Marco Travaglio - L'amaro calice

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di Marco Travaglio - Fatto Quotidiano 24 ottobre 2025

Per Einstein, “la follia è fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati differenti”. È ciò che fa la Nato con l’Ucraina da 20 anni: scaraventarla contro la Russia e armarla fino ai denti perché la sconfigga al posto nostro (Kiev ci mette i morti, noi i soldi e le sanzioni ai russi, che danneggiano più noi che loro). Risultato: una disfatta via l’altra. L’Ucraina non entrerà nella Nato, è economicamente fallita, ha perso la Crimea, la guerra civile contro la resistenza del Donbass, l’intero Lugansk, il 75% del Donetsk, il 70% degli oblast di Kherson e Zaporizhzhia, ora pezzi di Sumy, Kharkiv e Dnipropetrovsk, oltre a centinaia di migliaia di uomini e a una montagna di armi Nato. Il consenso interno e internazionale di Putin è aumentato e l’economia russa, pur acciaccata, cresce molto più della nostra. Poi è arrivato Trump e ha sganciato gli Usa dalla linea suicida Nato-Ue: gli euro-folli lo considerano un idiota, intanto lui ci rapina con i dazi e ci vende a caro prezzo il gas che non importiamo più dalla Russia a buon mercato e le armi che compriamo da lui e regaliamo a Zelensky per continuare a perdere la guerra. Da 36 mesi esatti, sui 44 di invasione russa, Kiev non guadagna un metro 1uadrato di terreno: nell’ultimo anno ha perso in media circa 500 kmq al mese.

Ma la vera questione non è quantitativa. È qualitativa: da un anno i russi demoliscono la “cintura fortificata” di 50 km tra Sloviansk e Kostantinovka (Donetsk), creata da Nato e Kiev dal 2014 con trincee, campi minati e città fortificate. E sembrano ormai prossimi a sbriciolarla, con l’ingresso nello snodo logistico, ferroviario e minerario di Pokrovsk e di lì in altre roccaforti fino a Kupyansk (oblast di Kharkiv). Dietro quella linea fortificata non c’è più una trincea: solo steppa indifesa fino a Dnipro e a Kiev. Perciò Zelensky, mentre finge che i russi siano in stallo, continua a implorare gli alleati di “fermare Putin”. Ma può fermarlo solo lui con un’offerta che non possa rifiutare. Le nuove sanzioni gli fanno il solletico, anche quelle petrolifere Usa. E non sarà qualche Tomahawk o Patriot in più a ribaltare le sorti della guerra. Perciò Trump ha rinviato il vertice con Putin: tra un mese, con l’inverno, si saprà dov’è giunta l’offensiva russa e forse Zelensky sarà costretto ad arrendersi non a Mosca, ma alla realtà. In tre anni e mezzo è passato (e l’Ue con lui) dal “vinceremo recuperando tutti i territori” al “non recupereremo i territori ma non ne cederemo nessuno”. Ora s’illude sulla tregua, che è il rifugio dei disperati: nessun esercito vincente concederebbe mai settimane o mesi di respiro al nemico perdente. Presto o tardi dovrà decidersi a bere l’amaro calice, che tre, due e un anno fa era molto meno amaro. Ma gli euro-folli non hanno fretta: tanto paghiamo tutto noi.

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