La ragioni per cui la recessione in Europa peggiorerà

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La ragioni per cui la recessione in Europa peggiorerà

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Nouriel Roubini in Europe’s short vacation, rubrica mensile per The Project Syindicate, sottolinea come nonostante le azioni positive della Bce da novembre, sotto la guida del nuovo presidente Mario Draghi, la crisi recessiva è tornata a colpire i paesi dell’eurozona e peggiorerà nei prossimi mesi. Tra i segnali positivi, elencati dall’economista: in primo luogo, la BCE ha ridotto i tassi d’interessi ai minimi storici dall’introduzione della moneta unica e immesso oltre un trilione di liquidità nel sistema bancario, permettendo così una riduzione temporanea dei problemi finanziari che devono affrontare i paesi maggiormente indebitati nella periferia dell’euro zona (Grecia, Spagna e Portogallo), riducendo altresì le possibilità di crisi di liquidità del sistema e tagliando infine i costi finanziari per Italia e Spagna dai loro livelli insostenibili dello scorso inverno; in secondo luogo, il successo nella ristrutturazione del debito pubblico greco, che ha permesso ad Atene di evitare il default; infine, le nuove regole sul bilancio pubblico ed i nuovi governi in Grecia, Spagna ed Italia che hanno aumentato le speranze di un impegno credibile nei piani di austerità e di riforme strutturale. 
La luna di miele con i mercati si è rilevata tuttavia breve. Nelle ultime settimane i tassi di interesse sono tornati ad aumentare notevolmente in Italia e Spagna, mentre il costo d'indebitamento per il Portogallo e la Grecia è tornato ai livelli insostenibili dei mesi scorsi. La crisi nei paesi nella periferia dell'eurozona inevitabilmente peserà sulle possibilità di crescita di Francia e Germania. La visione di Roubini per i prossimi mesi è pessimista per diverse ragioni. In primo luogo, mentre le tasse più alte e le minor spese governative riducono il reddito disponibile e la spessa aggregata, l'austerità fiscale, anche se necessaria, sta aumentando la contrazione. In secondo luogo, la recessione pesa sul deficit dei conti pubblici e sul debito complessivo, richiedendo agli stati ulteriori tagli, che pesano in un circolo vizioso senza soluzione sulle possibilità di crescita. In terzo luogo, mentre la produttiva Germania può permettersi un euro ad un dollaro e trenta, per i paesi della periferia dell'eurozona, dove il costo del lavoro è aumentato del 30-40% negli ultimi dieci anni, il tasso di cambio dovrebbe attestarsi sulla parità per acquisire quella competitività necessaria a riequilibrare la bilancia dei pagamenti. Del resto, deprimendo la spesa interna e quella pubblica, la ripresa può avvenire solo attraverso un aumento delle esportazioni, che può essere raggiunto solo con un euro più debole. In quarto luogo, la restrizione del credito da parte delle banche aumenterà. Grazie ai bassi tassi d'interesse della Bce nel lungo periodo, gli istituti di credito non hanno nessun problema di liquidità al momento, ma hanno gravi problemi di riserve di capitali complessive nel garantire il 9% del cosiddetto capital-ratio ed il minor credito a disposizione delle imprese peserà sulla ripresa. Infine, a rendere ancora peggiore lo scenario, i prezzi petroliferi aumenteranno le spinte inflazionistiche e recessive sui diversi stati europei dipendenti dall’estero per l’approvvigionamento energetico.
Il fosco quadro economico sarà peggiorato, secondo Roubini, dalle forze politiche anti-europee in rapida ascesa: la Francia potrebbe eleggere un presidente contrario al fiscal compact, allarmando ulteriormente i mercati; le elezioni in Grecia – dove la recessione si sta trasformando in depressione – potrebbe assegnare il 45% delle preferenze ai partiti che vogliono il default e l'uscita immediata dall'euro; il popolo irlandese potrebbe rigettare il fiscal compact in un referendum; infine, Spagna ed Italia mostrano segnali di debolezza nel processo di riforma in atto, dove scioperi, proteste e manifestazioni sono in aumento. Del resto, le riforme strutturali, che possono aumentare la crescita nel lungo periodo, aumentando la produttività, possono risultare recessive nel breve periodo, incrementando la caduta della domanda e dei consumi.
Il problema fondamentale per Roubini è che l'eurozona ha una strategia d'austerità ma non di crescita e senza quest'ultima può solo alimentare la recessione attraverso l'austerità. Dopo una buona partenza, la Banca centrale europea ha fermato l'ulteriore dose di liquidità necessaria per l'eurozona: il rischio inflazione anche per l'aumento dei prezzi energetici ha bloccato il board. Se la produzione continua a scendere, il deficit ed i debiti aumenteranno a livelli insostenibili. E tutto questo sommato alle crescenti tensioni politiche sono le ragioni principali per cui lo spread nelle zone periferiche stanno aumentando nuovamente. Se la recessione dovesse continuare ad aumentare, diversi paesi saranno costretti a ristrutturare nuovamente i loro debiti ed alcuni potrebbero scegliere di uscire dall'unione monetaria.

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