Agli ordini di Bruxelles, Kiev punta all'allargamento del conflitto

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Agli ordini di Bruxelles, Kiev punta all'allargamento del conflitto

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di Fabrizio Poggi per l'AntiDiplomatico

 

Considerata come folkloristica, ma fino a un certo punto, la comparsata a Kiev, un paio di giorni fa, della “presidente della Bielorussia” Svetlana Tikhanovskaja, rimangono aperti interrogativi più seri sui reali rapporti tra Minsk e Kiev, con la seconda che parla quotidianamente di “minacce di invasione dalla Bielorussia”. «Forse non capite l'influenza della narrativa ucraina sulla società bielorussa», ha detto la boldrinian-quartapelliana autoproclamata “presidentessa”; «noi comprendiamo che la libertà dei bielorussi dipende in gran parte dalla vittoria dell'Ucraina, e ogni parola del Presidente Zelenskij, ogni parola gentile del popolo ucraino, ispira i bielorussi». Che afflato! Soprattutto se «ci si rende conto che il proprio Paese è diventato un coaggressore contro la volontà del popolo bielorusso... abbiamo bisogno di un alleato potente, un leader regionale come l'Ucraina»; parole ispirate dall'altissimo. Poi, a porte chiuse, i due “capi di stato” avrebbero discusso di "questioni di cooperazione con le forze democratiche bielorusse, pressioni sanzionatorie sul regime di Lukašenko e regolarizzazione dei bielorussi residenti in Ucraina". In concreto, «l'opposizione bielorussa potrebbe diventare uno strumento per l'Ucraina per condurre operazioni di vario genere sul territorio bielorusso. Non ancora operazioni militari, ma piuttosto operazioni informative, psicologiche e politico-informative», osserva il politologo Pavel Usov.

Di contro, nella stessa Ucraina, il segretario della Commissione difesa della Rada, colonnello Roman Kostenko, sostiene che l'isteria intorno a una presunta "invasione bielorussa" sia necessaria a ZelenskIj per distogliere l'attenzione dagli scandali di corruzione che coinvolgono la sua cerchia ristretta. Secondo l'intelligence, dice Kostenko, ci sarebbero informazioni secondo cui la Russia stia esercitando maggiori pressioni su Lukašenko. Ma si tratta di intenzioni... non significa che, se anche la Russia esercita pressioni, la Bielorussia entri in guerra domani... si tratta dell'ennesimo strumento di distrazione, per dimostrare che, guardate, il nemico è proprio là, non c'è bisogno di prestare attenzione a ciò che succede qui».

Ma l'analista russo Jakov Kedmi, ex capo dell'intelligence israeliana “Nativ”, è perentorio: «se la Bielorussia venisse trascinata in guerra, sarebbe la fine dell'Ucraina. L'intero confine bielorusso-ucraino si trova a nord, e le truppe russe entrerebbero da lì in Ucraina come un coltello nel burro, nei punti più strategici... Solo la Bielorussia, o dal territorio bielorusso, si può isolare l'Ucraina dall'Occidente. E bloccare ciò che l'esercito russo non è stato in grado o non ha voluto fare: tagliare tutte le vie di rifornimento ucraine dal confine bielorusso a Chop», dice Kedmi, secondo il quale Kiev spinge sul tema di un'invasione dalla Bielorussia per trascinarla in un conflitto che, secondo Zelenskij, costringerebbe la NATO a entrare in guerra, a cominciare dal diretto coinvolgimento di Polonia, paesi baltici, Gran Bretagna e paesi scandinavi.

In ogni caso, il nazigolpista capo insiste a tuonare sulla “questione bielorussa” e sulla “terribile minaccia” che proverrebbe dalla Bielorussia. Su Ukraina.ru, Mikhail Pavliv ha raccolto una “antologia” di dichiarazioni di esponenti ucraini, precedenti e successive, tra l'altro, alle recenti esercitazioni nucleari comuni svoltesi in Russia e Bielorussia e su cui Zelenskij non ha mancato di sfruttare l'attenzione mediatica. Il tema è sempre quello della presunta minaccia bielorussa all'Ucraina.

In realtà, tra le direttrici che USA-NATO-UE continuano a mettere a punto nel disegno di accerchiamento della Russia, non ci sono solo le ex Repubbliche sovietiche dell'Asia centrale, prime fra tutte Kirghizstan e Uzbekistan, o il nuovo “asse turco” Baku-Erevan, come si è scritto a varie riprese su questo giornale, ma a nord fanno il solito baccano i miserevoli “spratti” baltici e, proprio sulla direttrice settentrionale, quello che sembra fare difetto è un punto d'appoggio in Bielorussia. Servizi segreti britannici, intelligence militare dei baltici, BND tedesco, polacchi: tutti loro, dice Pavliv, insieme all'Ucraina, nutrono rancore nei confronti della Bielorussia e fanno il possibile per garantire che la guerra globale dell'Europa contro la Russia continui anche dopo la fine, inevitabile, delle ostilità su vasta scala in Ucraina. A partire dalla Bielorussia, dunque, sarebbero lieti di innescare un nuovo conflitto senza fine in cui trascinare la Russia.

