L'estate degli italiani tra vacanze e sfruttamento
di Giuseppe Giannini
Con l'arrivo della stagione estiva, puntualmente, si ripresentano vecchie problematiche relative a tutto ciò che ruota intorno al turismo. Liti sulle concessioni degli stabilimenti balneari, sparizione delle spiagge libere, cambiamento della destinazione d'uso dei luoghi, inefficienze legate al sistema dei trasporti ed ai collegamenti fra le località, blackout, incendi dolosi.
L'esodo di massa dei vacanzieri travolge anche i piccoli posti, che vanno perdendo quella verginità che li preservava e, in cambio di attrattive esotiche, aliene da ogni tradizione, diventano qualcosa di diverso, mentre i servizi essenziali per i cittadini latitano.
Oramai il linguaggio è a senso unico: i governi centrali e le amministrazioni dei minuscoli comuni parlano solo di turismo. I gestori dei locali puntano ad attirare nuovi clienti, occupando gli spazi comuni, che vengono adibiti per la ristorazione all'aperto. Il consumo sulle scalinate, nei parchi o sulle panchine è bandito da apposite ordinanze e daspo urbani, in nome di un presunto decoro corrispondente alla sete di guadagno di quanti prendono a modello le élite cittadine. Gli enti locali, falcidiati da decenni di tagli e mancati trasferimenti delle risorse, fanno cassa con le tasse di soggiorno (al pari degli innumerevoli autovelox disseminati dappertutto).
La sbornia vacanziera serve a distrarre i comuni mortali dalle manovre che i governi preparano e che presenteranno il conto nei mesi freddi. C'è necessità di evasione nel pieno del caos caratterizzato da prezzi salati, via vai di giovani indisciplinati e notti insonni per i residenti. Feste, sagre, concerti, iniziative dappertutto. In mezzo al caldo rovente e all'immancabile gossip fanno notizia, giusto il tempo necessario a non turbare la felicità indotta, i soliti casi di sfruttamento lavorativo.
Di certo, non bisogna aspettare l'estate per scoprire il moderno caporalato, che non è solo quello riscontrabile tra chi lavora nei campi. Da quando il precariato è diventato normalità passivamente accettata le cronache sono piene di eccessi, abusi, povertà, crisi esistenziali, e morti. Sono infiniti i casi di sopraffazione, le morti bianche. Un nome su tutti, in grado di evidenziare l'avidità dei padroni ( e la complicità delle istituzioni).
Qualche giorno fa ricorreva l'anniversario (venti anni) della scomparsa di Giovanna, 15 anni, che lavorava in nero in una fabbrica di materassi illegale, priva di locali adeguati, nel salernitano per 1,5 euro l'ora e che ha perso la vita insieme ad una collega a causa di un incendio scaturito da un corto circuito elettrico. Il Paese reale, mantenuto dal sudore di chi si rimbocca le maniche, viene gestito da (im)prenditori, che non fanno altro che lamentare le troppe tasse, la burocrazia, i comportamenti dei politici, mentre loro girano con macchine costose, evadono il fisco e, spesso, trattano senza rispetto i lavoratori che gli garantiscono tali agiatezze. Ed avviene in tutti i settori lavorativi del privato. Padroni e schiavi, paghe da fame, contratti falsi o inesistenti.
La turistificazione dei luoghi è un fenomeno invadente ed inarrestabile, che porta con sé tutte le conseguenze di una mancata regolamentazione. Il caldo dà alla testa, è vero. Per colpa degli affitti brevi le nostre città hanno perso le loro peculiarità, sottoposte ad incessanti pellegrinaggi modaioli e cafoni trainati dai brand. In larga parte, godersi le vacanze o i ponti a ridosso delle festività è qualcosa di esclusivo. Non è per tutti, perchè bisogna avere tempo e soldi a disposizione, che mancano ai nostri salariati.
L'aumento sproporzionato del costo della vita rende impossibile fare ciò che nell'Italia del boom economico, e fino ai primi anni '90, era permesso a quasi tutte le tasche. Per tante famiglie, pagare la retta di un asilo, mangiare la pizza il fine settimana o affrontare spese improvvise ed extra è diventato un lusso. E' anche vero che, "sollecitare" gli acquisti tra pseudo offerte promozionali e saldi contribuisce a far perdere contatto con la propria condizione sociale.
Se negli anni '60 e '70 ad un operaio della Fiat bastavano diverse mensilità di stipendio per acquistare una utilitaria oggi quante ce ne vogliono? Eppure, in tanti preferiscono indebitarsi pur di avere il "macchinone", i vestiti firmati, l'ultimo modello di telefonino e fare le vacanze in mete da sogno e nei resort del lusso. Dove gira il mondo che conta: personaggi delle tv, e dell'alta finanza, calciatori, modelle.
Tutti stereotipati, con le stesse sembianze volgari, i look discutibili, rifatti nei corpi e nella psiche. In questi non luoghi, itinerari di passaggio a disposizione della vetrina virtuale, gli eccessi fanno a pugni con la condizione di chi lì ci lavora. Da anni le inchieste giornalistiche e i controlli degli ispettorati del lavoro e della guardia di finanza documentano ogni tipo di irregolarità. Insalubrità degli ambienti (mancanza di finestre e muffa nei locali destinati al personale, blatte e topi che girano nelle cucine), inosservanza delle normative in ambito igienico-sanitario (anche durante il periodo covid), somministrazione di cibo e bevande di dubbia qualità, ecc. Ignari di tutto questo gli avventori pagano prezzi da capogiro. Dall'inflazionato Salento alla Riviera romagnola i clienti vengono serviti e riveriti da lavoratori italiani e stranieri (spesso con qualifiche altre, laureati e iperspecializzati che non trovano di meglio) costretti ad accettare condizioni schiavistiche: turni massacranti, paghe basse, tuguri come dormitori.
Purtroppo, non sono casi isolati. Le cronache sono piene di testimonianze che raccontano casi simili. La logica del guadagno facile caratterizza le attività. Ed anche i mega eventi (Expo, Olimpiadi, fiere espositive) diventano l'occasione per accumulare profitti illeciti (con possibili infiltrazioni di organizzazioni malavitose). E' questo il famoso made in Italy? No, questo rientra nell'eat italy. E, appunto, questi ingordi, l'Italia se la stanno divorando.


