La lezione di Cuba: 30 anni di cure gratuite dopo Chernobyl

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La lezione di Cuba: 30 anni di cure gratuite dopo Chernobyl

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Tra le molte storie di solidarietà nate dopo il disastro di Chernobyl, una delle più significative riguarda il ruolo di Cuba, che per oltre trent’anni ha accolto e curato migliaia di bambini provenienti dalle aree contaminate. Il programma ebbe inizio quando l’Ucraina faceva ancora parte dell’Unione Sovietica e proseguì anche dopo il suo crollo, nonostante l’isola affrontasse una grave crisi economica. Fino al 2019, più di 26 mila pazienti - tra cui circa 23 mila minori - sono stati assistiti gratuitamente nel centro di Tarará, a pochi chilometri da L’Avana. Qui, in un ex complesso balneare, i bambini ricevevano non solo cure mediche, ma anche supporto psicologico e istruzione, spesso accompagnati da familiari o insegnanti.

Cuba fu l’unico Paese a rispondere all’appello ucraino con un programma sanitario su larga scala, garantendo trattamenti continuativi fino alla guarigione. I piccoli pazienti restavano sull’isola per mesi, talvolta anni, vivendo in case trasformate in strutture sanitarie. Le patologie affrontate erano diverse: dalla perdita dei capelli alla vitiligine, fino a malattie più gravi come leucemie e tumori, trattati con terapie avanzate, inclusi trapianti di midollo.

Alcuni trattamenti innovativi, sviluppati da scienziati cubani, contribuirono a migliorare significativamente le condizioni dei pazienti. Il progetto rappresentò uno sforzo enorme per il sistema sanitario cubano, portato avanti anche negli anni ’90, quando il Paese attraversava il cosiddetto “periodo speciale”, segnato da difficoltà economiche e isolamento internazionale.

Ancora oggi, l’esperienza di Tarará resta un esempio unico di cooperazione sanitaria internazionale, capace di unire medicina, solidarietà e resistenza in uno dei momenti più difficili della storia contemporanea.


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