Libano, un quarto della popolazione senza cibo: "Colpa dei raid Usa-Israele"

Un rapporto di ONU e FAO avverte: oltre 1,2 milioni di persone in fame acuta tra aprile e agosto. Le infrastrutture civili distrutte e un milione di sfollati dalla fine della tregua

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Libano, un quarto della popolazione senza cibo: "Colpa dei raid Usa-Israele"

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Tra aprile e agosto di quest’anno, più di un milione e duecentomila libanesi - esattamente un quarto della popolazione nazionale - soffriranno la fame acuta. A dirlo non è un’attivista né un’organizzazione umanitaria qualsiasi, ma un rapporto congiunto di tre soggetti istituzionali: il Programma Alimentare Mondiale, la FAO e il ministero dell’Agricoltura libanese. Un lavoro riportato dall'emittente teleSUR.

Lo studio, pubblicato il 29 aprile, contiene una frase che pesa come un macigno: gli attacchi israeliani sostenuti dagli Stati Uniti hanno spinto l’intera società libanese verso livelli critici di insicurezza alimentare. Non si tratta solo di numeri, ma di madri che riducono la porzione dei figli, di anziani che saltano un pasto perché il giorno dopo non ci sarebbe niente, di contadini che vendono l’ultima capra per comprare il pane.

La campagna di distruzione delle infrastrutture civili e il trasferimento forzato di oltre un milione di persone, hanno fatto schizzare verso l’alto i livelli di fame rispetto al periodo precedente. Già prima dell’escalation, 874mila cittadini si trovavano in una fase di crisi. Oggi il dato è molto peggiore.

Secondo la Classificazione Integrata della Sicurezza Alimentare, le famiglie libanesi stanno riducendo le porzioni di cibo, saltano pasti interi o si liberano dei pochi beni che possiedono pur di tirare avanti. Perché la verità, scrivono gli esperti, è che non riescono più a coprire nemmeno i bisogni essenziali.

E tutto questo mentre, nonostante un cessate il fuoco in vigore dal 17 aprile, Israele continua a colpire diverse località del sud del Libano. Il Centro operativo di emergenza libanese ha registrato cinque nuovi omicidi nell’ultima giornata: due morti e 22 feriti a Jouayya, tre morti, tra cui un bambino, a Tayr Debba. Dall’inizio dell’offensiva, il 2 marzo, il bilancio è di 2.576 vittime e 7.962 feriti.

L’Agenzia nazionale stampa libanese ha documentato raid israeliani su Touline, Jmeijme, Nabatieh al Fawqa e Al Malikiyah. E non solo: attacchi di artiglieria a Khirbet Slem e demolizioni di massa di case a Bint Jbeil, dove le forze di occupazione continuano a far saltare palazzi interi con la scusa di presunti legami con Hezbollah. La resistenza libanese, dal canto suo, ha iniziato a rispondere a queste violazioni a partire dal quinto giorno della tregua.

L’instabilità ha distrutto anche l’agricoltura. Soprattutto nel Sud e nella valle della Bekaa, dove la terra non si può più coltivare. Nora Ourabah Haddad, rappresentante della FAO, ha parlato di una "fragilità crescente" e ha chiesto un sostegno agricolo urgente, senza il quale il sistema rischia il collasso totale. Allison Oman Lawi, funzionaria del Programma Alimentare Mondiale, è stata ancora più netta: tutti i progressi fatti in materia di sicurezza alimentare prima della guerra sono stati annullati. Del tutto.

Il rapporto conclusivo non lascia spazio a facili ottimismi: una persona su quattro in Libano cadrà nella fase di "crisi" alimentare o peggio. E senza un aiuto umanitario costante e la protezione di ciò che resta delle attività rurali, la mancanza di cibo diventerà ancora più profonda nei prossimi mesi. A farne le spese saranno le famiglie che fino a ieri, con mille difficoltà, ancora riuscivano a sopravvivere.

Ieri, 27 aprile, le forze israeliane hanno intensificato i bombardamenti, allargando gli attacchi alla regione della Bekaa per la prima volta in settimane. La stampa israeliana parla di un parziale ritiro di unità di terra, ma i jet volano a bassa quota e l’artiglieria continua a martellare zone come Bint Jbeil, dove operano i combattenti della resistenza libanese.

Il cessate il fuoco, che dovrebbe durare fino a metà maggio per permettere trattative più ampie, viene violato ogni giorno. I residenti del Sud hanno ricevuto avvertimenti chiari: non tornare a casa. E senza case, senza campi, senza la possibilità di riprendere i cicli di coltivazione, la fame è assicurata.

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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