L'Unione bancaria: una goccia nell'oceano della crisi

Senza una linea di credito apert, l'Unione bancaria non è uno strumento politico efficace

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L'Unione bancaria: una goccia nell'oceano della crisi

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Dopo cinque anni che gli esperti ci hanno presentato un meccanismo di risoluzione unico delle crisi degli istituti di credito come una delle possibili soluzioni per uscire dalla zona euro, l'accordo politico raggiunto dai 17 membri dell'unione monetaria, scrive Wolfgang Munchau, non è quello che si aspettava. Il Columnist del Ft rivede la sua posizione, dichiarando di aver sottostimato il livello depresso dell'economia: con lo spostamento dal regime nazionale ad un'unione bancaria sopranazionale, è arrivata la necessità di armonizzare il modo con cui le banche debbano rispondere ad i cosiddetti bad loans. La revisione della Bce ed i stress test del prossimo anno faranno luce sullo stato delle passività complessivo. Le banche dovranno rispondere con la loro leva finanziaria.
 
I benefici potenziali dell'Unione bancaria, prosegue Munchau, sono la depurazione delle  banche dai titoli tossici, nessun legame tra bond sovrani e cattivi prestiti, la fine del circolo vizioso che ha legato governi e banche della zona euro. Il settore potrebbe consolidarsi nei suoi confini in modo più efficace e l'Unione bancaria potrebbe creare un meccanismo di assicurazione anti-crisi. Il problema è che l'accordo politico raggiunto non affronta in modo efficace nessuno dei punti. La Bce finirà per essere il supervisore di 128 banche - l'85% delle azioni del sistema bancario europeo. La bilancia aggregata del settore finanziario europeo, era di 31.4 trilioni di euro, quindi l'85% comporta la cifra spaventosa di 27 trilioni di euro. Il fondo di risoluzione delle crisi sarà costruito in 10 anni attraverso le leve finanziarie delle banche ed alla fine di questo periodo avrà raggiunto 55 miliardi di euro – lo 0.2% degli asset totali. Molte di quelle banche hanno azioni che superano i 30 miliardi di euro. In una crisi sistemica, in cui le banche possono improvvisamente collassare, il fondo di risoluzione europeo potrebbe semplicemente salvare una sola banca di medie dimensioni. Un presagio è arrivato solo la settimana scorsa quando la Slovenia, un paese molto piccolo, ha dovuto ricapitalizzare per tre miliardi di euro le sue tre banche principali.  
 
Come ha sostenuto molto bene Angel Ubide in una nota della Peterson Institute for International Economics, il fondo necessita una linea di credito per affrontare le varie difficoltà del settore. Ci sono alcune fonti ovvie: la Bce è una – anche se sarebbe molto probabilmente contrario al suo mandato legale ed il Mes - così come deciso nell'accordo raggiunto nella notte di mercoledì dai ministri delle finanze della zona euro (l'articolo di Munchau è di lunedì, ndr). Questo lascia l'Unione bancaria senza una protezione fiscale, e  rende il fondo ideato come uno strumento di microlivello utile per quando un manager bancario fugge con il capitale. Ma senza una linea di credito aperta non è uno strumento politico efficace.
 
I benefici dell'Unione Bancaria supereranno i costi? Senza una linea di credito permanente certamente no dati i grandi costi di finanziamento previsti nel breve periodo. I 55 miliardi di euro decisi per il fondo che dovrebbe essere operativo nel 2020 non fanno alcuna differenza da questo punto di vista. E con una votazione che permette ad un piccolo gruppo di creditori di porre il veto sulle grandi ricapitalizzazioni bancarie, conclude Munchau, non esiste affatto un meccanismo di assicurazione. Si può definire tale uno strumento che ha bisogno del voto del Bundestag prima di divenire operativo?

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