Natale 2020: ricordati di santificare il profitto

Una lotta che deve vedere uniti lavoratori privati e pubblici, meridionali e settentrionali, italiani e stranieri, per respingere i tentativi di dividerci e per riaffermare, con decisione, la volontà di sottrarci alle logiche dello sfruttamento, così profondamente radicate nella natura del capitalismo.

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Natale 2020: ricordati di santificare il profitto

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Recentemente il parlamentare europeo leghista Angelo Ciocca ha affermato che “se si ammala un lombardo vale di più che se si ammala una persona di un’altra parte d’Italia” e che dunque il vaccino anti Covid-19 dovrebbe essere distribuito prioritariamente ai lombardi anziché ai cittadini delle altre regioni italiane. Un’affermazione così sciocca e così profondamente intrisa di razzismo non avrebbe neanche diritto a un commento su questo blog, ma ci sono alcuni aspetti che è il caso di approfondire, per sottolineare che le disgustose parole di Ciocca, lungi da rappresentare un “caso isolato”, sono, in realtà, rappresentative di una logica spietata insita nel sistema economico in cui viviamo.

Il ragionamento, se così si può dire, di Ciocca è di una semplicità disarmante. Il nostro sostiene che non bisogna distribuire il vaccino sulla base del livello di rischio, esposizione e fragilità della popolazione, ma sulla base della produttività economica: la regione più produttiva, più ricca, è il motore del Paese e per questo deve uscire prima dall’incubo della pandemia per poter poi trainare il resto dell’economia italiana. In altri termini, bisogna in primo luogo salvaguardare i lavoratori più produttivi ovvero quelli che lavorano nei settori e nelle aree geografiche che garantiscono maggiori profitti.

Contro la sparata di Ciocca si sono levati gli scudi di buona parte della politica. Zingaretti ha parlato di “frase delirante e offensiva”. Per Di Maio quelle di Ciocca sono parole degne del Medioevo e addirittura Salvini parla di “sciocchezze”, sostenendo nientemeno che “in tutta Italia e nel mondo la vita, ogni vita, è sacra e non può avere un prezzo, né distinzione sociale, geografica o economica. Aiutare, curare e proteggere tutti, a Roma e a Milano, a Palermo e a Torino, a Napoli e a Bologna, è un sacro dovere”.

Dunque, il bene ha trionfato. Il cattivo Ciocca è stato biasimato da amici e nemici. Lui stesso ha dichiarato di essere stato mal interpretato. Tutto bene, dunque? È la dimostrazione che “ne usciremo migliori”?

A ben vedere, non è proprio così. C’è infatti, nelle parole dei fustigatori di Ciocca, un retrogusto di ipocrisia. In tempi e modi diversi, tutti hanno applicato la logica che sta dietro le parole dell’europarlamentare leghista. E questa logica è connaturata al sistema capitalistico, che, in ogni tempo e in ogni luogo, ha bisogno, per riprodursi e per produrre profitto, di sfruttare i lavoratori. Di conseguenza, agli occhi del capitalista, un lavoratore produttivo e forte ha più valore rispetto a un lavoratore improduttivo, debole, magari malato.

Si tratta, a conti fatti, della stessa logica perversa che si situa dietro le aberranti affermazioni del Presidente di Confindustria Macerata, secondo cui la necessità di produrre val bene qualche migliaia di morti in più. È la logica del profitto. I capitalisti hanno un solo obiettivo: riaprire le fabbriche, rilanciare i profitti. Di fronte a tali logiche, data la struttura produttiva italiana, un lavoratore del Nord è più utile di uno di altre regioni e per questo devono riaprire prima le regioni del settentrione. Il bene comune e la salute dei cittadini sono nulla, i lavoratori sono trattati alla stregua di macchine da tenere sempre oliate e funzionanti per generare profitti, mentre quelle non in uso possono tranquillamente marcire.

È un segreto di Pulcinella, un “non detto” che permea il modo di pensare di molti soggetti, anche quelli apparentemente più “presentabili”, e che viene fuori in maniera lampante quando si parla, ad esempio, di immigrazione. Anche in questo campo, infatti, i vari rappresentanti del capitale non fanno mancare la loro voce a sostegno del fatto che diritti e cittadinanza possono essere graziosamente concessi, certo, ma a patto che tutto ciò sia funzionale a incamerare profitti.

E non si tratta, si badi, soltanto dei leghisti. Certo, costoro ci hanno abituato ai fatti e alle dichiarazioni più disgustosi, ma non c’è bisogno di vestirsi da vichinghi, bere l’acqua del Po o emettere incomprensibili suoni gutturali per rappresentare questo modo di pensare. E neppure possiamo limitarci a chi, come Di Maio e i 5 Stelle, ha, in tempi relativamente recenti, assecondato il razzismo della Lega.

Occorre infatti ricordare alcune dichiarazioni di rispettabilissimi esponenti in giacca e cravatta, magari stimati professori ed ex vertici di enti pubblici, che hanno applicato la “dottrina Ciocca” non alla tematica dei divari di produttività tra Nord e Mezzogiorno, ma a quella dell’immigrazione, e sono stati dipinti come ragionevoli esponenti del corretto pensare.

Esiste, infatti, accanto al razzismo della Lega – il “razzismo dei cattivi” – anche il razzismo dei “buoni”. C’è chi, come l’ex presidente dell’INPS Tito Boeri, in quota PD, controbatte alle sparate dei leghisti facendo forse anche peggio, dichiarando sostanzialmente che gli immigrati “ci servono perché ci pagano i contributi”. C’è ancora l’onnipresente Massimo Cacciari, che dichiara che, invece, gli immigrati sono necessari perché “gli ariani non lavorano nei campi”. Sullo stesso piano c’è l’ex presidente di Confindustria, Boccia, a ricordarci che gli immigrati sono un’opportunità per il Paese, certo, ma per le stesse ragioni citate da Boeri e Cacciari. E, in tempi più recenti, come dimenticare le lacrime della ministra Bellanova, quando annunciava la norma sulla regolarizzazione degli immigrati per farli lavorare nei campi o come badanti?

Si insinua dunque il dubbio, che in realtà è una certezza, che le frustate a Ciocca non siano dettate da un sincero disgusto per le sue parole, sentimento che ci sentiremmo di condividere pienamente. Le prese di posizione contro le eruttazioni mentali di quest’ultimo sono, di tutta evidenza, vacue e ipocrite parole di chi non vuole e non può ammettere quello che è palese, e cioè che Ciocca non fa altro che confessare che i sistemi economici capitalistici considerano le persone solo ed esclusivamente per il “valore” che esse producono, sotto forma di profitto. E, quindi, quanto affermato da Ciocca (i vaccini sì, ma devono andare prima ai più produttivi, segnatamente quelli del Nord), da Boeri (gli immigrati sì, se ci pagano i contributi), da Cacciari (gli immigrati sì, se ci evitano il duro lavoro nei campi), da Guzzini (prima i profitti, poi le vite delle persone), non è altro che un corollario del principio per cui il profitto prevale su tutto, sulla salute, sulla vita, sulla dignità degli esseri umani.

Ed ecco, quindi, che anche quello che viene da tutti sbandierato come un diritto umano fondamentale, quello alla salute e alle cure mediche, diventa uno strumento al servizio del capitale e un terreno sul quale si esercita la lotta di classe. Una lotta che deve vedere uniti lavoratori privati e pubblici, meridionali e settentrionali, italiani e stranieri, per respingere i tentativi di dividerci e per riaffermare, con decisione, la volontà di sottrarci alle logiche dello sfruttamento, così profondamente radicate nella natura del capitalismo.

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