Un paese alla fame

La Corea del Nord sopravvive solo grazie alla Cina

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Un paese alla fame

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Per quanto scioccanti possano essere, si legge in un editoriale dell'Independent, le "indicibili atrocità" commesse in Corea del Nord non sono una  sorpresa. Nonostante gli  sforzi di tre generazioni di Kim al potere, storie di repressione,  carestie e una rete di gulag brutali sono uscite fuori da un paese dove vengono perpetrati crimini contro l'umanità.
 
Il rapporto pubblicato questa settimana da una commissione delle Nazioni Unite è ugualmente una pietra miliare. I risultati dell'inchiesta durata un anno, basata su audizioni pubbliche con più di 80 vittime e testimoni, fanno emergere un quadro più dettagliato della realtà quotidiana dello Stato più chiuso del mondo. Il catalogo risultante di stupri, omicidi, torture e schiavitù è anche il primo atto d'accusa ufficiale delle Nazioni Unite dei diritti umani in Corea del Nord e  si conclude con la raccomandazione esplicita che la situazione sia deferita alla Corte penale internazionale.
 
La domanda ora è cosa succederà dopo. E la risposta più probabile è non molto. Ci sono un certo numero di ostacoli pratici da superare. Ma non è la legge l'ostacolo principale. Ogni decisione in merito dovrà essere approvata dal Consiglio di Sicurezza e uno dei membri permanenti -  con diritto di veto – del Consiglio è la Cina, unica alleata della Corea del Nord.
 
C’è stato qualche segnale, durante il più recente attacco di militarismo di Kim Jong-un , che Pechino stesse perdendo la pazienza con il suo vicino emarginato.  
 
Nella migliore delle ipotesi, l'ONU può estendere il suo mandato per il monitoraggio dei diritti umani in Corea del Nord. Ogni ulteriore pressione sarà, naturalmente, benvenuta. Ma fino a quando  il regime di Kim potrà contare sul sostegno della Cina, poco cambierà. Non sono i giudici dell'Aia che devono agire di fronte a questo rapporto ma i politici di Pechino.

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