La lezione di sovranità di Petro al governo Meloni

La risposta coraggiosa del leader colombiano alle minacce USA e alle bombe su Caracas è la dimostrazione pratica di cosa significhi difendere un popolo. Una lezione che i governanti europei, pronti a seguire Washington in ogni suo crimine, non hanno il coraggio di apprendere

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Mentre i media mainstream cercano di sviare e occultare, il presidente colombiano Gustavo Petro lancia un'accusa forte e circostanziata. Con una dichiarazione diretta e senza compromessi, inchioda gli USA alle loro responsabilità: "Gli Stati Uniti sono il primo paese nella storia umana a bombardare una capitale sudamericana".

Non è una critica di politica estera. È un atto di accusa per un crimine storico. Petro lo definisce una "terribile medaglia" che i sudamericani non dimenticheranno per generazioni. E, con un paragone storico, aggiunge: "Nemmeno Netanyahu l'ha fatto, nemmeno Hitler, nemmeno Franco, nemmeno Salazar". Il messaggio è chiaro: Washington ha scavalcato la soglia della barbarie di dittatori fascisti e criminali di guerra del XX secolo.

La risposta di Petro non è solo denuncia. È un cambio di paradigma. All'ideologia neocoloniale e della guerra perpetua, oppone una visione radicale: "La sovranità nazionale è sovranità popolare". Questo significa che l'attacco al Venezuela è un attacco al diritto di autodeterminazione di un intero popolo, che ha il dovere di difendersi.

La conclusione è un appello bruciante all'unità e una sfida frontale all'imperialismoa stelle e strisce. "I partner commerciali devono cambiare e l'America Latina deve unirsi o sarà trattata come una serva e una schiava", avverte. Poi, rispondendo alle minacace di Donald Trump, che ha insinuato un'operazione simile contro di lui, Petro replica con il disprezzo che merita un bullo: "Il mio nome, in 50 anni, non compare negli archivi giudiziari sul narcotraffico. Smettila di calunniarmi, signor Trump. Così non si minaccia un presidente latinoamericano".

 
 
 
 
 
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