Una speranza per il Medio Oriente

La telefonata tra Obama e Rowhani può inaugurare una nuova stagione per la regione

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Ciò che accade in Medio Oriente ha implicazioni internazionali esordisce Gideon Rachman in "How things could go right in Middle East" sul Financial Times. La primavera araba dei primi mesi del 2011 è stata accolta con euforia negli Stati Uniti e in Europa mentre, quest'estate, il colpo di stato in Egitto e l'attacco con armi chimiche in Siria hanno seminato disperazione. Ora, la speranza fa di nuovo capolino dopo la storica telefonata tra Barack Obama e Hassan Rowhani.
L'esperienza tuttavia, ammonisce Rachman, suggerisce che il pessimismo è di solito una scommessa vincente riguardo il Medio Oriente e, dal momento che è estremamente facile descrivere tutti i modi in cui le cose potrebbero andare peggio, uno scenario cupo per la regione, per il prossimo anno, potrebbe essere questo:
 
In Siria, nessuna delle due parti sarà in grado di prevalere e il conflitto, che è già costato più di 100.000 vite, proseguirà. Il paese si frantumerà in tanti staterelli senza legge, alcuni dei quali forniranno da rifugio per al-Qaeda. 
La violenza politica aumenterà anche in Iraq, dove il numero di persone uccise quest'anno si ta avvicinando ai livelli  del 2008.
I profughi in uscita dalla Siria destabilizzano sia la Giordania che il Libano . 
In Egitto, la repressione contro i Fratelli Musulmani condurrà ad una recrudescenza della violenza politica. 
La Libia sprofonderà nell'anarchia. 
In mezzo a tutto questo trambusto, il re Abdullah dell'Arabia Saudita morirà, provocando una lotta di potere all'interno della famiglia reale, e instabilità e conflitto settario si diffonderanno nel paese sconvolgendo l'economia mondiale. 
I colloqui di pace tra Israele e palestinesi falliranno per l'ennesima volta così come, sotto il peso delle pressioni politiche interne, falliranno gli sforzi per raggiungere un accordo sul nucleare tra gli Stati Uniti e l'Iran. A questo punto gli israeliani perderanno la pazienza e lanceranno un attacco contro gli impianti nucleari iraniani.
 
Anche se solo una di queste cose accadesse, spiega Rachman, la situazione in Medio Oriente si aggraverebbe di molto ma, per una volta è possibile sperare in un'evoluzione positiva per il Medio Oriente. Il punto di partenza per questo scenario ottimistico è l'Iran. La telefonata tra i due presidenti è stata breve ma storica: il contatto di più alto livello tra le due nazioni dopo la rivoluzione iraniana del 1979. Questa novità riflette il fatto che entrambe le parti hanno un potente incentivo a finalizzare un accordo. Nonostante l'indecisione sul dossier siriano, l'amministrazione Obama sta cercando disperatamente di evitare nuove guerre in Medio Oriente. Un accordo con l'Iran sarebbe una vittoria per Obama che lo rafforzaerebbe anche in patria. L'Iran, invece, sta collassando sotto il peso delle sanzioni economiche e il sostegno al regime di Bashar al-Assad in Siria. 
Un accordo sul nucleare migliorerebbe le possibilità di un approccio comune internazionale sulla Siria sulla scia del risultato ottenuto con la risoluzione delle Nazioni Unite sul disarmio chimico di Damasco.  
Sebben sia lecito ritenere che i negoziati israelo-palestinesi falliranno anche questa volta, anche qui, obietta Rachman, le cose potrebbero cambiare. La caduta dei Fratelli Musulmani in Egitto ha gravemente indebolito Hamas a Gaza rendendo più facile per l'Autorità Palestinese di Mahmoud Abbas cercare un compromesso con Israele. Gli incentivi per Israele di trovare un accordo sono meno evidenti, dato il tumulto nella regione e la deriva verso destra della politica israeliana. Ma il governo di Benjamin Netanyahu non potrà respingere  a lungo la pressione diplomatica degli Stati Uniti.  
La situazione in Egitto potrebbe anche migliorare se l'economia e il turismo torneranno a crescere. In Tunisia, le probabilità di un colpo di stato in stile egiziano sembrano essere diminuite dopo la decisione del governo islamista di farsi da parte.
Due mesi fa, conclude Rachman, nessuno aveva previsto che i presidenti degli Stati Uniti e Iran si sarebbero scambiati i saluti al telefono e che la Siria avrebbe accettato di rinunciare alle armi chimiche. Queste buone notizie forniscono una base su cui provare a fermare il caos e lo spargimento di sangue che ha travolto la primavera araba.

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