condominio. Il mattatoio si è fermato solo perché, diversamente da come previsto, la vittima non è risultata inerme.

Ecco, la cosa che temo ci sfugga ancora è che tutto ciò non ha un bersaglio fatale designato e limitato, che noi possiamo compatire come “altro da noi”.

No, ciò che è avvenuto è che abbiamo sdoganato in maniera completa l’imperio della violenza e della menzogna, che potrà abbattersi, date le condizioni utilitarie adatte, su chiunque non sia in grado di difendersi, dentro e fuori ogni paese ed ogni società, senza un tentennamento.

Una volta superata questa soglia l’esercizio della forza e della menzogna può e potrà colpire chiunque, ovunque, famiglie e individui, associazioni e gruppi, classi e ceti, paesini e città, interni ed esteri. Passato questo confine della coscienza, chiunque, laddove al potere dovesse essere utile farlo, si trasformerà in  muta carne da macello.

Le stesse facce di gomma possono giustificare e giustificheranno qualunque doppio, triplo, quadruplo standard; gli stessi pupazzi assassini possono e potranno sterminare o incarcerare o affamare chiunque, compiacendosi della propria efficienza; gli stessi scribacchini a ore possono e potranno “governare la narrazione” in maniera da far svanire dalla coscienza pubblica tutto ciò che potrebbe produrre una reazione o un sussulto di sdegno. 

Il meccanismo è oliato, i popoli impotenti, gli attori invisibili. 
Un tritacarne industriale potrà lavorare a pieno regime al centro del palcoscenico senza che nessuno lo noti.

*Post Facebook del 30 giugno 2025

Andrea Zhok

Andrea Zhok

Professore di Filosofia Morale all'Università di Milano

ATTENZIONE!

Abbiamo poco tempo per reagire alla dittatura degli algoritmi.
La censura imposta a l'AntiDiplomatico lede un tuo diritto fondamentale.
Rivendica una vera informazione pluralista.
Partecipa alla nostra Lunga Marcia.

oppure effettua una donazione

Israele può arrivare ad usare l'atomica? - Alberto Negri di Fabio Massimo Paernti Israele può arrivare ad usare l'atomica? - Alberto Negri

Israele può arrivare ad usare l'atomica? - Alberto Negri

"I nuovi mostri" - Virginia Raggi "I nuovi mostri" - Virginia Raggi

"I nuovi mostri" - Virginia Raggi

Lo scalpo e l’invenzione del “selvaggio” di Raffaella Milandri Lo scalpo e l’invenzione del “selvaggio”

Lo scalpo e l’invenzione del “selvaggio”

Halloween e il fascismo di Francesco Erspamer  Halloween e il fascismo

Halloween e il fascismo

Il no a Trump: un gesto di debolezza, non di coraggio di Paolo Desogus Il no a Trump: un gesto di debolezza, non di coraggio

Il no a Trump: un gesto di debolezza, non di coraggio

Dramma Nazionale       di Alessandro Mariani Dramma Nazionale      

Dramma Nazionale    

Quando le parole colpiscono più dei missili di Marco Bonsanto Quando le parole colpiscono più dei missili

Quando le parole colpiscono più dei missili

La Resistenza non è di tutti di Giuseppe Giannini La Resistenza non è di tutti

La Resistenza non è di tutti

Il peggiore dei crimini possibili di Gilberto Trombetta Il peggiore dei crimini possibili

Il peggiore dei crimini possibili

L'importanza della festa della liberazione di Michele Blanco L'importanza della festa della liberazione

L'importanza della festa della liberazione

Lavrov e le proposte di tregua del regime ucraino di Paolo Pioppi Lavrov e le proposte di tregua del regime ucraino

Lavrov e le proposte di tregua del regime ucraino

Per fortuna non sono un liberale (di Giorgio Cremaschi) di Giorgio Cremaschi Per fortuna non sono un liberale (di Giorgio Cremaschi)

Per fortuna non sono un liberale (di Giorgio Cremaschi)

Registrati alla nostra newsletter

Iscriviti alla newsletter per ricevere tutti i nostri aggiornamenti