Nethanyau: genio o idiota?

La politica miope sugli insediamenti mina l'esistenza stessa di Israele

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Nethanyau: genio o idiota?

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In un periodo storico normale ed in un paese normale, Benjamin Netanyahu sarebbe considerato un gigante politico. Con il paese prossimo alle urne, Bibi sarà confermato ad un terzo mandato nelle elezioni del 22 gennaio prossimo, per una serie di indubbi successi che Gideon Rachman elenca in Netanyahu: tactical genius, strategic idiot. 
In un periodo in cui il resto del mondo soffre di recessione e crisi del debito, Israele sta vivendo un rinascimento economico e si sta trasformando in un centro d'eccellenza hi tech; non un singolo civile è stato ucciso in attentati terroristici nel suo ultimo mandato 2009-2012 – in confronto con gli oltre 100 di media registrati negli anni immediatamente precedenti - Israele ha, inoltre, evitato un impegno militare maggiore nella recente crisi di Gaza e Netanyahu può vantarsi di aver avuto un grande acume negoziale in un contesto internazionale molto complesso, imponendo sanzioni più dure contro Teheran. In molti avevano erroneamente predetto, infine, come le rivolte nel mondo arabo avrebbero generato un sommovimento tra i palestinesi. 
Nonostante questi indubbi successi, è probabile che le future generazioni guarderanno a Netanyahu come l'uomo che ha messo in pericolo l'esistenza stessa dello stato. La politica miope sul futuro dei palestinesi, la fine dell'alleanza con Egitto e Turchia - paesi che per motivi diversi sono oggi però guidati da governi  islamisti meno inclini ad accettare il dominio di Tel Aviv sui palestinese -  e la perdita del supporto dell'occidente - il voto compatto dei paesi europei a favore della sovranità palestinese all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite e la nomina di Hagel alla Difesa ne sono per motivi diversi una preoccupante testimonianza – rendono fallimentare la strategia di Nethanyau  sui territori occupati. 
Il rischio più grande per il futuro d'Israele arriva dalla crescita esponenziale di consensi sulle richieste annessioniste. Il partito d'estrema destra del Jewish Home party, che i sondaggi danno in costante aumento d'apprezzamento, chiede l'annessione formale del 60% di West Bank: ipotesi che garantirebbe la cittadinanza a circa 100 mila palestinesi, ma che lascerebbe senza sovranità e diritti politici oltre un milione di potenziali terroristi palestinesi. L'annessione illegale distruggerebbe la restante legittimità internazionale di Israele e inciterebbe una terza intifada dei palestinesi. I sogni annessionisti non sono confinati solo nell'estrema destra, ma ha ammiratori crescenti anche nel Likud di Netanyahu. 
Il premier non è annessionista, ma il suo supporto per gli insediamenti ed il suo fallimento nel costruire un dialogo positivo con l'autorità palestinese moderata sembra tacitamente convergere allo stesso scopo: evitare un confronto diplomatico con il resto del mondo sulla soluzione a due stati. Questa tattica, conclude Rachman, potrebbe portare il premier ad esser ricordato non per i suoi successi tattici, ma per aver portato Israle al disastro.

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