La Wada, il doping e l’equilibrio mondiale

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«Mancavano l’accusa di “doping di Stato” e la richiesta di cacciare la Russia dal paradiso a cinque cerchi per riportare le incerte lancette della nuova Guerra Fredda ancora più indietro nel tempo». Inizia così  un articolo di Vittorio Zucconi, pubblicato sulla Repubblica del 10 novembre, che analizza la questione della richiesta della Wada, l’Agenzia mondiale antidoping, di sospendere la Russia dalle Olimpiadi a causa di un asserito doping massivo dei suoi atleti.
 
Dopo aver accennato al confronto globale che si sta sviluppando tra l’Occidente e la Russia di Putin, dalla guerra in Siria ai «boicottaggi commerciali», fino ad arrivare alla «sovrapproduzione deliberata del petrolio, per far crollare il prezzo del petrolio, fonte principale di ricchezza per i russi», Zucconi conclude che l’atto della Wada «diventa quindi involontariamente, ma inesorabilmente, un gesto politico».
 
Un’eventuale espulsione dei russi alle prossime competizioni olimpiche, infatti, a Mosca verrebbe considerato come «un affronto alla Russia intera che il piccolo zar non potrebbe tollerare per non incrinare la propria immagine». Se non un atto di guerra vero e proprio, «una sfida letale all’onore della patria» che andrebbe ad accrescere «la tensione globale». Un «insulto difficile da accettare per un pubblico russo convinto, come tanti, non a torto, che in materia di doping sportivo la discriminazione non sia fra chi si pompa o non si pompa. Ma tra chi viene scoperto e chi la fa franca […]. Alimenterebbe la sensazione che il mondo esterno, quello che sta oltre i confini occidentali, stia ricadendo nella dinamica politica del “containment” che guidò la strategia americana nel dopoguerra, del limitare e contenere le ambizioni e l’espansionismo di Mosca a ogni costo» (La guerra fredda delle medaglie).
 
 
Nota a margine. Analisi convincente, quella di Zucconi. che in parte fa il paio con quella sviluppata da Gianni Riotta sulla Stampa dello stesso giorno, anche lui preoccupato che la vicenda olimpica vada a intrecciarsi con il confronto globale tra Occidente e Russia.
 
Zucconi si augura che la misura estrema del boicottaggio degli atleti russi sia evitata, che a Rio «sfilino tutte le bandiere di tutti i Paesi», chiedendo però ai russi «lealtà, trasparenza, accesso ai commissari internazionali e punizioni per i colpevoli» (Guerra Fredda al tempo del disordine).
 
C’è da ricordare che l’Olimpiade si accompagna a una speranza di pace...

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