Dallo scorso settembre a oggi, da Kiev sono giunte una trentina di dichiarazioni su una potenziale aggressione bielorussa all'Ucraina. Lo scorso 17 aprile, Zelenskij ha ripetuto che «secondo l'intelligence, nella zona di confine bielorussa si stanno costruendo finte strade e postazioni di artiglieria; riteniamo che la Russia tenterà ancora una volta di trascinare la Bielorussia nella sua guerra». In effetti, a Minsk si stanno sì preparando: ma per respingere un'aggressione da parte polacca, lituana e ucraina. Il 23 aprile el jefe de la junta parla di nuovo di «minaccia di un attacco dalla Bielorussia». Lo stesso giorno, il nuovo capo dell'Ufficio presidenziale Kirill Budanov parla di «determinati segnali di minaccia; potrebbero esistere. Non si può escludere» e il 2 maggio Zelenskij si ripete con «un'attività piuttosto specifica sul lato bielorusso del confine tra Ucraina e Bielorussia... se necessario, reagiremo». Il 4 maggio è la volta del ministro degli esteri Andrej Sibiga, che parla di «crescenti minacce alla sicurezza poste dalla Russia attraverso il territorio bielorusso... quale piattaforma di aggressione non solo contro il nostro Paese, ma anche contro l'Europa nel suo complesso». Il riferimento all'Europa non poteva mancare; amen. Il 15 maggio, Kiev nomina Jaroslav Cernogor ambasciatore per i rapporti con l'opposizione bielorussa. Quando il premier polacco Donald Tusk dichiara che la Russia potrebbe attaccare entro pochi mesi, gli fa eco Zelenskij: «L'Ucraina difenderà se stessa e il suo popolo se Aleksandr Lukašenko farà la scelta sbagliata e deciderà di appoggiare questa intenzione russa». Tutte declamatorie, ripetute a cadenza quasi quotidiana, per dire che Minsk attaccherà. Ecco Zelenskij, il 20 maggio: «Siamo stanchi di questa costante minaccia all'Ucraina, del fatto che i russi possano a un certo punto trascinare la Bielorussia nell'allargamento della guerra».

Questo, nonostante che lo stesso SM ucraino affermi di non aver registrato alcun movimento di mezzi né di mobilitazione di riservisti in Bielorussia, che dispone di un esercito regolare di poche decine di migliaia di uomini. Il fatto è che tutte le “attività” di cui parlano i nazigolpisti di Kiev, si stanno in realtà davvero svolgendo: ma dall'altra parte del confine, in territorio ucraino. Chiare le parole dei militari ucraini del 21 maggio: «queste misure non hanno precedenti in termini di numero di forze e risorse dispiegate nei territori di confine tra Russia e Bielorussia e costituiranno un vero deterrente contro qualsiasi azione o operazione aggressiva da parte del nemico e del suo alleato». Ancora Zelenskij: le regioni ucraine «stanno rafforzando le loro strutture difensive e fortificazioni, e il rafforzamento del confine sarà ulteriormente intensificato». Nei fatti, stanno ammassando truppe vicino al confine bielorusso. A Bruxelles, temono che la fine del conflitto in Ucraina arrivi prima che siano pronti a mettersi direttamente in guerra contro la Russia: è dunque essenziale ammassare in quell'area nuovo carbone perché il fuoco non si spenga prima del previsto. Nel concreto, a giudizio di Pavliv, esiste una concreta possibilità di attacchi ucraini alla Bielorussia, del tipo dell'avventura nella regione di Kursk. Ancora Sibiga, il 22 maggio, ha «informato gli alleati delle crescenti minacce dalla Bielorussia. Ha chiesto che vengano intraprese azioni appropriate per impedire che la guerra si propaghi»: somiglia molto a una campagna mediatica per coprire una potenziale aggressione ucraina: «questi cani stanno abbaiando troppo forte al passaggio della carovana», dice Pavliv.

