Loretta Napoleoni - Definire "Terrorismo" oggi

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Loretta Napoleoni - Definire "Terrorismo" oggi


di Loretta Napoleoni per l'AntiDiplomatico

San Diego, 25 settembre 2024


Non esiste una definizione di terrorismo accettata da tutti, quella che preferisco l’ha formulata il professor Paul Gilbert dell’università di Hull nel libro Terrorism, Security and Nationality, dove il terrorismo e’ definito un crimine con fini bellici. Per la legge le organizzazioni armate commettono dei reati, e.g. uccisione di politici o consiglieri dello stato - mi viene in mente l’assassinio a Roma di Ezio Tarantelli, economista della Banca d’Italia – ma i membri delle organizzazioni armate si considerano soldati, combattenti in una guerra asimmetrica contro il nemico, lo stato. Questi reati vengono commessi contro le forze dell’ordine, l’esercito, quindi altri combattenti, ma soprattutto contro la popolazione civile, e.g. Ezio Tarantelli. In realtà, nella logica bellica classica cio’ che in primis distingue gli atti di terrorismo dalle operazioni belliche e dalle guerre sono proprio le vittime civili, le guerre si combattono tra soldati, il terrorismo non distingue tra civili e combattenti.

Dall’inizio dello scorso secolo, pero’, le guerre hanno prodotto un numero crescente di vittime civili, non dimentichiamo che la Seconda guerra mondiale si è conclusa con due bombe atomiche sganciate su due città popolate da civili. Nell’era moderna, l’idea che le guerre mietano vittime civili è diventata una realtà accettata un po’ da tutti. In parte questo è dovuto alla modernizzazione dei conflitti, non si combatte piu’ in trincea ma nei cieli e con sofisticate macchine belliche; in parte la tecnologia ha rivoluzionato le guerre grazie anche alle cosiddette armi intelligenti. Ma il cambiamento più radicale e pericoloso è quello etico che ci fa approvare il danno collaterale, e cioe’ la morte di civili innocenti, danno prodotto dall’assassinio mirato del nemico, i.e. il terrorista.

Le organizzazioni armate hanno sempre promosso questa equazione, non si sono mai preoccupate di proteggere la popolazione civile, al contrario le vittime civili dei loro attentati facevano parte della coreografia del terrore che accompagnava tutte le loro attività. Non che la guerra non faccia paura, ma una guerra dove il fronte è dovunque, anche e soprattutto nelle case dei civili, è terrificante, destabilizzante e disumana.

Dall’11 settembre in poi lo stato ha progressivamente assimilato le tattiche delle organizzazioni armate, le ha processate ed ha prodotto una serie di protocolli bellici, vedi l’assassinio mirato, che contraddicono il principio che le guerre si combattono tra combattenti e che la popolazione civile ne deve rimanere al di fuori, che deve essere protetta dai combattenti. L’assassinio mirato dei capi delle organizzazioni armate, ad esempio dei capi di Hamas, è ormai una prassi comune che avviene sullo sfondo di guerre asimmetriche. Spesso questo comporta la morte dei civili che si trovano a poca distanza dagli obiettivi. A Gaza interi palazzi sono stati rasi al suolo per far fuori i comandanti di Hamas.


LEGGI: Loretta Napoleoni - La (pericolosa) "normalizzazione" degli attentati a Trump

 

L’assassinio mirato puo’ assumere anche connotati ritualistici, mi verrebbe da dire barbari nel senso tribale, quando Osama Bin Laden e’ stato ucciso il presidente Obama e la Clinton hanno assistito allo spettacolo dalla Casa Bianca con tutto il loro staff. Il corpo di Bin Laden e’ stato poi gettato nel fondo dell’oceano, quasi ad evitare che dalla tomba potesse resuscitare e tornare a terrorizzare l’America.

L’assassinio mirato e’ diventato talmente parte integrante dei conflitti che la guerra a Gaza e quella in Libano sono il risultato della caccia ai membri di Hamas e degli Hezbollah tra la popolazione civile. Interi quartieri vengono quotidianamente distrutti per ucciderli uno ad uno. Queste guerre non sono tra nazioni, queste guerre sono tra uno stato da una parte ed i membri delle organizzazioni armate che vivono tra la popolazione civile. L’obiettivo finale è estirpare il terrorismo anche al prezzo di uccidere una buona fetta della popolazione civile. Ma è giusto?

Ai tempi del terrorismo in Europa avremmo accettato che per far fuori Mario Moretti si sarebbe fatta saltare in aria la stazione centrale di Milano mentre lui prendeva un treno?

Una domanda ancora piu’ spinosa riguarda l’efficienza di questa prassi, in Afghanistan le forze di coalizione se ne sono andate con la stessa coreografia dell’abbandono del Vietnam ed oggi i talebani sono tornati al potere riportando il paese indietro al tempo al medioevo islamico. Aver fatto fuori i capi di Al Qaeda, aver sradicato il “loro terrorismo” non ha cambiato nulla, al contrario l’Afganistan rimane un paese dove il prossimo Bin Laden potrebbe materializzarsi.

La stessa logica si puo’ applicare a Gaza ed al Libano, siamo sicuri che questa formula risolverà il problema e porterà alla pace?


Loretta  Napoleoni

Loretta Napoleoni

 

*Economista di fama internazionale. Ha insegnato alla Judge Business Schools di Cambridge e nel 2009 è stata invitata come relatrice alla Ted Conference sui temi del terrorismo. Nel 2005 ha presieduto il gruppo di esperti sul finanziamento del terrorismo per la conferenza internazionale su terrorismo e democrazia organizzata dal Club de Madrid. Autrice di diversi libri di successo tra cui Terrorismo SPAEconomia Canaglia e Maonomics, tradotto in 18 lingue, incluso l’arabo ed il cinese; ISIS, lo stato del terrore, uscito in 20 nazioni. L’ultimo si intitola Technocapitalism

 

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