La vera emergenza degli Stati Uniti

Il governo è responsabile del dramma sociale dei milioni di disoccupati permanenti

2547
La vera emergenza degli Stati Uniti

I nostri articoli saranno gratuiti per sempre. Il tuo contributo fa la differenza: preserva la libera informazione. L'ANTIDIPLOMATICO SEI ANCHE TU!

OPPURE

Gli storici scriveranno di quanto sbagliata sia stata la risposta dei governi alla depressione economica iniziata nel 2008. Con questa premessa, in The jobless trap, Paul Krugman sottolinea come l'isteria sul debito - “senza riforme e tagli immediati gli Stati Uniti avrebbero vissuto le vicende della Grecia” - si è rivelata completamente infondata. Il banale errore di Excel, emerso in settimana, sui risultati del testo simbolo dell'austerità “Growth in time of debt” di Reihnart e Rogoff - che dimostrava che se il debito avesse superato il 90% ci sarebbe stato il collasso della crescita - ne è la prova più evidente. L'America, sottolinea il premio Nobel per l'economia, non potrà mai essere la Grecia, per il semplice fatto che i paesi che prestano nelle loro monete operano attraverso regole differenti da quelli che confidano sulla valuta di qualcun altro. E, dopo anni di profezie sull'imminente collasso delle finanze, gli Stati Uniti sono ancora in grado di prestare ad un tasso ancora estremamente basso.
L'isteria sul debito ha però avuto una conseguenza grave, spostare il discorso dalla vera emergenza economica e sociale del paese, vale a dire l'effetto corrosivo prodotto da un tasso di disoccupazione persistentemente alto. In una situazione economica favorevole, l'America mostra un tasso di disoccupazione del 5% e nel 2007 su sette milioni di disoccupati, 1,2 solamente lo era da oltre sei mesi. La crisi finanziaria, la depressione e la lenta ripresa dal 2008 ad oggi ha prodotto un totale di  12 milioni di di disoccupati, di cui quasi cinque da oltre sei mesi, ed addirittura tre da oltre un anno. Si tratta di una tragedia economica e sociale, per il dramma interiore che vive una persona senza lavoro per un periodo consistente.
Come hanno dimostrato recentemente William Dickens e Rand Ghayad  della Northeastern University, inoltre, per i disoccupati di lungo periodo vi è una difficoltà cronica nel trovare un lavoro. Su un campione di cinquemila annunci, i due autori hanno dimostrato come raramente i datori di lavoro richiamino persone disoccupate da oltre sei mesi. Quello che si sta producendo, sottolinea Krugman, è quindi la creazione di una classe di disoccupati permanenti. E si tratta di una scelta politica: impaurita dall'isteria sul debito, l'amministrazione ha fatto troppo poco per la ripresa e procedere a tagli della spesa pubblica in un momento di crisi è esattamente l'opposto di quello che i macro economisti consiglierebbero in una situazione del genere.
Del resto, conclude Krugman, un tasso di disoccupazione di lungo periodo permanente è controproducente anche in termini di bilancio fiscale: i lavoratori, infatti, sono contribuenti e per questo l'isteria sul debito ha costretto milioni senza lavoro, prevenendo l'impiego produttivo e future fonti di rendite. In poche parole, si sono create le premesse per una catastrofe economica e per la vita sociale di milioni di americani. Più a lungo il paese persisterà in questa follia, più il danno sarà grande. 

Dell'autore:

ATTENZIONE!

Abbiamo poco tempo per reagire alla dittatura degli algoritmi.
La censura imposta a l'AntiDiplomatico lede un tuo diritto fondamentale.
Rivendica una vera informazione pluralista.
Partecipa alla nostra Lunga Marcia.

oppure effettua una donazione

Pechino, i numeri record dei Giochi Mondiali dei Robot Umanoidi   Una finestra aperta Pechino, i numeri record dei Giochi Mondiali dei Robot Umanoidi

Pechino, i numeri record dei Giochi Mondiali dei Robot Umanoidi

Il viaggio di Xi che cambia la geopolitica mondiale (VIDEO) di Fabio Massimo Paernti Il viaggio di Xi che cambia la geopolitica mondiale (VIDEO)

Il viaggio di Xi che cambia la geopolitica mondiale (VIDEO)

Una falsa false-flag? di Francesco Santoianni Una falsa false-flag?

Una falsa false-flag?

 Ecco perché la Russia non sta avanzando “lentamente” in Ucraina di Alessandro Bartoloni  Ecco perché la Russia non sta avanzando “lentamente” in Ucraina

Ecco perché la Russia non sta avanzando “lentamente” in Ucraina

RUSSELL MEANS, IL NATIVO CHE L’AMERICA NON RIUSCÌ A IGNORARE di Raffaella Milandri RUSSELL MEANS, IL NATIVO CHE L’AMERICA NON RIUSCÌ A IGNORARE

RUSSELL MEANS, IL NATIVO CHE L’AMERICA NON RIUSCÌ A IGNORARE

Woke, l'obsolescenza che fa PIL (di Francesco Erspamer) di Francesco Erspamer  Woke, l'obsolescenza che fa PIL (di Francesco Erspamer)

Woke, l'obsolescenza che fa PIL (di Francesco Erspamer)

"Ci stiamo avvicinando sempre più alla guerra" di Paolo Desogus "Ci stiamo avvicinando sempre più alla guerra"

"Ci stiamo avvicinando sempre più alla guerra"

Venezuela: un punto provvisorio di Geraldina Colotti Venezuela: un punto provvisorio

Venezuela: un punto provvisorio

Complottista a chi? La legge di Gresham per l’informazione di Alessandro Mariani Complottista a chi? La legge di Gresham per l’informazione

Complottista a chi? La legge di Gresham per l’informazione

Il caso Ranucci e la questione woke di Giuseppe Giannini Il caso Ranucci e la questione woke

Il caso Ranucci e la questione woke

Il caro prezzo della Bari "attrattiva" di Antonio Di Siena Il caro prezzo della Bari "attrattiva"

Il caro prezzo della Bari "attrattiva"

Italia e vincolo esterno di Gilberto Trombetta Italia e vincolo esterno

Italia e vincolo esterno

FRIEDMAN HA VINTO di  Leo Essen FRIEDMAN HA VINTO

FRIEDMAN HA VINTO

ZELENSKY SI INCHINA A UN NAZISTA (di Giorgio Cremaschi) di Giorgio Cremaschi ZELENSKY SI INCHINA A UN NAZISTA (di Giorgio Cremaschi)

ZELENSKY SI INCHINA A UN NAZISTA (di Giorgio Cremaschi)

Registrati alla nostra newsletter

Iscriviti alla newsletter per ricevere tutti i nostri aggiornamenti