L'austerità e la teoria dello shock di Naomi Klein

Il popolo deve soffrire affinché le riforme neo liberisti prosperino

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L'austerità e la teoria dello shock di Naomi Klein

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Nel suo ultimo post per il blog The coscience of a Liberal, Paul Krugman riprende un articolo recente di Noah Smith per offrire un interessante punto di vista sul motivo per cui le elites politiche ed economiche continuino ad offrire tutto questo supporto all'austerità,  nonostante il chiaro fallimento avuto in pratica. Le elites, sostiene Smith, vedono la crisi economica come un'opportunità per spingere le riforme che vogliono loro, ma che non servono nell'interesse della crescita economica, e si oppongono ad ogni politica che potrebbe mitigare il collasso economico senza il bisogno di questi cambiamenti. “Credo che questi 'austerici' siano preoccupati che uno stimolo con successo risolva quella che considerano una buona crisi. Temono che il pericolo dello stimolo non è che potrebbe fallire, ma che potrebbe succedere”. 
Krugman riprende poi un altro articolo sul Washington Post di Steven Pearlstein che in modo incredibile abbraccia di fatto la teoria dello Shock di Naomi Klein, vale a dire che le elites sfruttano sistematicamente i disastri e le crisi create a tavolino per spingere fino in fondo le politiche neo liberali, anche se sono irrilevanti per uscire da quel disastro. Il premio Nobel per l'economia ammette di aver criticato il libro di Klein appena uscito, ma che la sua tesi effettivamente spiega molto bene quello che sta accadendo oggi in particolare in Europa.
Già nel 1943, del resto, Michal Kalecki scriveva come gli interessi affaristici odiassero la politica keynesiana perché in quella “temevano che potesse funzionare”. In questo Krugman trova una risposta sulle ragioni per cui oggi l'occidente è costretto a vivere nell'austerità: lo stimolo potrebbe rimuovere le ragioni di riforme strutturali impossibili in tempi di ripresa economica. 
Nel riprendere un articolo recente il cui senso in sintesi era che l'Abenomics in Giappone sta funzionando, ma era meglio che non funzionasse così bene per poter portare avanti le riforme strutturali, Krugman conclude che il comportamento della politica con l'imposizione dell'austerità è l'inverso del giuramento di Ippocrate. “Primo, non fare nulla per mitigare il dolore”. Il popolo deve soffrire affinché le riforme neo liberalisti prosperino.

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