Dazi. Come la Commissione UE sceglie con cura come farsi del male

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Dazi. Come la Commissione UE sceglie con cura come farsi del male

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di Alessandro Volpi*

Spesso sembra che l'Unione europea scelga con cura di farsi male. La Commissione ha annunciato di aver chiuso, in maniera pressoché definitiva, l'accordo con gli Stati Uniti sui dazi. La reazione, soddisfatta della presidente Von der Leyen, è basata sul fatto che un simile accordo garantisce alle imprese e ai consumatori europei una "prevedibilità".

Ma qual'è il beneficio di poter prevedere, con certezza, gli effetti dannosi che arriveranno dall'accordo stesso? Nel testo finale, infatti, a fronte di una riduzione di alcuni dazi, come nel caso dell'automotive, dei farmaci generici, dei semiconduttori - settore questo in cui l'Europa pesa pochissimo - e del legname, portati al livello della tariffa generale del 15%, vengono cancellati tutti i dazi sulle merci Usa ed eliminate tutte le barriere all'ingresso dei prodotti ittici, frutta a guscio, prodotti lattiero-caseari, frutta e verdura fresca e trasformata, alimenti trasformati, cereali e semi, semi oleosi di soia, carne di maiale e di bisonte; in pratica si smonta la legislazione che tutelava il principio di precauzione e garantiva l'agro-alimentare europeo dalla concorrenza a basso costo dei prodotti degli Stati Uniti di qualità certamente dubbia.

Non sono previste invece deroghe ai dazi Usa nei confronti dei vini e dei liquori europei. Sono confermati poi i surreali impegni ad "obbligare" le imprese europee ad acquistare gas liquido naturale americano per 750 miliardi di dollari e di indirizzare negli Usa 600 miliardi di dollari in "investimenti". In tal senso davvero siamo alla follia: se aggiungiamo queste cifre a quelle che gli europei si sono impegnati a destinare all'acquisto di armi americane e, soprattutto, al risparmio gestito europeo ormai da anni trasferito verso le Borse americane si configura una cifra annualmente ben superiore al totale dell'interscambio complessivo fra Ue e Usa, pari ogni anno a 1600 miliardi di dollari. In pratica, da questo punto di vista, l'accordo priva le economie europee di gigantesche risorse indirizzate a sostenere in primis la finanza americana, con l'effetto di importare, tramite il gas, inflazione nel Vecchio Continente, a danno della stragrande maggioranza della popolazione, caratterizzata da redditi medio bassi, e di impedire qualsiasi ipotesi di tenuta delle produzioni e delle retribuzioni.

Vale la pena ricordare che la Commissione europea ha accettato anche la decisione presa dall'amministrazione americana di portare i dazi al 50%, non solo su acciaio e alluminio, ma su ben 400 prodotti in cui siano presenti parti metalliche. E' molto probabile che le imprese europee per evitare di perdere quote di mercato trasferiranno non sui consumatori Usa ma sui propri processi produttivi i costi dei dazi: in altre parole, un'ulteriore riduzione delle retribuzioni e ulteriori delocalizzazioni per l'abbattimento del costo del lavoro e dei vincoli ambientali. Vorrei davvero capire come si fa ad essere europeisti a queste condizioni.
 

*Post Facebook del 21 agosto 2025

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