Stime pessimiste per il 2012 americano

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Stime pessimiste per il 2012 americano

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Nel suo spazio mensile su Project Syndicate, The Straits of America, l'economista Nouriel Roubini compie una previsione pessimista sul 2012 economico degli Stati Uniti. Nonostante i flebili segnali positivi di alcuni indicatori macroeconomici, in particolare sulla creazione di posti di lavoro ed i dati sui servizi, secondo l'economista della New York University l'economia americana rimarrà debole per tutto l'anno.

Le ragioni sono diverse. In primo luogo, la crescita dell'occupazione è ancora troppo mediocre per stabilizzare il tasso di disoccupazione e rilanciare i salari: più del 40% dei disoccupati sono di lungo corso e le imprese sono impegnate nel cercare di ridurre ulteriormente il costo del lavoro. In secondo luogo, i consumatori rimangono altamente indebitati e la crescita delle diseguaglianze salariali impediranno ulteriormente la ripresa dei consumi, dato l'ennesimo spostamento di risorse da chi ha maggiore propensione a spendere verso coloro che hanno maggiori propensioni al risparmio. In terzo luogo, dopo sei anni di recessione, il settore immobiliare, con la domanda di nuove case crollata del 80%, non si riprenderà e circa 20 milioni di americani (il totale dei proprietari con mutuo) vedranno ulteriormente ridotta la loro capacità d'acquisto nel circolo vizioso della equity negativa nel settore immobiliare. In quarto luogo, gli Stati Uniti, come altre economie avanzate rimangono nella fase iniziale del ciclo di deleverage, vale a dire di disinvestimento che si realizza rimborsando il debito pregresso con la liquidità disponibile . Una recessione causata da troppo debito e leva finanziaria (soprattutto nel settore privato) richiederà un lungo periodo di minore spesa e di maggiore risparmi. Infine, data la flebile crescita interna la soluzione dovrebbe essere quella di una riduzione del deficit commerciale con l'estero, con un aumento delle esportazioni. Questo non avverrà secondo Roubini per alcuni fattori decisivi: il mantenimento di alti prezzi sulle materie energetiche, l'azione delle altre Banche centrali mondiali in linea con la Fed in azioni di immissioni di liquidità e nel mantenere stabili le loro valute ed, infine, la minor crescita complessiva prevista per tutti i paesi emergenti significa anche minor domanda per i prodotti Usa.
Conclude Roubini che per tutte queste ragioni e per la campagna presidenziale fino a novembre che impedirà impopolari di necessari decisioni di riduzione del deficit fiscale, il consiglio di Roubini è di attendere. Il rischio però quando uomini d'affari, consumatori ed investitori non agiscono è di aumentare le possibilità di avverare ciò che vorrebero evitare.

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