L'Europa non può continuare ad ignorare il suo problema di deflazione

Perchè la situazione della zona euro è anche peggiore di quella del Giappone degli anni'90

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L'Europa non può continuare ad ignorare il suo problema di deflazione

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Da mesi si affronta la deflazione come una tempesta in arrivo. Secondo Wolfgang Munchau sul Financial Times di oggi si tratta tuttavia di un errore: la deflazione potrebbe, infatti, essere già arrivata.
 
Con l'ufficio di statistica tedesco che ha pubblicato la scorsa settimana i nuovi dati che testimoniavano come l'inflazione sia diminuita nel paese nel 2013 smentendo tutte le previsioni, la deflazione della Germania è un incubo per la zona euro: se la periferia vuole divenire più competitiva, infatti, ha bisogno di un tasso d'inflazione ancora minore. Ma se Berlino vede diminuire i suoi prezzi, l'aggiustamento competitivo non può avvenire e l'intera zona euro è destinata alla deflazione. O entrambe le cose insieme, sottolinea Munchau.
 
L'Uficcio di statistica francese, prosegue il Columnist del Financial Times la sua analisi, ha annunciato che il tasso d'inflazione core – è calato dallo 0,6% di dicembre allo 0,1% di gennaio. I prezzi industriali sono un altro indicatore molto importante: secondo Eurostat,  sono scesi di uno 0,8% su base annua a dicembre.
 
Possibile che la Bce non veda tutto questo? Certamente no, prosegue Wolfgang Munchau, ma i suoi responsabili dichiarano di rimanere tranquilli perchè i suoi modelli econometrici, molto sofisticati, vedono solo un rischio molto marginale di deflazione per i prezzi al consumo. Ma ci sono molto indicatori che portano a dubitare quest'interpretazione: primo, il modello economico non ha previsto affatto il repentino calo del tasso d'inflazione. Non è difficile da intuire se si considera che non vengono considerate al suo interno molte variabili della finanza e secondo Munchau questi modelli hanno più possibilità di prevedere un attacco alieno che un credit crunch. Secondo. La Bce sta anche assumendo il fatto che i consumatori si aspettino un repentino aumento dei prezzi: il problema è che questi indicatori si basano sui prezzi di mercato e possono cambiare molto più rapidamente di quanto le banche centrali possono cambiare la loro politica economica. Il caso del Giappone è emblematico al riguardo: una volta che la sua economia era virata ad un tasso di crescita zero e un'inflazione negativa negli anni '90, il paese era entrato in un buco nero. 
 
E' dibattuto se in una situazione del genere la politica fiscale e monetaria possano essere strumenti in grado di offrire una soluzione, ma non c'è disputa alcuna, prosegue Munchau, sul fatto che un mix di rigore fiscale, restrizione monetaria e rifiuto di affrontare i problemi delle banche zombie non possa funzionare nel lungo periodo. La Bce ha spesso detto che l'Europa non è il Giappone. Per Munchau ha ragione, la sua posizione è potenzialmente peggiore, in quanto non ha un governo in grado di affrontare le conseguenze. Politiche non convenzionali a livello monetario, in particolare di quantitative easing, sono quindi più complicate a livello tecnico e legale. 
 
Ma a parte le questioni tecniche, la Bce ha esaurito lo spazio per  le politiche convenzionali e l'unico strumento per affrontare la deflazione è anti-convenzionale, con l'acquisto di titoli di stato, delle banche in difficoltà e azioni statali; ma anche pacchetti di prestito per le piccole aziende .Più aspetta e più gli spettri della deflazione aumenteranno e più sarà poi costoso e difficile porvi rimedio.
 
Si tratta di politiche legali? Dopo la sentenza di questo mese della Corte costituzionale tedesca sul programma OMT ci sono oggi molto dubbi. Ma, conclude Munchau, per affrontare la deflazione non ci sono alternative.

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