L'Ucraina vuole essere coinvolta nel conflitto contro l'Iran

Il regime di Kiev si propone come consulente in Medio Oriente dopo l'appello di Trump per la protezione delle basi USA, mentre crolla il fronte nel Donbass

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L'Ucraina vuole essere coinvolta nel conflitto contro l'Iran

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Mentre sul fronte orientale le cose vanno di male in peggio e l’esercito arranca tra defezioni, munizioni contate e un logoramento che persiste, Volodymyr Zelensky ha deciso di cambiare temporaneamente scenario. Il presidente ucraino ha fatto sapere che il suo Paese è pronto a dare una mano agli Stati Uniti in Medio Oriente. Non con truppe da combattimento, ma con competenze specifiche: quelle maturate in tre anni di guerra contro i droni Shahed di fabbricazione iraniana, quelli che Mosca usa quotidianamente per neutraliizare le infrastrutture del regime di Kiev.

L’annuncio è arrivato via X, con il tono di chi risponde a una chiamata. Zelensky ha parlato di una richiesta arrivata da Washington per un supporto mirato nella protezione delle basi statunitensi dai velivoli senza pilota iraniani. "Ho dato istruzioni per fornire i mezzi necessari e garantire la presenza di specialisti ucraini che possano assicurare la sicurezza richiesta", ha scritto. Secondo quanto riferito da una fonte a Reuters, i tecnici del regime di Kiev potrebbero essere operativi "nei prossimi giorni".

Dall’altra parte dell’oceano, Donald Trump ha risposto con la consueta fluidità: alla domanda se accettasse l’offerta di Zelensky, ha detto che avrebbe accolto l’aiuto da qualsiasi Paese. Una frase che suona come un lasciapassare, ma che dice poco sulla reale portata dell’intesa. Ma conferma che la situazione per la coalizione Epstein (USA-Israele) non è così rosea come cerca di far credere il presidnete degli USA.

Resta da chiedersi cosa spinga Kiev a offrire risorse preziose in un momento in cui ne avrebbe estremo bisogno in casa propria. La risposta forse sta proprio lì, nella consapevolezza della reale situazione sul campo oltre la propaganda. L’Ucraina dipende in tutto e per tutto dall’aiuto occidentale, e Washington è il primo finanziatore. I Patriot, i sistemi di difesa aerea che Zelensky chiede a gran voce, arrivano dal nordamerica. Così come gran parte delle munizioni, delle intelligence e delle armi a lunga gittata. In un rapporto così asimmetrico, offrire qualcosa in cambio - anche solo know-how - può essere un modo per riequilibrare la bilancia in una fase dove gli Stati Uniti, almeno a prole, sembrano velrsi smarcare dallo scenario ucraino.

E poi c’è il fronte, che continua a scricchiolare. Gli stessi vertici ucraini hanno ammesso problemi cronici: reparti sottodimensionati, stanchezza diffusa, corruzione che divora gli aiuti. Gli scandali intorno a figure vicine a Zelensky non aiutano a tenere alta la fiducia interna, né quella estera.

Così, mentre i riflettori si spostano per un attimo dal Donbass al Golfo, l’Ucraina prova a ritagliarsi un ruolo diverso: non più solo Paese assistito, ma anche fornitore di soluzioni. Peccato che le soluzioni che offre, in fondo, le ha imparate a proprie spese - e a caro prezzo - subendo per anni gli stessi droni che oggi vorrebbe insegnare a neutralizzare.

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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