La Nigeria smentisce la narrazione religiosa di Trump sui bombardamenti

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Il governo nigeriano ha chiarito la propria posizione riguardo ai recenti bombardamenti nel nordovest del Paese, respingendo la cornice religiosa in cui il presidente statunitense Donald Trump ha voluto inquadrare l’operazione. A pochi giorni dagli attacchi aerei condotti congiuntamente dagli Stati Uniti e approvati da Abuja, il ministro degli Esteri nigeriano, Yusuf Tuggar, ha ribadito che l’obiettivo dell’azione militare era esclusivamente antiterrorista e non legato a una presunta difesa del cristianesimo.

Trump, in un messaggio pubblicato sulla piattaforma Truth Social, aveva definito l’intervento come una risposta a una “massacro di cristiani” e parte di una campagna globale per “salvare il cristianesimo”. Una narrazione che, secondo Tuggar, non corrisponde alla realtà sul terreno. “Non si tratta di religione, si tratta di nigeriani, civili innocenti”, ha affermato il ministro, sottolineando che le vittime degli attacchi terroristici appartengono a tutte le fedi - musulmani, cristiani, appartenenti ad altre religioni o non credenti - e che la violenza jihadista rappresenta un’offesa ai valori fondanti della Nigeria e alla sicurezza internazionale.

L’operazione, condotta nello Stato di Sokoto con l’approvazione personale del presidente Bola Tinubu, è stata preceduta da una lunga conversazione tra Tuggar e il segretario di Stato USA Marco Rubio. Il ministro ha tenuto a precisare che si è trattato di uno sforzo congiunto, ma ha messo in guardia contro qualsiasi forma di intervento che possa minare la sovranità nazionale. Pur non escludendo una maggiore collaborazione con Washington - già manifestatasi in passato con la fornitura di aerei Super Tucano durante la prima amministrazione Trump - Tuggar ha ribadito che ogni futura cooperazione dovrà rispettare l’integrità territoriale e la piena autonomia decisionale della Nigeria.

Di fronte alle accuse di Trump, che da settimane denunciava un presunto genocidio dei cristiani in Nigeria e aveva persino minacciato un intervento militare diretto, il governo nigeriano ha respinto con fermezza l’idea di una persecuzione religiosa sistematica. In un comunicato ufficiale, il ministero degli Esteri ha ricordato come nigeriani di diverse confessioni abbiano convissuto pacificamente per decenni, praticando liberamente la propria fede. Al tempo stesso, ha chiesto maggiore sostegno internazionale nella lotta al terrorismo, riconoscendo la complessità della minaccia rappresentata dal ramo locale dello Stato Islamico.

Nel frattempo, il segretario alla Difesa statunitense Pete Hegseth ha assicurato che “ci saranno altri” bombardamenti contro il gruppo terroristico. Tuttavia, dal punto di vista nigeriano, ogni azione futura dovrà inserirsi in una strategia condivisa, rispettosa della leadership locale e focalizzata sulla protezione di tutti i civili, senza distinzioni di fede. La Nigeria, dunque, rifiuta di farsi strumentalizzare in una narrazione che divide per religione, insistendo invece sulla natura universale della minaccia terroristica e sull’unità nazionale come fondamento della propria risposta.

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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