L'euro potrà salvarsi, ma resta un disastro. O'Brien

Il dibattito sollevatosi dopo la pubblicazione dell'ultima ricerca di Rose

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L'euro potrà salvarsi, ma resta un disastro. O'Brien

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L’euro potrà non essere condannato, ma è comunque un disastro. Matthew O'Brien entra nel dibattito lanciato da un nuovo documento pubblicato da Rose, in cui il professore d'economia evidenzia come la moneta unica non abbia prodotti grandi danni ad i paesi periferici.
 
Sembra abbastanza evidente che l'euro è stato una catastrofe, inizia così l'analisi su The Atlantic: la disoccupazione è al 27.6% in Grecia, 26.2% in Spagna, 16.5% in Portogallo, e 13.6 % in Irlanda, in teoria il modello di successo delle politiche di austerità. Quello che è successo è semplice da chiarire: uno shock asimmetrico a cui non è possibile dare una risposta. La politica della BCE ha imposto il taglio dei salari come unica via per i paesi del sud. Soluzione impraticabile in un momento in cui i tassi di interesse sono già schiacciati verso lo zero. 
 
L’euro ha quindi trasformato una recessione in una depressione, non consentendo ai paesi aderenti di reagire: non potendo svalutare o tagliare i tassi di interesse o lasciar crescere il proprio deficit in chiave anticiclica, la situazione è divenuta fuori controllo.  Come sottolinea anche Krugman nella sua risposta al lavoro di Rose, gli alti livelli di debito pubblico sono stati un problema solo per alcuni membri dell’euro, ma non per tutti. Come può essere vero che non c’è differenza tra paesi aderenti all’euro e paesi non-euro? Perché il lavoro di Rose include tra i suoi  cosiddetti paesi “rigidamente vincolati” solo paesi con “nessun corso legale separato, in regime di cambio fisso o in un accordo di aggancio valutario” . L'eurozona non ha un’unione fiscale o bancaria, e quindi è illogico, sottolinea O'Brien, trattare la sua unione valutaria come se fosse un’unico insieme. Lasciarli fuori dal campione non ha molto senso, e sfortunatamente condiziona pesantemente i risultati. Inoltre, solo 60 degli 83 paesi classificati come “rigidamente vincolati” da Rose lo erano davvero.Ed anche questo rende le conclusioni della ricerca poco attendibili.
 
I vincoli valutari rigidi funzionano, conclude l'analista di The Atlantic correggendo il titolo del documento in esame, fino a quando non funzionano più. In altre parole, è come se si affermasse che il Gold Standard funzionava bene come qualsiasi altro regime monetario, se non si prendano in considerazione gli anni ‘30. Se si scarta la metà del continente europeo, anche oggi l'affermazione è valida per l'euro.

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