L'Altro Risveglio Arabo

Le evoluzioni radicali, più che le rivoluzioni, stanno plasmando le società del Golfo

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L’opinione di Thomas Friedman, espressa in The Other Arab Awakening sul New York Times, è che stiamo assistendo a due risvegli arabi.
 
Ci sono le rivoluzioni radicali di Tunisia, Egitto, Siria, Yemen e Libia, delle quali si è tanto discusso e che non sono mai sfociate in stabili democrazie inclusive. E ci sono poi le evoluzioni radicali, delle quali non si parla, che stanno avendo luogo in Arabia Saudita e nelle altre monarchie del Golfo arabo. Le evoluzioni comportano un cambiamento sottile ma reale nelle relazioni tra un leader e la sua gente.
 
 I leader del Golfo non sono ancora pronti per la democrazia “un uomo, un voto” e, sulla scia della primavera araba, sono profondamente preoccupati per la loro legittimità, che non può più essere acquistata con maggiori sussidi o trasferita di padre in figlio. Così sempre più leader invitano la propria gente a giudicarli sulla base di quanto bene governano e non solo in base a quanto resistano ad Israele o all’Iran o impongano l'Islam.
 
In gran parte grazie a Internet, sempre più persone stanno facendo proprio questo. Il ruolo di Internet è stato sopravvalutato in Egitto e Tunisia ma è sottovalutato nel Golfo, dove, in queste società più chiuse, Facebook, Twitter e YouTube stanno fornendo ampi spazi incontrollati per gli uomini e le donne per discutere tra di loro.
 
L’Arabia Saudita da sola produce quasi la metà di tutti i tweet nel mondo arabo ed è tra le nazioni con più utenti attivi su Twitter e YouTube. Tra i sauditi quelli con il maggior numero di followers su Twitter e YouTube tendono ad essere i predicatori fondamentalisti wahabiti, ma anche satirici, comici e commentatori che prendono in giro tutti gli aspetti della società saudita, tra cui - di solito indirettamente - l'istituzione religiosa, che non è più off limits.
Re Abdullah dell'Arabia Saudita, che rispetto agli standard arabi del Golfo è un vero progressista, rimane molto popolare, ma la sua burocrazia di governo è vista come insensibile e troppo spesso corrotta.   
 Le persone stanno perdendo la paura, non di ribellarsi ma di pretendere un governo onesto e responsabile. I giovani sauditi e degli Emirati aspirano a riformare i loro paesi ma vogliono evoluzione non rivoluzione. 
 
Parlando di riforme, a Dubai, il governo ha impostato una strategia per il 2021 e ciascuno dei 46 ministeri e agenzie di regolamentazione ha dei Key Performance Indicator, KPI, “indicatori di prestazione chiave” su tre anno che permettono di misurare le prestazioni di una determinata attività o processo, dal miglioramento dei 15enni di Dubai nel campo della scienza, della matematica alla semplificazione dell’avvio di una nuova attività. Tutti i 3.600 KPI sono caricati sull’iPad che il sovrano, lo sceicco Mohammed bin Rashid, controlla ogni settimana.  
 
Ancora una volta, questa non è democrazia. Si tratta di capi che sentono il bisogno di guadagnarsi la loro legittimità. Ma quando un leader agisce, altri sono portati a copiarlo e ciò porta a una maggiore trasparenza e ad una maggiore responsabilità.  

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