Poche speranze per il Forum di Davos

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Poche speranze per il Forum di Davos

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Alla vigilia dell'incontro annuale del  World Economic Forum di Davos, Gideon Rachman nella sua rubrica del 24 gennaio, Confronting an age of austerity, si chiede se la leadership politica ed economica mondiale sarà in grado di definire un nuovo ordine internazionale capace di risolvere la crisi economica e politica che sta colpendo il pianeta.
In Europa, la situazione è sempre sull'orlo di un precipizio. Non solo economico, con il rischio di un default greco non controllato o di un collasso di una grande banca. Ma anche politico, con le misure di austerità  in grado di alimentare l'ascesa delle forze populiste e radicali, come confermato dai sondaggi su Marie Le Pen alle prossime presidenziali francesi.
La crisi dell'Europa è sempre più avvertita come collasso prossimo dell'Occidente. Vi è infatti la convinzione che la prossima campagna presidenziale americana sarà orientata a rispondere alle richieste dei movimenti populisti di Occupy Wall Street e del Tea Party, dimostrando come ormai gli Stati Uniti non possano più essere il paese in grado di fornire soluzioni alla crisi come in passato.
Nel mondo arabo, la libertà politica e la democrazia potrebbero non essere i punti di riferimento del nuovo Medio oriente. L'ascesa impetuosa dei partiti islamisti, in particolare di Fratellanza Musulmana in Egitto, aumentano i timori di una destabilizzazione regionale con una politica estera di duro confronto con Israele, sull'esempio delle recenti prese di posizioni del partito islamista Akp al potere in Turchia.
In Cina, dalla crisi finanziaria del 2008 il governo ha assunto un attegiamento sempre più fiducioso sulla capacità di offrire un modello alternativo vincente rispetto all'incapacità delle liberal-democrazie di uscire dalla crisi. Tuttavia, le crescenti proteste popolari, la censura su internet ed i dubbi crescenti sulla tenuta dell'economia accrescono, in un anno di transizione della leadership partitica, i dubbi sulla tenuta del sistema cinese. In un'India incapace di modernizzare il suo sistema politico corrotto ed intraprendere riforme economiche efficaci, pochi credono che le soluzioni alla crisi possano venire dalle potenze emergenti asiatiche.
Di fronte a possibili interventi armati in Siria ed in Iran, in grado di destabilizzare ulteriormente il sistema internazionale, Racham è dunque pessimista sulla possibilità che la leadership di Davos possa strutturare un nuovo ordine mondiale capace di dare risposte efficaci alle crisi.
 
Rachman ha ragione nell'affermare che il modello cinese non possa sostiuire quello occidentale come guida del sistema internazionale. Ma non dovrebbe sottovalutare un'ascesa regionale di tale modello. Eventualità che destabilizzerebbe ulteriormente il sistema.

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