Un nuovo periodo di volatilità è iniziato

I fattori che spiegano le nuove turbolenze sui mercati finanziari

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Un nuovo periodo di volatilità è iniziato

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In De-Risking Revisited Nouriel Roubini analizza le turbolenze attuali dei mercati finanziari, prendendo a riferimento la grande crescita dei mercati speculativi dall'estate scorsa -  in particolare equities commodities e bond – a fronte di una crescita economica stagnante dei paesi.
Nella prima parte della sua analisi Roubini offre un quadro generale dell'economia globale e le prospettive di crescita per i principali paesi. Il Giappone, dopo aver combattuto per due decenni contro stagnazione e deflazione, sta provando l'esperimento Abenomics per uscire da questa spirale. Nel Regno Unito, le misure d'austerità di Cameron hanno generato una tripla recessione, mentre gran parte dell'eurozona rimane in una fase di profonda depressione, con la periferia che sta rapidamente infettando anche il centro più dinamico dal punto di vista produttivo. Anche negli Stati Uniti, la performance economica rimane mediocre ed inferiore alle attese, con la crescita attestatasi all'1,5%. Ed infine la maggiore speranza della ripresa mondiale,  i mercati emergenti, si sono provati incapaci di cambiare rotta: secondo dati recenti del Fondo monetario internazionale, il Pil cinese si è attestato all'8% rispetto al 10% in 2010; nello stesso periodo, la crescita indiana è passata dall'11.2% al 5.7%, mentre Russia, Brasile, ed il Sud Africa al 3%.
Il gap tra Wall Street e Main Street, prosegue Roubini nella sua analisi, può essere spiegata da tre fattori principali: in primo luogo, i rischi di un imminente collasso nell'economia globale – in particolare una rottura dell'euro zona, il fiscal cliff americano, un'immensa bolla speculativa in Cina, una guerra tra Israele ed Iran sul programma di proliferazione nucleare – sono minori rispetto ad un anno fa.
In secondo luogo, ad una crescita lenta sia nei paesi sviluppati che in quelli emergenti, i mercati finanziari stanno reagendo con ottimismo sulle possibilità di una forte ripresa nella seconda metà del 2013 e 2014, specialmente per Usa e Giappone.
Infine, la crescita stagnante e la bassa inflazione – in parte per la caduta dei prezzi delle commodities – ha portato le banche centrali mondiali di tutto il mondo a perseguire politiche monetarie espansive, producendo tassi d'interesse bassi ed agevolazioni di accesso al credito. Questa immensa massa di liquidità immessa genera due rischi principali: il credit crunch per piccole e medie imprese che non risolleva la crescita e produce nuove spinte al ribasso dei prezzi, in linea con i fondamentali dell'economia più debole. Ed, inoltre, sottolinea il noto economista, la possibilità che a breve alcune banche centrali  - la Fed ha già dichiarato di voler cambiare strategia in modo repentino nei prossimi mesi – possano decidere di invertire la rotta e risollevare tassi attestatesi vicini allo zero.
Tutti questi fattori spiegano le turbolenze attuali nei mercati finanziari: la crescita calante in Cina e mercati emergenti spiega il crollo delle commodities e delle equities;  i segnali recenti della Fed di un'uscita dalla QE saranno rallentati da una crescita stagnante e bassa inflazione del paese, continuando a produrre spinte al rialzo per le valute dei mercati emergenti. Infine, c'è la questione di come i politici dei mercati emergenti risponderanno alla turbolenza finanziaria in corso: dalla decisione di aumentare i tassi d'interesse per frenare l'afflusso dei capitali stranieri e controllare l'inflazione, o di tagliarli per rilanciare il Pil, dipenderà molto del futuro dell'economia globale.
Due fattori finali saranno fondamentali per il 2014: in primo luogo la capacità dell'eurozona di uscire dalla depressione - alcuni segnali di stabilizzazione si sono avuti ma la maggior parte dei problemi restano irrisolti – e se in Medio Oriente  la minaccia di proliferazione nucleare dovesse arrivare ad un conflitto. Un nuovo periodo di incertezza e volatilità è iniziato, questa è l'unica certezza nella conclusione di Roubini.

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