Modelli sbagliati

Irlanda, Inghilterra e Lettonia: esempi non veritieri di successo per i teorici dell'austerità

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Nonostante la peggior crisi finanziaria del dopo guerra sia finita, le economie di Stati Uniti e dei paesi europei restano depresse e con alti tassi di disoccupazione e le elite governative occidentali continuano a ritenere la riduzione del deficit come la priorità. Riprendendo quanto sostiene ormai da mesi, Krugman in Looking for Mister Goodpain sottolinea come i timori sul debito pubblico siano volutamente esagerati dai teorici che hanno interesse a tenere la paura. Nel loro continuo sforzo di dimostrare di come l'austerità possa al contempo evitare la crisi del debito e permettere di entrare in un sentiero di prosperità, ultimamente questi teorici hanno iniziato ad elogiare alcuni casi di modelli giudicati vincenti.
Il primo paese di cui si tessono le lodi è l'Irlanda. Dublino, attraverso i tagli alla spesa pubblica dopo la bolla speculativa del 2009 che ha gettato il paese sul precipizio del fallimento, ha rappresentato, nelle parole utilizzate anche dall'ex presidente della Bce Jean Claude Trichet, il modello di riferimento per tutti i paesi debitori europei. Ed anche esponenti repubblicani americani - come ad esempio Alan Reynolds dell'istituto Cato - ha dichiarato come le politiche irlandesi rappresentano il punto di riferimento da seguire per l'America. L'encomio di Trichet è datato marzo 2010, quando il  tasso di disoccupazione era al 13.3%. Da allora - con gli avvocati dell'austerità che hanno utilizzato ogni possibile segnale positivo per sottolineare la ripresa irlandese - il livello medio di disoccupazione è tuttavia arrivato al 14,6%.
Dopo l'Irlanda, l'altro paese spesso citato è la Gran Bretagna, dove il governo conservatore dei Tory ha iniziato una serie di politiche d'austerità dalla metà del 2010, influenzati dai timori legati ai rischi default del debito sovrano. A differenza dell'Irlanda, Londra, come tutti i paesi che hanno ancora potere sulla propria moneta, potrebbe finanziare nuovi titoli obbligazionari a bassi titoli d'interesse. Tuttavia, il premier Cameron continua a ribadire come la priorità sia quella di riconquistare la fiducia dei mercati per permettere al paese di riprendere il sentiero della crescita. Il risultato: la Gran Bretagna prima di queste misure stava crescendo ai ritmi degli Usa e mostrava più di un indicatore positivo; oggi l'economia americana continua ad avanzare - anche se ad un ritmo minore del previsto – mentre Londra è in un pericoloso circolo vizioso recessivo.
A questo punto  ci si potrebbe aspettare una presa di coscienza degli errori di valutazione degli avvocati dell'austerità. Ma, quando gli indicatori smascherano le loro teorie, sottolinea ironicamente Krugman nel proseguo della sua analisi, quest'ultimi cercano semplicemente nuovi modelli. Ed oggi è la Lettonia il punto di riferimento di tutta questa corrente di pensiero.
Tralasciando l'aspetto del numero limitato di popolazione, il Fondo Monetario Internazionale nell'ultimo rapporto sull'economia lettone ha in effetti registrato come, dopo un crollo da Grande depressione nel 2010, il paese sia ripartito a livelli sostenuti di crescita ed ha abbassato in modo netto il tasso di disoccupazione. Tuttavia, l'economia non è ancora arrivata al livello di produzione precedente alla crisi. Inoltre, se è lecito portare ad esempio economie marginali con un numero di abitanti esiguo, l'esempio di maggior successo da citare è sicuramente l'Islanda, che, dopo esser letteralmente fallita, procede a livelli di crescita record grazie a politiche non ortodosse. 
La dottrina che ha dominato la politica economica negli ultimi tre anni è sbagliata da tutti i punti di vista: non solo crea un clima di paura su minacce che non esistano, ma elargisce anche promesse su premi che non arriveranno. “E' tempo di finirla con quest'ossessione ed affrontare il vero problema — un livello di disoccupazione non accettabile”,  conclude Krugman.

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