La pericolosa virata di Morsi

La partecipazione al summit di Teheran del movimento dei non allineati allontana Morsi dalle reali necessità del paese.

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Thomas Friedman in Morsi wrong turn, rubrica del 29 agosto sul NYT, analizza in modo molto critico la recente visita del neo presidente egiziano Mohamed Morsi in Iran per partecipare al summit del Movimento dei non allineati. Il Columnst del NYT sottolinea come la scelta del suo primo viaggio estero a Tehran non lascia ben sperare sulle riforme e sui cambiamenti cui l'Egitto necessita per intraprendere la via della democrazia. 
Nel 2009, la leadership al potere in Iran ha represso nel sangue il precursore della primavera araba, il Movimento verde, sorto dalle aspirazioni democratiche e liberale di centinaia di migliaia di giovani iraniani, che rivendicavano quello che il popolo egiziano ha ottenuto dopo una coraggiosa rivoluzione: elezioni libere e democratiche. Morsi, al potere grazie a quel sommovimento popolare contro Mubarak, che il suo movimento, Fratellanza Musulmana, non ha iniziato ma solo sfruttato, ha così fornito protezione democratica alla leadership di Tehran. 
Friedman appare critico, inoltre, sulla scelta di un nuovo summit del movimento dei non allineati nel 2012, facendo sua la domanda recentemente posta dall'esperto di politica estera alla Johns Hopkins Michael Mandelbaum: “Nonaligned against what and between whom?”. Creato nella Conferenza di Bandung del 1955, il MNA è sorto in un epoca in cui il mondo era diviso in due blocchi contrapposti, con lo sopo di creare un'alternativa propositiva per stati in via di sviluppo, come Egitto, Jugoslavia e Indonesia. Oggi, prosegue Mandelbaum nella sua analisi, in assenza di un un blocco comunista,  l'unica divisione possibile nello scenario delle relazioni internazionali è tra “paesi democratici e autoritari”. In questo quadro, Friedman si chiede se sia stata quest'ultima la scelta del neo presidente egiziano.
La presidenza Morsi, conclude Friedman, sarà decisiva non soltanto per il futuro delle relazioni con Israele ed Iran, ma soprattutto perché un suo eventuale successo democratico e riformatore sarebbe un segnale indelebile nel futuro politico del mondo arabo. Ma quello di cui necessita il Cairo oggi non può essere certo trovato a Tehran: il primo grande tour diplomatico di Morsi non doveva limitarsi a Cina ed India, ma abbracciare Europa ed Asia per riassicurare turisti ed investitori che il paese è pronto di nuovo ad accogliere i stranieri; e forse a Silicon Valley e Caltech, per incontrare il chimico egiziano Premio nobel, Ahmed Zewail, come segnale di un nuova volontà di migliorare l'educazione offerta nel paese, dove circa la metà della popolazione resta al momento analfabeta.

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