"Modello Palermo"? L'oscuro inganno dei grandi eventi che divora le città

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"Modello Palermo"? L'oscuro inganno dei grandi eventi che divora le città

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di Angela Fais per l'AntiDiplomatico

 

Può dirsi oramai conclamata la conversione delle città d’arte in vetrina per i grandi eventi, divenuti sempre più frequenti. Tra le destinazioni più gettonate e glamour a livello globale sicuramente troviamo Palermo, che di recente infatti ha ospitato prima il matrimonio di Dua Lipa e, appena qualche giorno fa, il concertone di Radio Italia.

A riprova della centralità acquisita dal capoluogo siciliano, vi è il fatto che si parli addirittura di “modello Palermo”. Ma questo in realtà ci dice anche che il fenomeno non riguarda solo Palermo, che sembrerebbe si ritrovi a fare quasi da volano, ma ogni città che abbia scelto di svendere lo spazio pubblico diventando semplicemente la cornice delle feste dei ricchi o, appunto, la sede di grossi eventi che attraendo centinaia di migliaia di persone, finiscono per travolgere letteralmente le città.

Tutto questo però ha un prezzo molto alto, non è certo la straordinaria fortuna che solleverà le città dal degrado in cui versano, come sinora ci hanno raccontato. E di certo la stampa, locale e nazionale, non fa emergere questo aspetto, puntando esclusivamente sulla seduzione della ricchezza che il turismo promette di portare. Ma è una promessa appunto, dunque, sempre a venire.

Ma vediamo come funziona questo “modello Palermo”.

Si, perchè al momento per ‘il Concertone’ il Comune di Palermo ha speso ben 400mila euro, provenienti tutti dalle tasche dei contribuenti. L’Amministrazione si nasconde dietro alle solite promesse, dicendo che “ne torneranno molti di più tra indotto e tassa di soggiorno”.

Queste dichiarazioni vanno duramente contestate. Infatti gli incassi della tassa di soggiorno, sappiamo bene che devono tassativamente essere reinvestiti in interventi legati al turismo e all’accoglienza e quindi non torneranno mai ai residenti in termini di servizi. Non proprio dei dettagli, sui quali però le fanfare della propaganda col loro fragore non consentono di riflettere. Andiamo all’indotto. Neppure l’indotto di fatto si traduce in un ritorno per i residenti. Il direttore degli eventi e dei rapporti internazionali di Radio Italia dichiara a tal proposito a una testata locale, PalermoToday, di portare sul posto uno staff molto numeroso: “tutta gente che dorme negli alberghi, mangia, consuma sul territorio. E privilegiamo i fornitori locali, fin dove è possibile”. Lavora qualche privato, dunque. Quando è possibile. Ma non c’è un rientro per la Comunità, che di fatto subisce passivamente lo svolgersi di questi eventi, che hanno “il merito” di incentivare sul territorio il turismo mordi e fuggi per cui si resta resta in città non più di 2 giorni, durante i quali appunto si mangia, si dorme e si consuma.

Ed è proprio questo che trasforma la città in un enorme villaggio gastronomico, o etilico a seconda degli orari e della zona, dove a essere consumata è l’identità stessa della città . Quando infatti i turisti arrivano come uno sciame di cavallette e travolgono la città, mettendo in fuga i suoi residenti, si verifica quella che la  letteratura chiama “gentrificazione turistica”. E qui si cercano solo ‘esperienze’ da consumare, per lo più consumazioni gastronomiche. Ma non c’è un ritorno per la città.

Ed è sorprendente che un articoletto apparso sulla stampa locale, attraverso un riprovevole panegirico della gestione che la classe politica fa del bene collettivo tessendone elogi sperticati, di fatto però abbia il merito di fotografare la sintesi perfetta della traiettoria che hanno preso in generale le Amministrazioni. Così, è spiegato molto bene come a Palermo, forse più che altrove a causa di una lunga serie di motivi, sia in corso una vera e propria metamorfosi che ha trasformato “la pubblica amministrazione in una centrale operativa con ritmi e logiche da azienda privata”. Mutazione oscena e trionfo della follia neoliberista che però viene salutata come grande traguardo. Nessun disagio di fronte al fatto che le nostre città siano diventate semplicemente il terreno di caccia per gli investitori, e che la pubblica amministrazione si sia trasformata quasi nel quartier generale di un' azienda privata, semplicemente concedendo alle varie produzioni o ai manager dei vip tutto quel che chiedono, spesso non sborsando neppure 1 euro, senza crear loro troppi problemi grazie a una deregulation oltremodo audace. E questo avviene - leggiamo - “grazie ai sindaci che si sono avvicendati, con modalità che non sono più quelle di una pubblica amministrazione classica, ma modalità di carattere privatistico”. Il pubblico si dissolve dunque, la res publica viene alienata a servizio dei privati.

Si coglie un velato imbarazzo solo quando il capo dell'Ufficio del Cerimoniale del sindaco Lagalla, durante l’intervista, si trova a spiegare quale sia il segreto di una governance così ardita: “il segreto sta nella capacità di governare l'impatto con la cittadinanza”. E spiega che “Davanti alle richieste dei vip non conviene parlare direttamente con il territorio perché quelle richieste sarebbero vissute come imposizioni dall’alto, invece bisogna fare da filtro e far sentire i cittadini parte integrante di un processo”.

Bisogna indorare la pillola perché i cittadini da queste operazioni non traggono nessun vantaggio, a meno che non siano i titolari di qualche struttura ricettiva. Ma l’obiettivo è in primis attrarre gli investitori. Mentre i residenti sono poco più di un intralcio e pertanto bisogna tenerli buoni con le promesse. Facendo creder loro che un domani ci sarà un ritorno in vista del quale si deve aver pazienza.

Per approfondire:

PIETRE SENZA POPOLO

 

Angela Fais

Angela Fais

Laureata in filosofia del linguaggio alla Sapienza di Roma e Dottoressa in psicologia scrive per varie riviste e collabora con l'Antidiplomatico

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