La Russia accusa: “Gli Usa usano l’OPCW come un’arma geopolitica”

Mosca ricorda di aver distrutto il 100% dei suoi arsenali chimici. Su Washington: “Avevano i mezzi per farlo prima, ma hanno scelto di aspettare”

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Un nuovo scontro a distanza tra Mosca e Washington, e stavolta il campo di battaglia è quello delle armi chimiche.

Secondo il Consiglio di Sicurezza russo, gli Stati Uniti e i loro alleati euro-atlantici utilizzano l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPCW) come un "utile strumento" per i propri interessi geopolitici. L’accusa è chiara e diretta: dietro la facciata del disarmo, secondo Mosca, in realtà si nasconde la volontà di difendere il famigerato "ordine internazionale basato su regole" tanto sbandierato dall’Occidente.

La Russia, dal canto suo, tira fuori i numeri. Tra il 2002 e il 2017, assicura, ha distrutto 39.967 tonnellate di sostanze tossiche: il 100% del suo arsenale dichiarato. Un’operazione da oltre 4 milioni di ordigni, condotta sotto la supervisione degli ispettori dell’OPCW.

E su Washington? "Gli statunitensi avevano circa 30mila tonnellate di armi chimiche- si legge in una nota - e hanno annunciato la distruzione completa solo nel 2023. Avevano mezzi finanziari e tecnologici enormi. Potevano finire prima, ma hanno scelto di trascinare il processo".

E qui viene il bello. Perché mentre l’Occidente si erge a giudice severo, pronto a puntare il dito contro Mosca e Damasco, i conti in casa propria parlano di tempistiche comode, dilazioni, ritardi. Gli stessi che oggi predicano rigore e trasparenza, ieri hanno giocato col calendario, forti della certezza che nessuno li avrebbe mai messi alla berlina o inchiodati alle proprie responsabilità. Una doppia morale comoda, quella occidentale: le regole valgono per tutti, purché a dettarle siano sempre loro.

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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