L'America Latina si è sollevata contro il neoliberismo

6528
L'America Latina si è sollevata contro il neoliberismo

I nostri articoli saranno gratuiti per sempre. Il tuo contributo fa la differenza: preserva la libera informazione. L'ANTIDIPLOMATICO SEI ANCHE TU!

OPPURE

 

di John M. Ackerman - RT

Un messaggio forte viene inviato dai popoli dell'Ecuador e del Cile ai governanti del mondo. La mobilitazione dei cittadini è più viva che mai e punirà i traditori che cercano di soddisfare la voracità dei mercati finanziari internazionali con attacchi all'economia popolare.

 

Il presidente del Cile, Sebastián Piñera, lo ha detto chiaramente: siamo in guerra contro un nemico potente e implacabile, che non rispetta nulla o nessuno.

 

Siamo ben consapevoli che gli autori delle rivolte hanno un certo grado di organizzazione, di logistica propria di un'organizzazione criminale. Bene, quello che lei chiama "nemico", signor Presidente, e che teme perché ha un "grado di organizzazione" così elevato e sofisticato non è altro che il popolo cileno oltraggiato dall'obbedienza fedele del suo governo ai dettami degli organismi finanziari internazionali.

 

Dichiarando guerra al proprio popolo, definendo la società cilena "criminale”, si conferma solo il fallimento della propria amministrazione. Sin dai tempi di Augusto Pinochet, il Cile è stato un esempio del presunto successo del modello neoliberista, in cui la crescita economica avviene a spese del benessere delle persone e genera sempre più disuguaglianze.

 

Oggi, in Cile, l'1% più ricco della popolazione controlla il 26% della ricchezza nazionale, mentre il 50% più umile ha solo il 2% della ricchezza del paese, secondo i dati CEPAL.

 

Cercare di aumentare il reddito dello Stato da tasse più elevate per coloro che viaggiano in metropolitana invece di tasse più elevate per i proprietari del paese implica un ingiusto saccheggio dell'economia popolare.

 

Complimenti al popolo cileno! E un complimento in particolare ai giovani e agli studenti, che hanno dato uno spettacolo di enorme dignità e coscienza al mondo ottenendo la revoca del ‘Tarifazo’.

 

In Ecuador anche, la mobilitazione popolare ha fermato il tentativo del presidente Lenín Moreno di riscuotere il conto dalle classi popolari per i debiti verso il capitale internazionale.

 

Lì furono le popolazioni indigene che assunsero la guida della protesta e costrinsero il governo a invertire il ‘gasolinazo’, che aveva aumentato il prezzo del carburante di oltre il 100%.

 

Ma non solo quello. Il governo Moreno ha anche dovuto sospendere la sua proposta di riforma del lavoro, che mirava a "rendere il mercato del lavoro più flessibile", lasciando migliaia di lavoratori in precarietà e incertezza.

 

Queste politiche neoliberali sono state imposte in conformità con l'enorme prestito, per un importo di 4,2 miliardi di dollari, che l'Ecuador ha firmato con il FMI a marzo di quest'anno.

 

Sia in Cile che in Ecuador, i governi hanno reagito alle proteste dichiarando il coprifuoco, portando i militari in piazza, censurando la stampa e reprimendo la popolazione.

 

Le scene ricordano i tempi bui delle dittature latinoamericane negli anni '70 e '80, ma la mobilitazione dei cittadini è stata più potente dei carri armati e delle banche e la vittoria è stata per il popolo.

 

Il prossimo passo dovrebbe essere la trasformazione radicale del modello economico nel suo insieme per generare condizioni di benessere per tutti.

 

Ma ciò non sarà possibile senza la solidarietà internazionale. È essenziale rivolgere lo sguardo al Sud America per garantire che queste vittorie non siano temporanee (semplici fuochi di paglia), ma l'inizio di una nuova ondata progressista in tutta l'America Latina.

 

(Traduzione de l’AntiDiplomatico)

ATTENZIONE!

Abbiamo poco tempo per reagire alla dittatura degli algoritmi.
La censura imposta a l'AntiDiplomatico lede un tuo diritto fondamentale.
Rivendica una vera informazione pluralista.
Partecipa alla nostra Lunga Marcia.

oppure effettua una donazione

Potrebbe anche interessarti

Il caso Pirlo smaschera l'ipocrisia del pensiero unico di Fabrizio Verde Il caso Pirlo smaschera l'ipocrisia del pensiero unico

Il caso Pirlo smaschera l'ipocrisia del pensiero unico

Luohu (Shenzhen), la finestra aperta sull’Asia-Pacifico   Una finestra aperta Luohu (Shenzhen), la finestra aperta sull’Asia-Pacifico

Luohu (Shenzhen), la finestra aperta sull’Asia-Pacifico

Milioni di chiamate spam? Colpa dello Stato che non c’è più di Francesco Santoianni Milioni di chiamate spam? Colpa dello Stato che non c’è più

Milioni di chiamate spam? Colpa dello Stato che non c’è più

Halloween e il fascismo di Francesco Erspamer  Halloween e il fascismo

Halloween e il fascismo

La guerra mondiale non è più "a pezzi" di Paolo Desogus La guerra mondiale non è più "a pezzi"

La guerra mondiale non è più "a pezzi"

Venezuela, sotto il cielo stretto nell'assedio di Geraldina Colotti Venezuela, sotto il cielo stretto nell'assedio

Venezuela, sotto il cielo stretto nell'assedio

TAV: condividere e condannare di Alessandro Mariani TAV: condividere e condannare

TAV: condividere e condannare

Se Pirlo avesse lavorato per un marchio sionista? di Giuseppe Giannini Se Pirlo avesse lavorato per un marchio sionista?

Se Pirlo avesse lavorato per un marchio sionista?

Quello che non vi hanno detto sul matrimonio di Donnarumma di Antonio Di Siena Quello che non vi hanno detto sul matrimonio di Donnarumma

Quello che non vi hanno detto sul matrimonio di Donnarumma

Italia e vincolo esterno di Gilberto Trombetta Italia e vincolo esterno

Italia e vincolo esterno

FRIEDMAN HA VINTO di  Leo Essen FRIEDMAN HA VINTO

FRIEDMAN HA VINTO

Zelensky e Netanyahu: la guerra come necessità vitale di Giorgio Cremaschi Zelensky e Netanyahu: la guerra come necessità vitale

Zelensky e Netanyahu: la guerra come necessità vitale

Registrati alla nostra newsletter

Iscriviti alla newsletter per ricevere tutti i nostri aggiornamenti