Per l'ennesima volta gli interessi nazionali minano alla base l'Unione europea

Putin ha comunque fornito il miglior assist ai filo-europei per la campagna elettorale

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Per l'ennesima volta gli interessi nazionali minano alla base l'Unione europea

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Due situazioni l'Unione europea avrebbe potuto difficilmente gestire in questa fase: una crisi del debito sovrano e un'aggressione militare russa. Secondo Wolfgang Munchau sul Financial Times il verificarsi della seconda ha manifestato per l'ennesima volta la triste realtà che accompagna l'Ue: gli interessi dei 28 paesi membri non sono allineati. 
 
L'accordo di dicembre sulla risoluzione bancaria ad esempio è stata secondo il Columnist del Ft così debole da non poter risolvere nessun problema di medio calibro. Ora, di fronte alla possibilità di sanzionare l'azione di Mosca, il Consiglio europeo è totalmente inefficace. L'Ue è divisa sulla Russia perchè gli stati membri sono diventati dipendenti dal gas – Mosca rifornisce il 40% delle importazioni tedesche - e di soldi russi – il 5% delle esportazioni della Germania vanno in quel paese. Per Berlino le relazioni con il Cremlino sono una strategic partnership e Gerhard Schröder definisce Vladimir Putin un “corretto democratico”. Angela Merkel è sicuramente meno innamorata del suo predecessore del presidente del Cremlino ma sa bene che gli interessi della Germania sono ora a rischio e non può accettare che l'Ue infligga sanzioni pesanti, così come il Regno Unito non si può permettere di colpire gli interessi finanziari russi nel paese.
 
Il risultato: l'Ue non ha una risposta efficace sulla crisi ucraina e sono così secondo Munchau diventati i collaboratori più efficaci di Putin. La colpa più grande del passato è stata l'incapacità di costruire un mercato energetico comune e gli stati singolarmente hanno continuato a fare accordi bilaterali con Gazprom. 
 
Nel 2007 l'Ue non ha visto l'arrivo della crisi finanziaria, nel 2008 ha mal giudicato l'impatto della bancarotta Lehman, nel 2009 non ha previsto la crisi del debito sovrano greco e dal 2010 ha sottostimato il suo impatto. La lezione che dovrebbe trarsi da questo ultimo episodio è che non si dovrebbe permettere a una piccola crisi finanziaria di diventare troppo grande. Per quel che riguuarda la crisi ucraina, sottolinea Munchau, non è facile trovare ora una soluzione. Delegare sovranità nel settore energetico sarebbe quasi impossibile quanto creare un meccanismo di risoluzione unico delle crisi bancarie.  
 
Lo stesso problema esiste oggi per la zona euro: due gruppi di intellettuali francesi e tedeschi hanno recentemente stilato un report per forgiare una nuova dimensione politica all'Unione politica. Il problema è che i leader della zona euro hanno già preso tutte le decisioni più importanti per le prossime crisi, dai fondi salvataggio come il Mes al Fiscal Compact  e non c'è spazio per una differente lettura oggi.
 
Con la sua azione, conclude Munchau, la crisi in Ucraina ha però dato ai filo europei il principale argomento di campagna elettorale per le prossime elezioni di maggio: il prezzo che si paga per difendere gli interessi nazionali è permettere a Putin di dividere ancora di più i paesi membri.

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