Obama il miglior amico d'Israele

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Nella rubrica del 6 marzo, Israel best's friend, Thomas Friedman  sostiene che Obama debba essere considerato il presidente americano più vicino alle istanze israeliane nella storia. Sul presunto diritto di Tel Aviv ad un attacco preventivo contro l'Iran, nell'intervista alla rivista l'Atlantic e nel suo discorso alla conferenza  della lobby americana pro-Israele Aipac, il presidente americano ha correttamente affermato che il riarmo nucleare di Tehran non rappresenta solamente una questione di sicurezza israeliana, ma anche americana e globale. “Il rischio che le armi nucleari dell'Iran possano cadere nelle mani di gruppi terroristi sono concreti. Inoltre, altri paesi potranno voler dotarsi dell'atomica. In una regione come il Medio Oriente significherebbe moltiplicare per 10 le tensioni esistenti tra India e Pakistan”. 
Il Columnist del NYT è poi molto critico del fatto che la decisione di un'eventuale attacco militare all'Iran stia diventando uno dei temi più dibattuti nella campagna elettorale presidenziale. In particolare, il partito repubblicano sta cercando di strappare il voto ed i contributi degli ebrei americani, tradizionalmente appannaggio dei democratici, fino ad arrivare, come ha fatto recentemente Newt Gingrich, a dichiarare che i “palestinesi sono un popolo inventato”. 
Durante la convention dell'Aipac coloro che premevano per un'azione militare hanno avuto gli applausi maggiori. Ma le conseguenze indirette durante la guerra irachena o dell'invasione israeliana del Libano nel 1982 dovrebbero far propendere per la strategia indicata da Obama: diplomazia, sanzioni e la minaccia della forza sempre latente. La guerra deve essere l'ultima ratio solo se gli ayatollahs saranno pronti a sacrificare la loro intera economia per arrivare all'atomica. A quel punto, l'America, l'unico paese in grado di impedire veramente il programma nucleare iraniano, dovrà intervenire per proteggere non solo Israele ma l'intera sicurezza globale.
 
Condivisibile la visione di Friedman sulla validità della strategia di Obama. Il problema è che il vero protagonista dell'intera faccenda è Benjamin Netanyau che potrebbe anticipare e rendere vana ogni mossa americana.

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