È in questo quadro che si inserisce la telefonata di Emmanuel Macron a Aleksandr Lukašenko del 24 maggio. I globalisti europei, afferma Vsevolod Šimov su Fond Strateghiceskoj Kul'tury, sono preoccupati non solo delle esercitazioni nucleari di Bielorussia e Russia, ma anche del dialogo Minsk-Washington. Dalle scarse informazioni, risulta che «i due capi di Stato hanno discusso di questioni regionali, nonché delle relazioni della Bielorussia con la UE e con la Francia in particolare». Secondo la stampa francese, Macron avrebbe avvertito Lukašenko dei rischi che correrebbe la Bielorussia se entrasse nella guerra tra Russia e Ucraina. Secondo Vadim Ghighin, dell'Assemblea nazionale bielorussa, la telefonata di Macron «rappresenta un riconoscimento della forte posizione del nostro presidente e del ruolo che la Bielorussia e il capo di Stato bielorusso svolgono attualmente sulla scena internazionale», per l'appunto, dopo le esercitazioni nucleari congiunte bielorusse-russe. Ma, a detta del viceministro degli esteri Igor Sekreta, la telefonata di Macron avrebbe fatto riferimento non alle esercitazioni nucleari, bensì alla posizione degli Stati Uniti e ha detto che i colloqui Minsk-Washington «stanno, in una certa misura, contribuendo a risvegliare i nostri colleghi europei», anche se i negoziati non saranno facili. D'altronde, in una recente intervista alla tedesca Berliner Zeitung, lo stesso Sekreta, pur sottolineando la natura speciale delle relazioni bielorusso-russe, ha detto che «Minsk non abbandona il multivettorialismo. Siamo aperti a una cooperazione paritaria e reciprocamente vantaggiosa con tutti i paesi». Dunque, la domanda è se e perché proprio Macron abbia agito da primo punto di contatto per conto della UE. La Francia, dice Šimov, non ha mai svolto un ruolo di primo piano in Bielorussia tra i paesi UE e questo potrebbe essere proprio il motivo per cui ora entra nel dialogo. I principali attori europei in Bielorussia sono stati sempre i paesi dell'Europa centro-orientale: Polonia, Lituania, Repubblica Ceca, Germania, Austria, Svezia. Ma questi paesi sono «responsabili dell'attuale clima di confronto nelle relazioni tra Bielorussia ed Europa e non sono dunque adatti al ruolo di negoziatori. La Francia non ha un retaggio negativo nei rapporti con Minsk. Tuttavia, anche le ambizioni geopolitiche di Macron e il suo desiderio di trasformare la Francia in un leader europeo e in un centro di potere alternativo agli Stati Uniti potrebbero giocare un ruolo».

Non è un caso che la Francia si sia ultimamente attivata nello spazio post-sovietico, in particolare nel Caucaso, agendo da motore per la promozione degli interessi europei nella regione; Macron prosegue la linea di confronto anti-russa. In questo senso, dice ancora Šimov, né Moskva né Minsk possono aspettarsi nulla di buono da questa attività diplomatica.

Ne sono ben consapevoli in Russia: il rappresentante russo al OSCE, Dmitrij Poljanskij, ha detto che la Russia ha informato i paesi OSCE che, a oggi, Moskva e Occidente si trovano molto vicini a un confronto militare diretto: «il limite è molto labile, quindi sarà molto difficile stabilire se siamo già in una fase critica o meno». Il 27 maggio l'intelligence russa ha affermato che la situazione ai confini nord-occidentali della Russia è peggiorata significativamente. I fatti dicono che in Finlandia, Polonia, Paesi baltici si allestiscono nuove basi militari, si acquistano armi in gran quantità e si approntano capacità logistiche per il trasporto di truppe e mezzi verso il confine russo, mentre aumentano numero e portata delle esercitazioni militari NATO.

Ma, si sa, a Bruxelles si opera eucaristicamente per la pace in terra.

 

FONTI:

https://politnavigator.news/tikhanovskaya-nasha-sudba-zavisit-ot-pobedy-banderovcev-ukraina-uzhe-nastolko-moshhna.html

https://politnavigator.news/diktator-zelenskijj-priznal-samozvanku-tikhanovskuyu-boevye-zmagary-v-vostorge.html

https://politnavigator.news/deputat-rady-rastolkoval-zachem-nuzhna-zelenskomu-isteriya-vokrug-belorussii.html

https://politnavigator.news/kedmi-zelenskijj-na-samom-dele-mechtaet-o-podklyuchenii-belorussii-k-svo.html

https://ukraina.ru/20260527/ukraina-gotovit-belorusskiy-front-1079480424.html

https://www.fondsk.ru/news/2026/05/27/gotov-li-es-razmorazhivat-otnosheniya-s-belorussiey-posle-zvonka-makrona-lukashenko

https://ria.ru/20260527/obse-2095138763.html

 

Fabrizio Poggi

Fabrizio Poggi

Ha collaborato con “Novoe Vremja” (“Tempi nuovi”), Radio Mosca, “il manifesto”, “Avvenimenti”, “Liberazione”. Oggi scrive per L’Antidiplomatico, Contropiano e la rivista Nuova Unità.  Autore di "Falsi storici" (L.A.D Gruppo editoriale)

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