Le ragioni della Germania

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Le ragioni della Germania

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Nel suo spazio settimanale sul FT, Germany faces a machine from hell, Rachman assume una posizione controcorrente rispetto al ruolo della Germania nella crisi della zona euro. Rispetto alle critiche di quasi tutti gli organi di stampa continentale, in particolare in Grecia dove sono stati eliminati ogni tabù sull'occupazione nazista, e della maggior parte  dei leader mondiali, da ultimi Lagarde, Geithner e Cameron che a Davos hanno esortato la Germani a fare di più per salvare la zona euro ed evitare un disastro all'economia mondiale, il Columnist del FT si ribella al ritorno dell'“ugly Germany”. Rispetto alle tre richieste pressanti e continue che si fanno a Berlino - creazione di un firewall credibile, formazione di eurobonds e orientare i consumi tedeschi verso le economie in difficoltà - Rachman sottolinea come queste misure non placherebbero la speculazione dei mercati, dato che i paesi europei solventi dovrebbero garantire tutti i debiti dell'Europa continentale senza avere nessun controllo sulle spese.

La Germania ha già impegnato circa 211 miliardi di euro nei vari fondi europei salva Stati, circa il 70% del suo budget annuale nazionale. Al contrario, la maggior parte dei paesi che richiedono maggiori sforzi a Berlino sono praticamente inattivi: l'Inghilterra non sta partecipando ai vari bail-outs e sta lottando per evitare un ulteriore esborso di 15 miliardi tramite FMI. Gli Usa hanno più volte dichiarato che non metteranno più fondi all'Europa tramite il FMI.
Secondo Rachamn, tuttavia, una responsabilità tedesca c'è ed è quella di essere stata tra i promotori della creazione di una moneta unica senza un'unione politica. Unica soluzione, quest'ultima, per risolvere la crisi della zona euro, ma che richiede una perdita di sovranità tale che nessuno dei 15 paesi membri è disposto ad accettare. Il risultato è che l'euro è in pericolo ed entrato ormai in un circolo vizioso: le azioni richieste alla Germania sono irragionevoli, ma la soluzione tedesca - riforme strutturali prima e unione politica poi - è impraticabile. 
L'analisi di Rachman sottolinea proprio l'incapacità della leadership europea di arrivare ad una soluzione della crisi. Come principale beneficiario dell'Europa e guida politica indiscutibile, la Germania è inevitabilmente responsabile di questo stallo, che sta imponendo sacrifici insostenibili ai popoli dell'Europa meridionale, senza che Berlino si impegni  fino in fondo per una soluzione definitiva.

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