Un terzo candidato alle presidenziali

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Un terzo candidato alle presidenziali

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Al ventesimo anno dalla candidatura indipendente di Ross Perot, che ottenne quasi il 20% dei voti e fu decisivo nel modificare l'agenda dell'amministrazione Clinton, Friedman, nella sua rubrica del 18 febbraio, A Third Voice for 2012, torna ad invocare un terzo candidato indipendente alle prossime elezioni presidenziali americane. 

Una personalità come David Walker. Capo revisore dei conti del paese dal 1998 al 2008 ed attualmente al comando di Comeback America Initiative, organizzazione non-governativa impegnata a fornire soluzioni ai problemi fiscali del paese, Walker perderebbe, secondo un sondaggio pubblicato recentemente dal Politico, solo con Hilary Clinton come miglior candidato possibile di un terzo partito.  
La visione di Walker è semplice: dato il ruolo dell'economia americana e del dollaro come riserva internazionale, gli Stati Uniti  hanno ancora margine d'azione, ma non sono immuni dalle leggi della finanza. Ed i programmi del partito democratico e di quello repubblicano non offrono soluzioni adeguate. Da un lato, i tagli previsti dall'amministrazione Obama ridurranno solo dell'1% del deficit in dieci anni, ma i programmi di spesa per Social Security, Medicare e Medicaid  aumenteranno del 96% nello stesso periodo. Quindi, nel 2022, più del 77% delle spese governative serviranno a coprire le spese per l'amministrazione e del welfare. Il che è, secondo Walker, irresponsabile e insostenibile, perché rimarrà poco o niente per difesa, infrastrutture, educazione e ricerca. D'altro canto, i Repubblicani, dimenticano che per ristorare le finanze il livello di tassazione non può rimanere così bassa, tra il 15 e 16% del Pil, e c'è bisogno di maggiori entrate per cpmpensare le maggiori spesi dei prossimi anni.
Dopo mesi di anonima campagna repubblicana per contenuti e soluzioni per il paese, conclude Friedman, sarebbe necessario che una figura autorevole ed indipendente come Walker entrasse nella competizione e stimolasse i due contendenti a migliorare i loro programmi.
Una figura come Walker rischierebbe di essere percepita come un tecnico con l'incarico di intervenire laddove la politica non riesce più a fornire soluzioni. Il che avvicinerebbe in modo inquietante gli Stati Uniti alla Grecia e all'Italia.

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