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Più di 3 milioni di persone, dall'inizio dell'epidemia, hanno rinunciato a curarsi per via dei tempi dilungati e dei blocchi della sanità pubblica causati dall'emergenza Covid. A questi si aggiungono più di 2,2 milioni di persone che, per rivolgersi alle strutture private e aggirare i tempi lunghi del pubblico, si sono ritrovati a chiedere prestiti a parenti e amici. È quanto emerge da una ricerca condotta da Facile.it, da mUp Research e Norstat.
Anziché spingere verso il potenziamento del sistema sanitario nazionale, estendendo l'accesso alle cure, l'emergenza Covid sta portando a una negazione del diritto, espresso in Costituzione, dell'universalismo delle cure. "Le risorse sono poche", "non possiamo curare tutti", è l'inquietante mantra che vediamo aleggiare nel nuovo piano pandemico 2021-2023, un mantra che spinge sempre più verso un sistema sanitario privatistico e destinato a chi può permettersi le cure. Il Covid ha determinato un'accelerazione di questa deriva.
Sappiamo bene ormai che le risorse ci sono, ma che non c'è volontà politica di investirle per un'estensione del diritto alle cure, per un ripristino dello stato sociale, per una vera e piena attuazione dei diritti e delle libertà espresse nella Costituzione del 1948.
Per quanto tempo ancora dovremo assistere allo sfregio del Paese e dei suoi cittadini?
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