Sadio Mané: l’orgoglio delle radici e l’impegno sociale
Sadio Manè, uno dei giocatori più forti nel panorama mondiale calcistico. Un fiero e orgoglioso capitano della nazionale del suo paese, il Senegal. Un uomo che non ha mai dimenticato da dove proviene e sembra bizzarro celebrarlo quasi in contrapposizione, con quello che è lo stereotipo del calciatore moderno glamour e social.
Sadio Manè nasce nel 1992 a Sédhiou, nel sud del Senegal, a 400 chilometri di distanza dalla capitale Dakar. Cresce scalzo, nascondendosi dai genitori che non vogliono vederlo mentre perde tempo a causa del calcio, tempo che loro vorrebbero usasse più proficuamente per lavorare o studiare. Nasce in una famiglia molto religiosa e questo lo accompagnerà per tutta la vita.
A 15 anni, mente ai genitori e prende un bus per Dakar. Vuole fare un provino, ma ha delle scarpe praticamente di cartone e dei pantaloncini che non sembrano neanche adatti per giocare a calcio. «…Non ho scarpe o vestiario da calcio. Sono venuto con quello che ho…» dice ad un allenatore che lo guarda quasi commiserandolo. Poi il campo parla per lui. Dopo il provino lo stesso allenatore decide che quel folletto mingherlino di 1,70 deve rimanere nella capitale. Lo prende la Génération Foot, squadra di Dakar che, che, oltre a fungere da vivaio in Senegal del FC Metz, è anche impegnata nel sociale assicurando un’educazione gratuita a tutti i propri tesserati.
Poi a 17 anni viene spedito proprio a Metz in Francia. Da qui la sua storia prende il volo, dopo un paio d’anni lì in prima squadra, va poi nel Salisburgo, dove in due stagioni si mangia qualsiasi avversario. Nel 2014 la chiamata del Southampton in Inghilterra, con la cui maglia realizza la tripletta più veloce nella storia della Premier League: 2 minuti e 56 secondi, battuto il record di Robbie Fowler al Liverpool che resisteva da un ventennio.
"Perché dovrei volere 10 Ferrari?"
Grande protagonista in campo, quasi invisibile fuori. Quando non gioca, infatti, Mané mantiene un profilo basso e difficilmente si fa fotografare in situazioni sconvenienti o "da star". Anzi negli anni i tifosi hanno imparato ad apprezzarlo anche per la sua umiltà e lo spirito di sacrificio. Atteggiamenti che sono figli di un infanzia difficile segnata dalla povertà. In una intervista tv ha raccontato le proprie origini raccontando: "Perché dovrei volere 10 Ferrari, 20 orologi con diamanti e due aerei? Cosa faranno questi oggetti per me e per il mondo?...Ho avuto fame, ho lavorato nei campi, sono sopravvissuto a tempi difficili, ho giocato a piedi nudi e non sono andato a scuola. Oggi, con quello che guadagno, posso aiutare le persone, il mio popolo". Parole suffragate dai fatti concreti, infatti in Senegal ha fatto costruire diverse scuole e uno stadio, e "inoltre forniamo vestiti, scarpe e cibo alle persone in condizioni di estrema povertà". Oltre a ciò l’idolo dell’Anfield di Liverpool, destina "70 sterline al mese a tutte le persone di una regione molto povera del Senegal, per contribuire alla loro economia familiare". Musulmano praticante, Mané ha dato prova della sua umiltà anche nella comunità di Liverpool, dove è stato fotografato mentre aiutava a pulire i bagni della locale moschea.
Anche dopo aver conquistato il Pallone d’Oro africano, il grande successo non ha modificato, la sua quotidianità, la sua personalità schiva e attenta ai bisogni di chi è in difficoltà.
Sadio Mané, senegalese attaccante e idolo del Liverpool, uno di quelli che ha vinto di tutto, ha deciso di investire in altro modo i suoi enormi guadagni. “ …In Senegal, come nella maggior parte dell'Africa le persone sopravvivono con enormi difficoltà. Il salario medio è di 100 dollari al mese e molti non hanno nemmeno questa cifra a causa della forte disoccupazione. Molti lavorano in agricoltura, che, pur fornendo una delle necessità più vitali della vita, purtroppo non garantisce salari sufficienti per vivere. Allora ho deciso di ‘investire’ in Senegal redistribuendo le mie ricchezze. Ho costruito scuole, uno stadio, una moschea. Con mia moglie forniamo vestiti, scarpe, cibo per le persone in estrema povertà. Ogni mese faccio un contributo ad organizzazioni che combattono la malaria. Abbiamo anche deciso di ‘donare’ 70 sterline al mese a tutte le persone, in maniera incondizionata, in una regione molto povera del Senegal che contribuisce alla loro economia familiare. Non ho bisogno di mostrare auto di lusso, case di lusso, viaggi e persino aerei. Preferisco che la mia gente riceva un pò di ciò che la vita mi ha dato" , ha dichiarato.
"La vita è di dare e avere… dalla poca assistenza che offro alla mia gente, alcuni dei giovani possono guadagnarsi da vivere. Sono un africano, e sento che non è bello dimenticare le proprie radici, indipendentemente dal tuo status e dai progressi nella vita. Dobbiamo raccogliere la sfida di offrire sostegno morale e finanziario alla nostra gente", ha detto Mané a The Guardian.
In un’intervista venne stuzzicato sul perché, con uno stipendio da £5 mln l’anno, non li spendesse in beni di lusso come molti suoi colleghi. Ha risposto nel modo più naturale possibile: “occorre ricordarsi da dove si proviene, da bambino avevo fame, ho vissuto tempi non facili, ho giocato a calcio scalzo e mi mancavano molte cose. … Oggi grazie al calcio ho vinto e posso aiutare la mia gente…».
Torna spesso anella sua terra per visionare lo stato dei lavori di costruzione delle scuole. Torna spesso a Bambali, il villaggio vicino Sédhiou da cui partì il suo viaggio per Dakar nel 2007. Perché Sadio Mane, come altri giocatori africani, non ha solo affrontato un lungo viaggio, ma lui non ha mai dimenticato da dove è venuto…questa, per il suo popolo, e anche per noi veri sportivi, è la vera Champion League che ha vinto.
Fonti: Onefootball, Medium.com, World Basic Income, Mirror, The Guardian, Daniele Calamia
STORIE…di vite, di donne, uomini, di mondi, di speranze. A cura di Enrico Vigna


