Marco Travaglio - La drone de guerre

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Mannaggia: era tutto così perfetto che sembrava vero. A noi italiani i (presunti) attacchi ibridi della Russia che invade l’Europa un millimetro quadrato al giorno a suon di droni, curiosamente mai identificati né abbattuti, quasi fossero roba nostra, facevano una pippa. Perché il Drone Zero, il padre di tutti i droni, Putin l’aveva mandato proprio sull’Italia. L’aveva avvistato in primavera sul lago Maggiore il poderoso sistema di sicurezza dell’Jrc, il Centro comune di ricerca della Commissione Ue a Ispra (Varese), che è più sveglio di Ursula e della Kallas. E mica una volta sola: 9 volte fra il 20 marzo e il 14 aprile e 13 volte fra il 16 aprile e il 27 maggio. Che ci faceva lì? Ma è ovvio, dissero tg, giornaloni e giornalini in stereo: spiava con sguardo lubrico sia i laboratori Ue sia la Divisione elicotteri di Leonardo, orgoglio e vanto dell’industria militare, che ha sede lì vicino a Vergiate (Varese). Gli occhi di lince del Corriere avevano visto non solo il velivolo, ma pure la targa: “Il drone, secondo gli esperti, sarebbe di fabbricazione russa. Una presenza che preoccupa, e tanto, visto che droni di questo genere possono essere equipaggiati con telecamere e strumentazioni digitali capaci di riprendere un obiettivo nei minimi dettagli, anche di notte, e di eseguire mappature tridimensionali”. Rep e il Giorno notarono “l’ombra della guerra ibrida”, Rep smascherò le “attività di intelligence e in particolare a Mosca”, il Messaggero dopo acute perlustrazioni svelò la “sospetta presenza di filorussi nel Varesotto”. Roba grossa. Infatti la Procura di Milano aprì tosto un’indagine per “spionaggio politico o militare”, “associazione a delinquere con finalità di terrorismo o eversione” e “attentato alla sicurezza dei trasporti”. E Calenda preallertò il tatuatore.

Poi, ieri, la ferale notizia: i pm han chiesto l’archiviazione perché il drone russo non era russo e non era neanche un drone. Un Ufo? Un pipistrello? Un tafano? Magari. Nei cieli di Ispra e Vergiate non volava nulla. Ma i sagaci ricercatori Ue, grazie a un sistema di sicurezza tedesco con software lettone, hanno scambiato per effetti di un drone (ovviamente russo) le interferenze causate da un aggeggio che una famigliola in un villino lì vicino aveva comprato su Amazon per amplificare il segnale Gsm, visto che i cellulari prendevano male. Intanto, in attesa di nuovi avvistamenti di droni russi causati da Minipimer impazziti, aspirapolvere Folletto inceppate, lavatrici in tilt, ma soprattutto abusi di bellicismo e altre sostanze stupefacenti, i nostri amici di Kiev continuano a rivendicare attentati terroristici a petroliere nel Mediterraneo, assassini di generali russi e dissidenti ucraini, sempre in attesa di farci saltare un altro gasdotto. Ma quelli sono attacchi veri, ergo chi se ne frega.

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