Una crisi politica fermerà l'ascesa della Cina?

1181
Una crisi politica fermerà l'ascesa della Cina?

I nostri articoli saranno gratuiti per sempre. Il tuo contributo fa la differenza: preserva la libera informazione. L'ANTIDIPLOMATICO SEI ANCHE TU!

OPPURE

In A political crisis will not stop China, Gideon Rachman analizza il dibattito sul futuro ruolo di superpotenza di Pechino. Scettici su tale status non sono solo gli analisti occidentali o i dissidenti liberali cinesi, ma anche gli stessi leader della Repubblica popolare. Il primo ministro Wen Jiabao ha fatto di tutto per ridimensionare il miracolo cinese, definendo la crescita economica “non bilanciata e insostenibile” e ammonendo che se la Cina non attuerà importanti riforme politiche, sarà vulnerabile ad una altra rivoluzione culturale, in grado di vanificare tutti i guadagni economici. Inoltre, la decisione di liquidare Bo Xilai, il controverso capo del partito comunista a Chongqing, dimostra come la tanto acclamata stabilità del paese rimanga un mito. 

Per il Columnist del Ft, tuttavia, la Cina dovrà si affrontare enormi sfide politiche ed economiche prima di poter essere definita una superpotenza, ma l'instabilità politica non potrà eliminare i successi economici. In Occidente il crollo economico della Cina è stato predetto sin dall'inizio del suo boom: nel 2003, il libro di Gordon Chang, The Coming Collapse of China, aveva profetizzato che il miracolo cinese sarebbe durato al massimo altri cinque anni. Quando quindi oggi si legge che le banche cinesi sono vicine al collasso e che il paese è sull'orlo della guerra civile o di un disastro ambientale, Rachman si dichiara di restare scettico di fronte a tali affermazioni.
L'economia cinese non potrà mantenere tassi di crescita tra l'8-9% all'anno in eterno ed il sistema politico rimane profondamente anacronistico. Ma di questo ne è ben consapevole lo stesso Wen, quando ha affermato che “i valori della primavera araba vanno  rispettati”. Corea del Sud e Taiwan rappresentano due esempi in Asia di come dittature partitiche ed economie manifatturiere a basso costo si siano trasformate in moderne democrazie con consumi tecnologici. La Cina avrebbe maggiori difficoltà a sperimentare una tale transizione: libere elezioni nel paese metterebbero a rischio l'integrità territoriale del paese, aumentando le tensioni con i movimenti  separatisti in Tibet e Xinjiang; e una riduzione delle restrizioni sulla libera circolazione dalle campagne alle città  aumenterebbero manifestazioni di protesta sociale. Tuttavia, conclude Rachamn, anche nel peggior scenario possibile, quello di una guerra civile, lo status di superpotenza non sarebbe a rischio. Del resto, gli Stati Uniti prima di divenire la prima potenza economica mondiale hanno combattuto una guerra civile nel 1860; mentre la Germania ed il Giappone sono divenute tra i paesi più ricchi, dopo esser stati completamente distrutti durante la seconda guerra mondiale. Cosa avevano in comune queste nazioni? L'aver scoperto il successo economico, in grado di sopravvivere alle tensioni ed ai sommovimenti politici. Dopo più di 30 anni di rapida crescita, la Cina ha fatto propria la stessa formula. Gli scettici tendono a comparare la Cina all'esperienza sovietica, ma l'URSS è crollata per la sua volontà di non partecipare all'economia mondiale, mentre la Cina è il maggior esportatore mondiale. 
In politica le debolezze cinesi sono palesi e, come testimonia la questione di Bao, il paese è ancora afflitto da un sistema inadeguato ed inefficiente. Se e quando riuscirà a raggiungere “la quinta modernizzazione”, come ha definita il dissidente Wei Jingsheng la democrazia, la Cina avrà allora superato l'ultimo ostacolo rimasto per raggiungere lo status di superpotenza.

ATTENZIONE!

Abbiamo poco tempo per reagire alla dittatura degli algoritmi.
La censura imposta a l'AntiDiplomatico lede un tuo diritto fondamentale.
Rivendica una vera informazione pluralista.
Partecipa alla nostra Lunga Marcia.

oppure effettua una donazione

Pechino, i numeri record dei Giochi Mondiali dei Robot Umanoidi   Una finestra aperta Pechino, i numeri record dei Giochi Mondiali dei Robot Umanoidi

Pechino, i numeri record dei Giochi Mondiali dei Robot Umanoidi

Il viaggio di Xi che cambia la geopolitica mondiale (VIDEO) di Fabio Massimo Paernti Il viaggio di Xi che cambia la geopolitica mondiale (VIDEO)

Il viaggio di Xi che cambia la geopolitica mondiale (VIDEO)

Una falsa false-flag? di Francesco Santoianni Una falsa false-flag?

Una falsa false-flag?

 Ecco perché la Russia non sta avanzando “lentamente” in Ucraina di Alessandro Bartoloni  Ecco perché la Russia non sta avanzando “lentamente” in Ucraina

Ecco perché la Russia non sta avanzando “lentamente” in Ucraina

RUSSELL MEANS, IL NATIVO CHE L’AMERICA NON RIUSCÌ A IGNORARE di Raffaella Milandri RUSSELL MEANS, IL NATIVO CHE L’AMERICA NON RIUSCÌ A IGNORARE

RUSSELL MEANS, IL NATIVO CHE L’AMERICA NON RIUSCÌ A IGNORARE

Woke, l'obsolescenza che fa PIL (di Francesco Erspamer) di Francesco Erspamer  Woke, l'obsolescenza che fa PIL (di Francesco Erspamer)

Woke, l'obsolescenza che fa PIL (di Francesco Erspamer)

"Ci stiamo avvicinando sempre più alla guerra" di Paolo Desogus "Ci stiamo avvicinando sempre più alla guerra"

"Ci stiamo avvicinando sempre più alla guerra"

Venezuela: un punto provvisorio di Geraldina Colotti Venezuela: un punto provvisorio

Venezuela: un punto provvisorio

Complottista a chi? La legge di Gresham per l’informazione di Alessandro Mariani Complottista a chi? La legge di Gresham per l’informazione

Complottista a chi? La legge di Gresham per l’informazione

Il caso Ranucci e la questione woke di Giuseppe Giannini Il caso Ranucci e la questione woke

Il caso Ranucci e la questione woke

Il caro prezzo della Bari "attrattiva" di Antonio Di Siena Il caro prezzo della Bari "attrattiva"

Il caro prezzo della Bari "attrattiva"

Italia e vincolo esterno di Gilberto Trombetta Italia e vincolo esterno

Italia e vincolo esterno

FRIEDMAN HA VINTO di  Leo Essen FRIEDMAN HA VINTO

FRIEDMAN HA VINTO

ZELENSKY SI INCHINA A UN NAZISTA (di Giorgio Cremaschi) di Giorgio Cremaschi ZELENSKY SI INCHINA A UN NAZISTA (di Giorgio Cremaschi)

ZELENSKY SI INCHINA A UN NAZISTA (di Giorgio Cremaschi)

Registrati alla nostra newsletter

Iscriviti alla newsletter per ricevere tutti i nostri aggiornamenti