Terremoto e sanzioni: il Venezuela che non raccontano i media mainstream
Le sanzioni che uccidono, i farmaci che mancano, la terra che trema: cosa si nasconde dietro la tragedia venezuelana
Per capire davvero cosa è accaduto in Venezuela dopo i due terremoti di mercoledì scorso, bisogna partire da lontano. Non si può leggere la tragedia senza inquadrare il contesto economico e sociale in cui è piombata. I primi report delle agenzie internazionali e dei soliti disinformatori del mainstream hanno subito puntato il dito contro il governo: servizi sanitari travolti nelle prime ore, emergenze al collasso, e una situazione particolarmente drammatica nello stato di La Guaira, che ha registrato le maggiori devastazioni e il numero più alto di vittime. Il ritratto che ne è uscito è stato quello di un governo venezuelano impreparato e inadeguato.
Ma la realtà, come spesso accade, è ben diversa da questa narrazione unilaterale. A pochi giorni dal sisma, la fotografia che arriva dagli ospedali pubblici di Caracas è differente dal pandemonio descritto da alcuni servizi. I quindici nosocomi della capitale hanno retto l'urto in regime di contingenza, certo, ma senza quel crollo totale che molti avevano paventato. E c'è un dato che merita attenzione: un centinaio di cliniche private, dotate di attrezzature all'avanguardia, si sono attivate immediatamente su coordinamento governativo, offrendo cure gratuite ai feriti. Una mobilitazione che ha alleggerito la pressione sul settore pubblico.
A La Guaira, l'epicentro dell'emergenza, la situazione è stata presa in mano dall'esercito venezuelano e dalle brigate internazionali, che hanno installato ospedali da campo sul posto. Il trasferimento dei feriti verso la capitale, massiccio nelle prime ore, si è progressivamente ridotto fino a diventare sporadico.
Il nodo del petrolio e il peso delle sanzioni
Detto questo, sarebbe miope negare le difficoltà oggettive in cui il sistema sanitario pubblico si trovava già prima del sisma, come evidenzia il quotidiano messicano La Jornada Il nodo, come sempre in Venezuela, è il petrolio. L'industria degli idrocarburi, che storicamente ha garantito il 97% delle entrate nazionali, è sotto embargo da parte degli Stati Uniti da undici anni. Negli ultimi sette, il blocco si è fatto più stringente, paralizzando di fatto ogni operazione di compravendita. E anche dopo gli eventi del 3 gennaio scorso - quando un attacco militare statunitense ha colpito Caracas e La Guaira per sequestrarwe il presidente Nicolás Maduro - le sanzioni sono rimaste praticamente intatte.
Le cifre parlano chiaro. Secondo la relatrice dell'Onu per i Diritti Umani, Alena Douhan, che subito dopo la pandemia di Covid-19 aveva visitato il Paese per valutare gli effetti del blocco, le entrate del governo venezuelano sono crollate del 99 per cento. Il Paese è stato costretto a resistere con l'uno per cento del reddito che aveva prima delle misure coercitive. Prima delle sanzioni, il 76 per cento di quelle risorse veniva destinato a progetti sociali: sanità, istruzione, sostegno agli anziani, ai bambini e agli adolescenti. Oggi, con un budget ridotto a un centesimo di quello che era, la coperta è diventata troppo corta per tutti.
La relatrice Douhan ha parlato di "somma di denaro miserabile" per descrivere le risorse post-sanzioni, e ha riconosciuto che le azioni unilaterali di Stati Uniti e Unione Europea hanno avuto effetti devastanti su alimentazione, salute e istruzione del Paese. La qualità della vita dei venezuelani, denunciava, è crollata a causa delle sanzioni.
Il blocco dei fondi e le conseguenze sulla salute
Il congelamento dei fondi nel sistema finanziario internazionale ha avuto conseguenze drammatiche e concrete. I beni della Banca Centrale del Venezuela all'estero sono bloccati, il che ha impedito al Paese di acquistare non solo vaccini anti-Covid, ma anche attrezzature mediche e farmaci salvavita. La relatrice aveva esortato le banche di Inghilterra e Portogallo, che detengono illegalmente fondi venezuelani, a restituirli affinché possano essere utilizzati per affrontare la crisi.
La stretta ha paralizzato gli acquisti di turbine per il sistema elettrico e impianti per la gestione delle acque, con un effetto domino sulla qualità dell'assistenza sanitaria. La penuria di pacemaker e di farmaci per malati di cancro, Hiv e diabete è diventata endemica. E l'importazione di vaccini, bloccata prima e durante la pandemia, ha fatto retrocedere il Venezuela in alcune classifiche sanitarie.
Misure punitive contro la popolazione civile
Le sanzioni, come hanno documentato anche gli studi degli economisti Mark Weisbrot e Jeffrey Sachs, non hanno colpito principalmente il governo, ma la popolazione civile. Hanno ridotto l'apporto calorico della gente, aumentato malattie e mortalità – sia tra gli adulti che tra i minori – e costretto milioni di venezuelani a lasciare il Paese, spinti da un'inflazione galoppante e da una depressione economica senza precedenti. I più poveri e vulnerabili hanno pagato il prezzo più alto. Anche se bisogna evidenziare che le contrimisure messe in atto dal governo bolivariano fino al sequestro di Maduro, avevano permesso a Caracas di tornare a far crescere l'economia e di superare la crisi più dura.
Oggi lo stipendio medio del settore pubblico si aggira tra i due e i tre dollari al mese, una cifra che consente di acquistare appena l'uno per cento del paniere alimentare di base. La popolazione, denunciava la relatrice Douhan, dipende dall'assistenza governativa sotto forma dei CLAP – i kit alimentari distribuiti dallo Stato – e dai trasferimenti di denaro attraverso il Carnet de la Patria, oltre a numerosi sussidi per i dipendenti pubblici.
Queste misure, secondo gli studi citati, integrano gli estremi del castigo collettivo verso la popolazione civile, così come definito dalle convenzioni internazionali di Ginevra e dell'Aia, di cui gli Stati Uniti sono firmatari. E violano, di fatto, sia il diritto internazionale che la stessa legislazione statunitense.
Un corpo già provato
È in questo stato di fragilità che il Venezuela è stato colpito dai due terremoti. Un colpo inaspettato e violento su un organismo che da anni soffre. Sul terreno, oggi, la conta dei danni prosegue. Ma la vera ferita, quella che i soccorsi d'emergenza non possono rimarginare, è più profonda e viene da lontano. Le sanzioni, come ha riconosciuto la stessa Onu, hanno esacerbato le calamità economiche e umanitarie esistenti, impedendo al Paese di generare il reddito neseccario e di utilizzare le risorse per sviluppare e mantenere infrastrutture e programmi sociali. Quindi parlare dei problemi del Venezuela senza citare queste premesse è operazione disinformativa.


